Ambiente & Veleni

Economia circolare, riutilizzo di merci cresce del 17% in 4 anni grazie a negozi e piattaforme online (che però restano coi conti in rosso)

Secondo il rapporto annuale - realizzato dall’Osservatorio “Occhio del Riciclone Italia” in collaborazione con Rete ONU - però solo le amministrazioni di due regioni (Emilia Romagna e Lombardia) sono virtuose nel favorire che le merci abbandonate o portate in discarica in buono stato siano poi riciclate

Catene di negozi di usato in conto terzi come Il Mercatino, ma anche piattaforme online come Subito.it e Vinted.it, hanno visto una crescita del 17% tra 2015 e 2019, portando il fatturato complessivo stimato delle attività di riutilizzo in oltre 2 miliardi di euro l’anno, se si escludono le auto usate. Questa tendenza non è però valorizzata dal settore pubblico perché – come emerge da un’indagine Ispra – solo in due regioni italiane (Emilia Romagna e Lombardia) i Comuni sono virtuosi nel fornire servizi che facilitino il riutilizzo di merci per la riduzione dei rifiuti.

Quanto vale il mercato
Il quadro dell’economia circolare delle merci in Italia – in particolare mobili e vestiti, ma anche passeggini, stoviglie, arredi, attrezzature sportive, libri – è fornito dal “Rapporto nazionale sul riutilizzo” realizzato dall’Osservatorio “Occhio del Riciclone Italia” in collaborazione con Rete ONU, associazione di categoria degli operatori del riutilizzo, e Labelab Srl, società di consulenza specializzata nel ciclo dei rifiuti. Secondo lo studio, i negozi dell’usato conto terzi nel 2019 hanno superato la soglia dei 400 milioni di euro di fatturato annuo, mentre le piattaforme di usato online, nello stesso periodo, hanno visto un fatturato globale di 230 milioni di euro annui (ai quali però corrispondono alcuni miliardi in termini di transazioni tra privati). Aggiungendo i ricavi di mercati ambulanti (stabile nella cifra di 950 milioni di ricavi annui), botteghe di rigatteria, negozi no-profit, e del commercio di indumenti usati, i ricercatori hanno stimato un fatturato complessivo del comparto in circa 2 miliardi annui e un totale di impiegati tra le 80.000 e le 100.000 persone.

Usato online: investimenti milionari, ma bilanci in perdita
Il commercio di merci usate online – spesso visto come il futuro del riutilizzo – deve ancora dimostrare di poter raggiungere una sostenibilità economica, secondo i dati raccolti dai curatori del rapporto. Occhio del Riciclone ha analizzato i bilanci degli ultimi anni del leader delle piattaforme online Subito e Vinted, individuando perdite reiterate nel corso degli anni. L’analisi compiuta a da Occhio del Riciclone mostra come Subito abbia perso dal 2013 al 2019 oltre 45 milioni di euro e come Vinted abbia perso quasi 23 milioni di euro tra il 2017 e il 2019. I fondi internazionali di investimento continuano ogni anno a destinare alle piattaforme dell’usato online ingenti cifre: “Vestiaire Collective, Depop e Vinted, da sole, negli ultimi 10 anni hanno attratto circa un miliardo di euro di investimenti, e quasi la metà di questa cifra corrisponde al primo semestre del 2021”.

Il crollo dei ricavi del commercio di abiti usati
Lo studio punta anche il dito sul settore degli indumenti usati, dove “il radicale incremento delle tonnellate raccolte, cresciute del 22% tra il 2015 e il 2019, corrisponde a una contrazione dei fatturati pari al 13%”. Le motivazioni sono dovute a vari fattori, quali il crollo dei prezzi di mercato, i maggiori costi. Per le associazioni che hanno redatto il rapporto questa situazione “rompe inevitabilmente i punti di equilibrio economici rendendo indispensabile, per la sopravvivenza del comparto, l’introduzione di efficaci regimi di “Responsabilità estesa del produttore” che vincolino i produttori a finanziare le filiere del recupero”.

La preparazione al riutilizzo “potrebbe evitare 600 tonnellate di rifiuti”
L’Osservatorio del Riutilizzo ha stimato che i rifiuti riutilizzabili che potrebbero essere immediatamente re-immessi in circolazione senza interventi di riparazione o ricondizionamento, e con un buon prezzo di mercato, “ammontano a 600.000 tonnellate annue e hanno un valore finale annuo pari a un miliardo e seicento milioni di euro”. Tuttavia – nonostante la legge in materia ambientale 152/06 vincoli il ministero dell’Ambiente ad adottare un Programma nazionale di prevenzione rifiuti che prevede servizi che favoriscano il riutilizzo – i Comuni di quasi tutte le regioni Italiane risultano carenti nell’offrirli.

I (pochi) Comuni attrezzati
Con la sua “Prima indagine conoscitiva sulle misure di prevenzione della produzione dei rifiuti urbani adottate dai comuni” (gennaio 2021) realizzata a partire dalle dichiarazioni di un campione di 325 Comuni e sommanti un totale di quasi 8 milioni di abitanti, l’Ispra ha raccolto dati secondo cui tre quarti dei Comuni nei quali “sono presenti centri di riparazione e preparazione per il riutilizzo, punti di scambio e/o centri per il riuso” e che sono “dotati di centri di raccolta nei quali sono previsti appositi spazi finalizzati allo scambio tra privati di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo” si trovano in Emilia Romagna e Lombardia. In particolare, le amministrazioni comunali “dotate di centri di raccolta nei quali sono individuate apposite aree per la raccolta, da parte del Comune, di beni riutilizzabili o da destinare al riutilizzo attraverso operatori professionali dell’usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana”, sono solo 30 (9,2% del campione, tra questi Parma, Rimini e Bergamo) di cui nove in Lombardia, otto in Emilia, otto in Campania e solo uno nel Lazio.

Twitter: @ludojona