Ambiente & Veleni

Fridays for Future, il primo sciopero nazionale dopo la pandemia: “La transizione ecologica non pesi sui cittadini, deve pagare chi inquina”

I raduni di oggi - a Milano, Roma, Torino, Firenze e altre città - inaugureranno un “autunno caldo” di scioperi ed eventi, in vista della “Cop 26” di Glasgow – la conferenza delle Nazioni Unite sul clima – e dei suoi prenegoziati, che inizieranno settimana prossima nel capoluogo lombardo. Martina Comparelli, una dei cinque portavoce nazionali: "Siamo ormai arrivati a un bivio per il nostro futuro, adesso siamo tutti più coscienti". Il Covid è stato trattato come un’emergenza, “perché allora non lo farlo anche con la crisi climatica?”

“Siamo ormai arrivati a un bivio per il nostro futuro, quindi vogliamo e abbiamo il dovere di manifestare”. Dopo quasi un anno di lontananza, i Fridays for Future tornano nelle piazze e nelle strade di tutta Italia per dare voce all’emergenza climatica. I raduni di oggi – a Milano, Roma, Torino, Firenze e altre città – inaugureranno un “autunno caldo” di scioperi ed eventi, in vista della Cop 26 di Glasgow – la conferenza delle Nazioni Unite sul clima – e dei suoi prenegoziati, che inizieranno settimana prossima a Milano. “Sarà un’occasione da non perdere – afferma Martina Comparelli, una dei cinque portavoce nazionali del movimento – Adesso siamo tutti più coscienti e dobbiamo condurre la politica verso un mondo diverso”.

“Ci aspettiamo uno sciopero più grande rispetto a quelli dei mesi passati, in cui il pensiero della pandemia era maggiormente presente”, racconta Martina. Per scaramanzia preferisce non ipotizzare nessun numero, ma è convinta che l’attenzione alle misure anti Covid, unita alla “pressione climatica sempre più presente e pressante – con effetti visibili e violenti in tutto il mondo, dall’Australia al Canada – porteranno al corteo tanti partecipanti”. L’esempio recentissimo del coronavirus ha mostrato quanto sia labile l’equilibrio millenario– “che abbiamo deciso da tempo di ignorare” – tra noi e la biodiversità: “Non possiamo continuare a giocare a calcio con il pianeta e aspettarci che non succeda nulla”.

A Milano si partirà da Largo Cairoli – uno dei luoghi simbolo della manifestazione – alle 9:30, poi verso le ore 12 gli attivisti arriveranno a Piazza Repubblica, frequentata da giovani e studenti. “Il percorso è un po’ diverso e in mezzo ci saranno delle azioni figurative a tema ‘Chi paga la transizione ecologica?’ – spiega ancora la portavoce – Si dice che la riconversione green sarà un bagno di sangue – con le bollette in aumento -, ma per noi non deve essere così. O almeno non per tutti. Di certo non deve pesare sui cittadini”. La parola d’ordine degli scioperi di quest’anno è infatti “transizione subito, ma transizione equa e giusta”.

Tra le battaglie più sentite c’è infatti quella contro i finanziamenti ai produttori di combustibili fossili: “Ogni anno diamo loro 20 miliardi di euro, quando a pagare dovrebbe essere chi ha causato la crisi climatica – spiega Martina – Chiediamo quindi di togliere i sussidi e di sistemare tutte le aziende che offrono condizioni di lavoro dannose per i loro dipendenti”. Il caso simbolo è quello dell’Ilva di Taranto: “Non c’è lavoro se non c’è salute, ma nemmeno se non c’è l’ambiente – è il duro appello alla politica – La transizione si può fare mettendo al centro dipendenti e cittadini. Se non si fa, è perché non si vuole fare”. Il movimento e le future generazioni non intendono accontentarsi di “misure palliative”, ma vogliono un vero “cambiamento di sistema”. Infatti le risorse – legislative ed economiche – dispiegate dai governi per arginare il Covid-19 hanno dimostrato che è possibile trattare un’emergenza come tale, “perché allora non lo facciamo anche la crisi climatica?”.

