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Berlino, il 26 settembre si vota anche sull’esproprio degli appartamenti in mano ai colossi del settore immobiliare

Gli abitanti della capitale, dove i costi abitativi sono raddoppiati in dieci anni, andranno alle urne per le elezioni politiche ma anche per il referendum consultivo che prevede di trasferire 240mila abitazioni da società private all'ente pubblico AöR, che le rimetterebbe poi sul mercato a prezzi calmierati. Se mai andasse in porto la misura avrebbe comunque un costo di quasi 30 miliardi di euro sotto forma di risarcimenti

Oltre alle elezioni per decidere il successore di Angela Merkel, il 26 settembre i berlinesi andranno alle urne anche per un referendum consultivo su un tema caldissimo: l’esproprio, non proletario ma quasi. I cittadini della capitale dovranno esprimersi sull’opportunità di togliere alle grandi società immobiliari gli appartamenti che gestiscono. Lo ha ricordato il Sole 24 Ore, rimarcando come la consultazione sia maturata alla luce della corsa dei costi abitativi nella città, mediamente raddoppiati nell’ultimo decennio. Il referendum prende di mira solo i giganti del settore, ossia società che hanno almeno 3mila alloggi. L’intenzioni dei promotori sarebbe quella di trasferire 240mila abitazioni da società private, a cui andrebbero risarcimenti di almeno 29 miliardi di euro diluiti negli anni, all’ente pubblico AöR, che le rimetterebbe poi sul mercato a prezzi calmierati.

Negli ultimi anni la disponibilità abitativa a Berlino è cresciuta – si contano 117mila case in più di dieci anni fa – ma la popolazione della capitale, che vive una fase di boom e si internazionalizza sempre di più, è salita proporzionalmente in misura maggiore. Soprattutto si contano più residenti con potere di acquisto elevato disposti a spendere di più per gli affitti, spingendo il mercato.

La Germania, dove più di 8 abitanti su 10 vivono in affitto, è stata sempre molto attenta al tema abitativo e alle politiche di housing sociale. E Berlino in particolare, anche perché qui governa la coalizione più a sinistra della Germania che vede insieme Spd, Verdi e l’estrema sinistra di Die Linke. Politiche che hanno contribuito a mantenere bassi gli affitti, specie se confrontati con quelli delle altre grandi capitali.

I grandi proprietari immobiliari possono comunque dormire sogni relativamente tranquilli. Il referendum ha raggiunto la soglia di firme necessaria per passare ma senza un boom di sottoscrizioni. Gli umori della capitale non sembrano allineati a favore di un intervento così radicale. Il voto è consultivo, quindi non obbligatorio, anche se una pronuncia popolare in tal senso non potrebbe rimanere completamente inascoltata. Non solo: l’ipotetico esproprio aprirebbe la strada a una serie di possibili ricorsi giuridici. Tra le forze politiche l’unica che potrebbe davvero perseguire questa opzione sembra essere Die Linke. La Spd sembra più timida sulla materia, ma va detto che tutte le forze politiche tedesche si propongono all’elettorato con misure più o meno energiche per calmierare le spese per l’abitazione. Dire che la consultazione sia un bluff sarebbe però eccessivo. Se i “sì” prevalessero il segnale sarebbe forte e impegnerebbe qualsiasi forza al governo della città ad intervenire energicamente nella questione alloggi.