Diritti

Spagna, “fare video a donne che urinano e pubblicarli su siti porno non è reato”: proteste per la sentenza. Montero: “È violenza sessuale”

La decisione del giudice sul caso conosciuto come "Maruxiana", relativo ai video di un'ottantina di donne e adolescenti riprese a loro insaputa e finite online mentre urinavano appartate durante una festa annuale della Galizia, ha fatto discutere scatenando proteste in tutto il Paese

Filmare donne che urinano in un luogo pubblico e pubblicare i video sui siti porno non è reato. Almeno secondo il giudice del tribunale di Viveiro che ha archiviato il caso spagnolo conosciuto come “Maruxaina” perché i video, appunto, sono stati girati in strada e quindi, secondo la corte, senza violare la privacy di nessuno. La decisione ha sollevato le proteste in Spagna: la vicenda riguarda 80 donne e adolescenti, come riporta la Bbc, filmate a loro insaputa durante la festa Maruxiana che ogni anno si tiene a San Cibrao in Galizia del 2019. Le donne, avendo trovato una lunga coda ai bagni pubblici, si erano appartate in una strada laterale per urinare: lì alcune telecamere hanno ripreso la scena e i video sono finiti su siti porno a pagamento a loro insaputa.

Una “violenza sessuale”, come ha scritto su twitter dopo la sentenza la ministra delle Pari Opportunità, Irene Montero, che però per il giudice non costituisce reato perché, scrive la Bbc riportando le parole della corte “non vi era alcuna intenzione di violare la privacy o l’integrità fisica o morale” di nessuno. Dopo la decisione, migliaia di donne sono scese in piazza in tutto il Paese per chiedere giustizia e una legge che le tuteli, intanto l’associazione Mulleres en igualdade Burela, ha promesso che non si fermerà, portando avanti il ricorso, per “sapere chi sono i responsabili”, come riporta Repubblica, e arrivare alla cancellazione “di tutti i video”.

La vicenda giudiziaria è iniziata nel 2020, quando numerose vittime hanno scoperto su diversi siti porno che i loro volti e le immagini dei loro genitali circolavano liberamente online. Secondo Ana Garcia, riporta sempre la Bbc, dell’associazione Bumei, il caso potrebbe costituire un precedente perché, di fatto, lascia impuniti coloro che effettuano registrazioni senza il consenso.