Dopo le prime manifestazioni di oggi, Milano si preparerà alla “pre Cop 26”. Per i giorni tra il 28 settembre e il 2 ottobre è prevista una settimana di scioperi e attività dell’eco Social Forum, a cui prenderà parte l’iniziatrice del movimento, Greta Thunberg. Il capoluogo lombardo però non è stato il solo ad attivarsi. Nonostante i ritardi e le reticenze della Questura nel concedere le autorizzazioni, i Fridays for Future di Torino – uno dei gruppi più giovani e più rappresentativi d’Italia – oggi saranno in piazza a manifestare. “Anche durante i lockdown abbiamo cercato di mantenere alta l’attenzione – racconta la 21enne Valentina Bonavoglia – ad aprile 2020 abbiamo partecipato al Digital Strike for Climate, mentre il 19 marzo di quest’anno, ancora in zona rossa, abbiamo portato i nostri cartelli ai giardini di Grosa per comporre il nostro slogan ‘Basta false promesse‘. L’ultimo evento in presenza con tutti i membri dell’associazione – molti dei quali ancora al liceo – è stato però il 9 ottobre 2020: “È stata una piazza statica con vari eventi ed artisti, ma siamo rimasti un po’ delusi. Molti non sono venuti per paura del Covid e il corteo mobile è tutta un’altra cosa. Per questo ci abbiamo tenuto tanto oggi”.

Il percorso partirà come sempre da Piazza dello Statuto e arriverà in Piazza Castello. “Questa è una giornata storica e siamo convinti che sia fondamentale esserci. Infatti è l’avvio di autunno di lotta, che il 1 ottobre ci vedrà con Greta e gli attivisti di Extinction rebellion – altro movimento ambientalista nato in Inghilterra – a Milano”. Valentina e tanti dei suoi coetanei sentono la pressione del Climate clock: i 10 anni e 7 mesi che ci separano dal punto di non ritorno del surriscaldamento globale. “La Cop 26 – afferma – è l’ultimo momento possibile per rispettare la rotta degli accordi Parigi. Si deciderà lì se ci sarà una conversione radicale oppure se continueremo prorogare e a posticipare il problema, lasciando alle prossime generazioni un futuro non vivibile con carestie e pandemie”. Le istanze dei Fridays a Torino si rivolgono anche e soprattutto alle amministrazioni locali: “Chiediamo un voto con coscienza. Chi uscirà vincente dalle elezioni della prossima settimana, si troverà a governare una delle città più inquinate d’Europa – racconta – Ai candidati sindaco chiediamo un piano per arrivare a zero emissioni entro il 2035. Per noi è la questione principale. Nessuno però al momento ha una road map precisa”.

Guardano al locale – per lavorare a un cambiamento globale – anche le iniziative i Fridays for Future di Varese. Particolarmente colpito dagli eventi climatici degli ultimi anni – violenti nubifragi e incendi – il gruppo lombardo svolgerà attività di sensibilizzazione per tutto il giorno con un banchetto in piazza Montegrappa – nel centro città. Per le ore 16.30 è previsto poi un unicum tra le manifestazioni nazionali, un “evento di arte partecipativa”: l’artista argentina Pum Pum dipingerà sul momento un quadro ispirato all’emergenza ambientale. Poi – racconta Marco Bellante, 37 anni – “ci saranno anche delle tavole aperte, per permettere alle persone di dare concretezza alle loro paure ed emozioni”. L’iniziativa cade durante l’art week: “È una bella coincidenza. L’arte infatti scaturisce dal cuore, lo stesso con cui i giovani protestano per il loro futuro”. Lo sciopero è anche il primo degli attivisti locali dopo la pandemia. “Il centro delle nostre attività è informare su ciò che viviamo ormai sulla nostra pelle – afferma Marco – Siamo in contatto con diversi gruppi delle scuole e speriamo di mettere insieme generazioni più giovani e meno giovani per farci ascoltare. Dobbiamo avere il coraggio per non farci rimbalzare dalla politica”.

Per i programmi nelle varie città d’Italia: www.fridaysforfutureitalia.it