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La storia di Takoua Ben Mohamed: “In Italia da 23 anni, non posso diventare giornalista. Razzismo? Colonialismo introiettato nelle persone” – Video

Fumettista e graphic-journalist, Takoua Ben Mohamed è nata nel 1991 e cresciuta in Italia, dove vive e lavora. Dopo la pubblicazione di tre libri, nel 2019 ha vinto il premio come miglior graphic journalist all’European Journalism Prize, ma qui non può iscriversi all’Albo dei giornalisti, anacronisticamente riservato a chi possiede la cittadinanza. “Certo, c’è l’albo riservato agli stranieri, ma bisogna dimostrare di essere professionisti all’estero, che senso ha per me che lavoro in Italia e vivo qui da 23 anni?”. Intanto, Takoua Ben Mohamed continua a disegnare e ha pubblicato con Rizzoli il suo ultimo libro, “Il mio migliore amico è fascista”, una graphic-novel che racconta del suo primo anno di superiori nella periferia di Roma, dove si trova a dividere il banco con un ragazzino che si professa fascista. “La storia si rivolge soprattutto ai ragazzi ma anche agli adulti, in particolare a educatori e insegnanti – spiega Takoua a ilfattoquotidiano.it a margine della presentazione del libro al Festival Suq di Genova – perché c’è ancora tanto lavoro da fare. Nelle diverse scuole che ho cambiato da ragazzina ho trovato insegnanti che, anche in buona fede, hanno rischiato di incidere molto negativamente nella mia crescita, tra stereotipi e stroncature di sogni e aspettative”.
La ricetta per il dialogo con gli altri, anche quando completamente diversi: “Si tratta di uscire dalla propria ‘bolla’ senza l’arroganza di pensare di avere sempre ragione e usare l’ironia per smontare i luoghi comuni. Più che dalla paura, il razzismo nasce da un certo colonialismo ancora introiettato nelle persone e dalla mancanza di conoscenza, è fondamentale lavorare per conoscersi e mostrare la singolarità delle persone dietro alle etichette, evitare le generalizzazioni”. Alla fine funziona? “Ci vuole molta pazienza, e ci sono certi casi persi con cui è meglio lasciare perdere, soprattutto tra adulti che hanno scelto consapevolmente di essere razzisti, ma sono una minoranza, soprattutto tra i ragazzi, ed è quello che racconto con la mia esperienza riportata sul libro, le persone possono sempre cambiare e aprirsi seconde possibilità”.