Olimpiadi

Olimpiadi, il Cio cambia il motto in latino, ma lo sbaglia. Gli studiosi: “Errore assurdo”

Dopo 127 il motto che accompagna i Giochi olimpici cambia, diventando "Citius, Altius, Fortius - Communiter". Voleva essere un messaggio di solidarietà contro la pandemia mondiale, ma il latinista Mario de Nonno ha spiegato che nella scelta adottata si nasconde un doppio errore

Il Cio rimandato in latino. Il Comitato olimpico internazionale, ovvero l’organo alla base dell’organizzazione dei Giochi olimpici, ha voluto cambiare dopo 127 anni il proprio motto scritto nella lingua di Virgilio e Cicerone. Ma a differenza dei poeti e retori classici, che il latino lo sapevano padroneggiare in modo impeccabile, il Cio è scivolato sulle declinazioni e il lessico.

Al famoso slogan “Citius, Altius, Fortius” (“Più veloce, più alto, più forte”), il Comitato ha voluto aggiungere la parola “insieme”, tradotta in latino. Il motto è diventato così “Citius, Altius, Fortius – Communiter”, spiega il sito ufficiale, per dare il senso di comunanza e solidarietà nell’anno dell’emergenza sanitaria mondiale. Lo slogan che accompagnano i Giochi di Tokyo, risalente all’edizione parigina del 1924 e ideato dal predicatore dominicano Henri Didon nel 1894, voleva così rimarcare lo sforzo di combattere tutti uniti il Covid. Ma il risultato è stato da penna rossa per due motivi.

Prima della versione definitiva con “Communiter”, il Cio aveva infatti pensato alla parola “communis”. Apparentemente il termine filava: in italiano sarebbe stato “insieme”, mentre in inglese e francese sarebbe stato tradotto in rispettivamente “together” e “ensemble”. Ma in latino è un errore grammaticale grossolano. Come ha spiegato a Lab Parlamento il latinista Mario De Nonno, “communis è un nominativo maschile e femminile e non c’entra nulla“, perché ha bisogno di riferirsi a una persona. I tre aggettivi “citius”, “altius” e “fortius” invece sono aggettivi comparativi che possono esistere anche da soli, perché hanno un significato accrescitivo. “Una roba assurda”, commenta il professore ordinario di Letteratura latina di Roma Tre

Successivamente De Nonno ironizza: “Un ascoltatore latino si chiederebbe ‘ma communis chi?’”, aggiungendo che anche l’opzione definiva di utilizzare “communiter” non è appropriato: “vuol dire ‘comunemente’, che non va bene dal punto di vista semantico”. Il motto che era di Coubertin ora suona così: “più veloce, più alto, più forte – comunemente“. Non il massimo per De Nonno, che suggerisce la versione che metterebbe d’accordo Cio e studiosi di latino di tutto il mondo: “Il termine ‘simul’, certamente più adatto, o forse anche meglio ‘una’ che si rifà alla radice di unitario”.

E se per alcuni queste possono sembrare inezie interessanti solo per gli eruditi, per il latinista cosa ha la sua importanza: “È come scambiare in inglese ‘his’ ed ‘her’ in riferimento ad un uomo e una donna. Stiamo parlando di un vero e proprio errore di semantica”.