Politica

Lettera di Graviano alla ministra Cartabia, Morra: “Tempistica singolare, approfondire”. Silenzio di politica, agenzie e siti

Nessun esponente politico o rappresentante del governo è intervenuto sulla notizia rivelata dal Fatto quotidiano. Solo il presidente della commissione Antimafia ha parlato all'agenzia Adnkronos sollecitando approfondimenti sul caso

“Tempistica singolare, da approfondire”. Nel silenzio della politica e dei siti di informazione sulla lettera invita del boss Giuseppe Graviano alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, scoop de Il Fatto quotidiano, l’unico a parlare è stato il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. Interpellato dall’agenzia Adnkronos, unica agenzia di stampa ad aver dedicato almeno un lancio alla notizia, l’ex esponente 5 stelle, ha dichiarato: “C’è certamente una singolare coincidenza relativamente ai tempi in cui sono state inviate le missive. Se è vero quello che è riportato dal Fatto Quotidiano, emerge una tempistica quantomeno meritevole di approfondimento, sia per quanto riguarda la prima lettera che quest’ultima. Anche perché nel frattempo si è interposta l’udienza del processo ‘Ndrangheta stragista in cui Giuseppe Graviano ha, secondo molti, detto e non detto volutamente perché doveva inviare ‘messaggi'”. Per il momento nessun esponente politico o rappresentante del governo è intervenuto sull’argomento.

La lettera, come rivelato dal Fatto Quotidiano, è stata inviata subito dopo la formazione del governo di Mario Draghi. Già nel 2013 il boss di Brancaccio aveva scritto a Beatrice Lorenzin, in quel momento ministra della Salute, in quota Pdl, dell’esecutivo di Enrico Letta. Ora Forza Italia è tornata al governo dopo otto anni e Graviano ha scritto a un’esponente dell’esecutivo alla vigilia della sentenza della Consulta, che ad aprile ha decretato l’incostituzionalità della legge sull’ergastolo ostativo. Per Morra, “anche questa può essere una coincidenza singolare, anche perché tutti sappiamo che Cartabia ha avuto un passato importante in Consulta, quindi è un’associazione che è normale fare, ma da qui a trarne conclusioni c’è un mondo. Noi possiamo fare inferenze, deduzioni, ma poi dobbiamo passare sempre sul piano dei fatti, che è cosa ben diversa. Insegnava Falcone che bisogna cercare riscontri, e i riscontri sono fatti, non opinioni“.