Cronaca

Open day vaccini, la raccomandazione del Cts alle Regioni: “Rispettate le indicazioni per le fasce d’età”. Ma resta l’incognita su J&J

La valutazione non lascia spazio ai dubbi dopo l'interpretazione 'larga' data alle precedenti analisi degli esperti che hanno spianato la strada alla somministrazione di circa 900mila dosi di Astrazeneca agli under 60. Il pertugio per la somministrazione di Johnson&Johnson: "Resta per over 60, ma in specifiche situazioni si può valutarne l'uso con un parere del Comitato etico"

La raccomandazione è chiara: le Regioni devono rispettare le “indicazioni per fasce di età” quando promuovono gli open day vaccinali. Il Comitato tecnico scientifico lo hanno messo nero su bianco nel verbale allegato alla circolare del ministero della Salute. Il parere, sintetizzato dopo la riunione dell’11 giugno per aggiornare le valutazioni sui vaccini, non lascia spazio ai dubbi dopo l’interpretazione ‘larga’ data alle precedenti analisi degli esperti che hanno spianato la strada alla somministrazione di circa 900mila dosi di Astrazeneca agli under 60, nonostante la raccomandazione fosse per le fasce più anziane della popolazione.

Il Cts, si legge nel verbale, “raccomanda che le Regioni ogniqualvolta promuovano eventi Open Day che sensibilizzano alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2, rispettino le indicazioni per fasce d’età, rendendo quanto più possibile l’approccio alla vaccinazione omogeneo sul territorio nazionale”. Una valutazione che riguarda Astrazeneca, ma non solo. Anche se sul prodotto Jannsen di Johnson&Johnson restano ancora incognite, visto il basso numero di fiale a disposizione e quindi di dati riguardanti le reazioni avverse dell’altro composto basato su un adenovirus.

All’interno del Cts – stando a quanto ricostruito – c’è stata una lunga discussione tra chi voleva equipararlo ad Astrazeneca e chi invece sosteneva che non ci fossero abbastanza dati e, alla fine, è passata questa linea. Pur considerando le analogie con il farmaco sviluppato ad Oxford, hanno scritto gli esperti nel verbale, “lo stato attuale delle conoscenze (che fanno propendere per un rischio associato all’adenovirus), il numero di poco superiore al milione di dosi somministrate e la rarità” delle trombosi, “non permettono di trarre valutazioni conclusive rispetto al rapporto beneficio/rischio”.

Valutazioni che però potrebbero arrivare nelle prossime settimane e cambiare gli scenari, fermo restando che in ogni caso già adesso questo vaccino è raccomandato per chi ha da 60 anni in su. Il monodose di J&J, è ribadito nel verbale, “viene raccomandato, anche alla luce di quanto definito dalla Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, per soggetti di età superiore ai 60 anni”. Tuttavia, si legge nel testo, “qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni, il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente”.

Di certo c’è che, sempre in base ai numeri del commissario Francesco Paolo Figliuolo, ci sono ancora 3,5 milioni di over 60 che non hanno avuto neanche la prima dose e 3,9 che devono fare i richiami. Che richiedono complessivamente tra i 7,4 e gli 11 milioni di dosi. Ma l’Italia, alla fine di settembre, potrebbe avere più di 50 milioni di dosi di Astrazeneca e J&J visto che a giugno erano previsti 10 milioni e nel terzo trimestre 40,7. Se non andranno ai Paesi Covax, come ha ipotizzato il commissario, il rischio che scadano nei frigoriferi è altissimo.