Cronaca

Naufragio davanti Lampedusa: morte 7 donne. Sea Watch: “Guardia Costiera ha ritardato i soccorsi”. La replica: “Falso, era un altro caso”

A bordo della piccola imbarcazione si trovavano circa 60 persone, in 46 sono stati salvati dai soccorritori mentre i dispersi sono una decina. L'imbarcazione si è ribaltata quando tutti i migranti si sono spostati su un lato alla vista delle motovedette. Il sindaco Martello accusa Draghi: "Continua a stare in silenzio". L'eurodeputato ed ex medico dell'isola, Pietro Bartolo: "Subito una missione di ricerca e soccorso"

È un botta e risposta quello tra la ong Sea Watch e la Guardia Costiera italiana in seguito al naufragio di mercoledì mattina al largo di Lampedusa nel quale hanno perso la vita almeno sette persone, tutte donne di cui una incinta, mentre una decina sono ancora disperse, tra cui cinque bambini. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione, in base ad una comunicazione intercettata dall’aereo Sea Bird, le autorità italiane hanno ritardato il soccorso alla piccola imbarcazione di 8 metri con a bordo circa 60 naufraghi, visto che, dicono, le condizioni precarie del mezzo erano già note ai guardacoste prima del ribaltamento. Una versione duramente smentita dalle Capitanerie di porto secondo cui quella comunicazione riguardava un altro intervento di soccorso che è stato tempestivamente compiuto salvando diverse persone.

In alcuni tweet Sea Watch ha scritto: “Intorno alle 19 di ieri (martedì, ndr) l’equipaggio di Sea Bird ha ascoltato via radio la segnalazione di un barchino in difficoltà da parte un peschereccio alla Guardia Costiera di Lampedusa. Un natante di 8 metri bianco e rosso con circa 50 persone a bordo, come quello naufragato oggi. È quindi più che plausibile che le autorità fossero a conoscenza del caso già da allora. Eppure si sarebbe attesa la mattina, dopo una lunga notte di sbarchi, per procedere al recupero”. A stretto giro la replica della Guardia Costiera: “In merito a quanto affermato dalla ong Sea Watch circa la comunicazione ascoltata dall’aereo Sea Bird tra un motopesca e la Guardia Costiera, relativa ad un barcone in difficoltà al largo di Lampedusa. Nella serata del 29 giugno è pervenuta alla Guardia Costiera italiana la segnalazione da parte di un motopesca della presenza di un barcone in difficoltà con circa 50 persone a bordo in area di responsabilità Sar italiana. Sul posto sono intervenuti i mezzi navali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza che hanno tratto in salvo tutti i migranti. Non vi è alcuna correlazione tra il predetto soccorso e l’evento Sar avvenuto nelle prime ore della giornata odierna, in cui sono stati tratti in salvo 46 migranti”.

L’imbarcazione alla quale si fa riferimento si è ribaltata all’improvviso e in molti che erano a bordo sono finiti in mare. I soccorritori della Guardia Costiera e del Corpo di soccorso dell’Ordine di Malta sono riusciti a mettere in salvo 46 naufraghi, rianimandone cinque, ma ci sono ancora, stando alle testimonianze dei superstiti, altri dieci dispersi, in buona parte (forse cinque) bambini, che si cercano nel tratto di mare di fronte all’isola con l’aiuto di motovedette ed elicotteri.

L’allarme è stato lanciato all’alba dalla telefonata di uno dei migranti a bordo dell’imbarcazione: all’arrivo delle due motovedette partite dall’isola, la barca si è capovolta – pare – perché i migranti si sono tutti spostati su un lato. Per ricostruire l’accaduto, la procura di Agrigento ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A coordinarlo, in queste primissime battute, è il procuratore capo Luigi Patronaggio: “Il medico legale sta effettuando una prima ricognizione sul molo Favaloro, poi decideremo se disporre le autopsie”, ha fatto sapere. Le indagini, affidate alla Squadra mobile dell’hotspot di contrada Imbriacola, sono partite ascoltando i migranti sopravvissuti. Al momento l’obiettivo è la ricerca di scafisti e basisti in Tunisia, il Paese da cui, lunedì scorso, l’imbarcazione ha preso il mare.

“Questa ennesima tragedia nel Mediterraneo è straziante, cosa altro deve accadere per far capire all’Italia ed all’Europa che così non si può andare avanti?”, è lo sfogo del sindaco di Lampedusa, Totò Martello. “Non si vuole prendere coscienza di quello che succede nel Mediterraneo, non vale a nulla la solidarietà che adesso ci arriverà. Perché la solidarietà deve essere vera e concreta”. Il primo cittadino attacca il presidente del Consiglio, Mario Draghi, per il suo silenzio sull’emergenza: “Continua il silenzio nei confronti del sindaco di Lampedusa da parte del presidente Draghi. Sono passati 15 giorni, se non di più, da quando ho chiesto d’essere convocato per discutere di quello che avviene nel Mediterraneo. Ed essendo presente sul territorio, potrei sicuramente portare una visuale diversa sul fenomeno”, ha detto, chiedendo nuovamente un incontro. “Non si può continuare con la logica di una continua emergenza – ha spiegato – bisogna affrontare il fenomeno con un approccio differente, libero dalle speculazioni della contrapposizione politica, incentrato sulla vera tutela dei diritti umani. E bisogna farlo subito, perché mentre la politica continua a discutere la gente muore in mare“.

