Cronaca

Trento, procura apre fascicolo sulla scomparsa di una dottoressa. Che getta ombre su gestione dell’ospedale cittadino

Secondo l’Azienda sanitaria provinciale non ci sarebbe alcun collegamento tra il lavoro svolto e la sparizione della ginecologa: “Non sono emersi nessi. Comunque, nel rispetto delle indagini della magistratura, abbiamo avviato un supplemento d’inchiesta”

Si dimette dall’ospedale Santa Chiara di Trento, dove lavorava come ginecologa e scompare. Il mistero della sorte di Sara Pedri, 31 anni, originaria di Forlì, di cui non si sa più nulla dal 4 marzo scorso, diventa un caso legato alla gestione della struttura sanitaria e alle condizioni di lavoro, visto che in passato le defezioni di medici sono state numerose, come denunciato a suo tempo dal Movimento Cinquestelle.

Adesso il procuratore Sandro Raimondi ha ufficialmente aperto un fascicolo d’indagine. “Abbiamo raccolto le testimonianze dei colleghi di Sara che evidenziano una serie di problematiche interne al reparto di ostetricia e ginecologia del Santa Chiara di Trento, dove la dottoressa Pedri era stata trasferita a seguito della chiusura del punto nascita dell’ospedale di Cles. Abbiamo depositato una memoria in Procura che si è subito attivata. C’è un’indagine in corso”. È questa la conferma che viene dall’avvocato Nicodemo Gentile, in rappresentanza della famiglia Pedri.

Secondo l’Azienda sanitaria provinciale di Trento, che a suo tempo aveva avviato un’indagine interna, non ci sarebbe alcun collegamento tra il lavoro svolto e la sparizione della ginecologa. “Non sono emersi nessi. – ha ribadito il direttore dell’Azienda sanitaria, Antonio Ferro – Comunque, nel rispetto delle indagini della magistratura, abbiamo avviato un supplemento d’inchiesta”.

Della situazione del reparto si era interessata anche la politica. Filippo Degasperi, già consigliere M5S ed ora di Onda civica, conferma: “Il 22 gennaio 2019 presentai un’interrogazione specifica sulla fuga di 19 medici dall’unita operativa di ginecologia e ostetricia del Santa Chiara. Ad oggi non ho ancora ricevuto risposta”. Sono trascorsi due anni inutilmente, il caso scoppia adesso perché è scomparsa una dottoressa. Un’interrogazione è stata presentata nei giorni scorsi anche dalla consigliera provinciale dei Verdi, Lucia Coppola. Chiede di “conoscere le condizioni di lavoro interne al reparto”.

Vediamo cosa scriveva Degasperi, riferendosi alle dichiarazioni rilasciate all’epoca dal presidente della Quarta commissione consiliare e dal direttore sanitario. “Tutta la comunità si interroga sulla situazione del personale medico di Ginecologia ed Ostetricia dell’ospedale Santa Chiara, considerando l’importanza di tale reparto per la salute delle donne e dei neonati. Si ritiene indispensabile una verifica in merito alle dichiarazioni contrastanti. La fuga dei medici sarebbe una realtà da considerare con molta attenzione visto che avrebbe come ovvia conseguenza un continuo turn-over. Negli anni recenti sarebbero stati addirittura 19 medici ad aver lasciato il reparto. Tra i casi più significativi, un medico licenziato a seguito del parere negativo rispetto al superamento del periodo di prova da parte del direttore dell’Unità ospedaliera, che avrebbe in seguito vinto la causa obbligando l’Azienda Sanitaria alla sua riassunzione e sarebbe stato destinato altrove”.

Poi aveva citato il trasferimento a Rovereto di un altro medico e l’improvviso licenziamento di un terzo medico. Veniva adombrata una situazione di “forte disagio lavorativo”. Degasperi aveva chiesto di sapere quanti medici si fossero effettivamente dimessi dal reparto di Ginecologia e anche la situazione delle ferie non godute, adombrando uno stress del personale da super lavoro. La situazione era arrivata all’attenzione anche dell’ordine dei Medici.

“Non cerchiamo vendetta ma la verità”, ha dichiarato la sorella di Sara, Emanuela Pedri. “Mi diceva che veniva verbalmente offesa e che si sentiva terrorizzata. Ha avuto un’involuzione, che si è verificata a livello lavorativo e non personale, perché ha un fidanzato e una famiglia che la amano. Le sue colleghe ci hanno segnalato le stesse cose che ci ha raccontato lei: turni di lavoro massacranti, abusi di potere, minacce continue. Sara non me la riporta più nessuno, ma spero di poter smuovere le coscienze raccontando questa storia: mi auguro che puntando i riflettori si possa salvare la vita di tante altre persone”.

Della vicenda si è occupata anche la trasmissione Chi l’ha visto?. Le ricerche si sono concentrate nel lago di Santa Giustina e nel torrente Noce, nell’area dove ha lasciato l’auto il giorno dopo aver inviato le dimissioni all’Azienda sanitaria. Sara si era trasferita a Cles il 15 novembre 2020, dopo aver vinto il concorso. Ma il punto nascite era chiuso e quindi era stata trasferita al reparto del Santa Chiara. L’assessora alla salute Stefania Segnana spiega: “Quando hanno trovato la macchina mi ero subito attivata per capire con l’Azienda sanitaria cosa poteva essere successo. È stata fatta un’indagine interna e c’è un’inchiesta della Procura in corso: attendiamo gli esiti per capire meglio”.