E anche dalla politica e dalla società civile arrivano prese di posizione. “Ennesimo colpevole naufragio. Ennesima tragedia in mare. Ennesima omissione di soccorso. Serve ripristinare un dispositivo europeo di soccorso. E serve ora. Prima che a naufragare sia la nostra civiltà”, scrive su Twitter il deputato di Liberi e Uguali Erasmo Palazzotto. “È insopportabile leggere ancora di naufragi al largo di Lampedusa. Insopportabile perché sappiamo che queste persone continueranno ad arrivare per tutta l’estate. Insopportabile perché l’Europa può e deve porre rimedio a questa strage nota e annunciata. Insopportabile perché tutto questo avviene a pochi metri dalle spiagge di Lampedusa, stracolme di turisti, nell’indifferenza generale”, commenta invece l’eurodeputato Pd Pietro Bartolo, per tanti anni medico proprio a Lampedusa, vicepresidente della Commissione per le libertà civili del Parlamento di Bruxelles. “Lo chiediamo da mesi, non smetteremo di farlo: serve una missione di ricerca e soccorso nelle acque del Mediterraneo. È immorale restare immobili davanti a tutto questo”, conclude. Anche l’Arci, in una nota, fa appello alle “forze democratiche” e a Draghi “affinché si metta fine alla strage disponendo con urgenza un programma europeo di ricerca e salvataggio e aprendo a canali d’accesso legale”.

“Se ci fosse stato una missione europea o italiana di ricerca e soccorso in Mediterraneo, se le navi Ong non fossero bloccate da una burocrazia ottusa, se Draghi e il suo governo non finanziassero i trafficanti libici, oggi non saremmo qui a piangere altri esseri umani sacrificati dal cinismo di una politica ingiusta e sbagliata”, attacca il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Mentre Salvini e Meloni continueranno a dire corbellerie e schifezze, gli altri partiti della maggioranza si astengano dai messaggi di cordoglio e di condanna. Se c’è anche un nuovo naufragio a poche miglia da Lampedusa è anche per responsabilità delle scelte del nostro Governo”, conclude. Duro anche Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera in quota Fratelli d’Italia: “Ancora un dramma, ancora morti annegati nel Mediterraneo, ancora corpi di mamme incinte e bambini che non nasceranno più. Veri e propri aborti non scelti da mamme che non decidono il suicidio ma la fuga, di fatto determinati da chi non ha il coraggio di mettere la vita umana al di sopra dell’ideologia o dell’interesse. Perché impedire la partenza dalle coste libiche dei barconi della morte, respingerli e riaccompagnarli nei porti di partenza significa salvare esseri viventi e stroncare il traffico di nuovi schiavi. Significa costringere la comunità internazionale a regolamentare i flussi a monte, impedendo questa carneficina, stroncando anche i collegamenti tra scafisti e organizzazioni criminali utili ad alimentare le attività illecite, dallo sfruttamento del lavoro nero allo spaccio, alla prostituzione, al commercio abusivo, al racket”, scrive.

L’imbarcazione naufragata non è l’unica arrivata nella notte a Lampedusa. Sono 256 i migranti sbarcati sull’isola con quattro diversi barconi a partire dalle 3,30 del mattino di mercoledì. Tre sono stati soccorsi al largo, mentre uno, con a bordo sei persone di origine tunisina, è riuscito ad arrivare direttamente in porto intorno alle sette del mattino. I primi 120 migranti, di varia nazionalità, sono stati intercettati a circa 14 miglia a Sud dell’isola: erano su un’imbarcazione di 8 metri. I militari della Guardia di finanza li hanno trasbordati e hanno lasciato alla deriva la “carretta”. Alle 6.30 sono giunti a molo Favarolo i 30 migranti che erano stati intercettati a 12 miglia dalla motovedetta Cp309 della Capitaneria di porto, poco dopo ne sono giunti altri 100. Poi il naufragio. Già ieri sull’isola si erano susseguiti quattro sbarchi per un totale di 136 persone. L’hotspot di contrada Imbriacola arriva così ad ospitare 660 persone a fronte di una capienza massima prevista di 250 ospiti: in cento, già identificati e sottoposti a tampone rapido, stanno per essere imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle, dove giungeranno in serata.