Calcio

Il Curaçao ‘meravigliao’ di Kluivert e Hiddink: così la piccola isola caraibica (ignorata dai media) avanza verso i Mondiali del Qatar

Gli azzurri locali hanno centrato un piccolo, grande, successo chiudendo in vetta al Gruppo C nella prima fase di qualificazioni del Nord e Centro America per i Mondiali del 2022. L'ex attaccante è subentrato al tecnico olandese colpito dal Covid e ha motivato i suoi con una lettera alla Al Pacino in Ogni maledetta domenica: "Avanziamo come famiglia e come Paese". Domani il match contro Panama per il secondo turno

L’impresa non ha trovato molto spazio sui giornali locali. Anche perché la principale testata dell’isola, il Curaçao Chronicle, non ha neanche una vera sezione dedicata allo sport. Le notizie si susseguono l’una dopo l’altra senza grandi steccati. Le nomine dei nuovi ministri si mescolano con le novità immobiliari, l’annuncio del ritorno delle navi da crociera si litiga un posto in home page con il video dell’arrivo della prima fornitura di vaccino contro il Covid-19. Solo che quest’ultima è datata febbraio 2021. Difficile che le vicende della squadra di calcio di questa piccola isola di appena 444 chilometri quadrati (con neanche 160mila abitanti) si trasformino in notizie. Una ferrea legge che ha trovato applicazione anche mercoledì scorso, quando gli azzurri locali hanno centrato un piccolo, grande, successo. Grazie allo 0-0 ottenuto in casa contro il Guatemala, infatti, Curaçao ha chiuso in vetta al Gruppo C nella prima fase di qualificazioni del Nord e Centro America per i Mondiali del 2022.

Un percorso quasi netto, fatto di tre vittorie pesanti contro avversari come Saint Vincent e Grenadine (5-0), Cuba (1-2), e Isole Vergini (8-0). La resistenza contro il Guatemala, però, era tutt’altro che scontata. Per la Nazionale in maglia blu le ultime settimane sono state piuttosto convulse. A metà maggio il commissario tecnico Guus Hiddink è stato ricoverato in ospedale a causa del Covid. Così i vertici della Federcalcio locale hanno dovuto scegliere un sostituto in tutta fretta. I casting sono durati poco. Anche perché il legame con l’Olanda è ancora piuttosto forte. Almeno per quanto riguarda il calcio. È bastata una telefonata a Barcellona per risolvere la grana allenatore. Patrick Kluivert, che su quella panchina ci si era già seduto fra il marzo del 2015 e il giugno 2016, ha ascoltato la voce che usciva dalla cornetta e ha risposto presente. Tutto sistemato. Tranne per un piccolo dettaglio. L’ex attaccante non poteva liberarsi immediatamente.

Perché il Barça gli aveva affidato una delle sue squadre giovanili. Serviva un atto di clemenza, che ha preso la forma di un permesso speciale concesso in maniera ottriata dalla presidenza del club. Giusto il tempo di fare i bagagli e Kluivert vola sulla piccola isola della Antille Olandesi che si staglia proprio di fronte alla costa venezuelana. I giorni a disposizione per preparare gli incontri sono pochi. Così il ct ad interim si attacca un’altra volta al telefono. Stavolta con Hiddink. I due si sentono di continuo. Si scambiano opinioni, buttano giù la tattica, scelgono l’undici iniziale. Tutto rigorosamente insieme. O almeno così giura Patrick. Il match contro le Isole Vergini assume i contorni del trionfo. Ma la pressione inizia a farsi sentire qualche giorno dopo. Il passaggio del primo turno di qualificazione è legato al risultato finale contro il Guatemala. Bisogna tirare fuori un asso dalla manica. Kluivert ci rimugina sopra. Ancora e ancora e ancora. Fino a quando non ha un’intuizione.

Prende carta e penna e si siede dietro a una scrivania. E mentre una telecamera lo riprende, lui inizia a scrivere una parola dietro l’altra. Il risultato finale è un video motivazionale tutto da vedere. Qualcuno lo definisce “emotivo”, altri “emozionante”. I più cinici semplicemente trash. I fotogrammi scorrono veloci. Kluivert strofina la sedia contro il parquet, inclina la testa, fa volare la punta della penna su una pila di fogli A4. Scrive la stessa lettera a ciascun calciatore della rosa. Poi chiude la carta bianca in un foglio giallo e lo infila sotto la porta di ogni stanza. “Mentre sono qui a scrivere mi rendo conto di quanto sono fortunato a essere parte di questo viaggio, il nostro viaggio, che abbiamo iniziato insieme e che ora stiamo proseguendo insieme”. E ancora: “So quanto avete lavorato duramente per tutto questo, so che avete versato lacrime, sudore e sangue. Abbiamo fatto dei sacrifici per crescere e non importa quanto sia difficile, avanziamo come famiglia e come Paese. Dal giorno che avete indossato questa maglietta e siete entrati in questa squadra siete diventati una parte di me”.

Un po’ William Wallace, un po’ Al Pacino in Ogni maledetta domenica, Kluivert è riuscito a centrare il suo obiettivo. Il Guatemala ha sparato a salve. Curaçao anche. E si è preso la testa del girone. Per la piccola nazionale dei Caraibi il cammino verso la Coppa del Mondo è ancora lungo. Domenica la formazione di Kluivert giocherà l’andata del secondo turno di qualificazione contro Panama, che ha centrato il suo exploit quattro anni fa, con la conquista di un posto nella fase finale dei Mondiali russi del 2018. Ma questa volta la rappresentativa di Curaçao ha potuto avvicinarsi a un match a eliminazione diretta con fondate speranze. Anche perché negli ultimi dieci anni, ossia dallo scioglimento della Nazionale delle Antille che ha trasformato le varie isole in entità indipendenti, il peso specifico della Nazionale è aumentato incredibilmente.

Nel 2011 Curaçao occupava la posizione numero 208 nel ranking Fifa. Una frase piuttosto elegante per dire che era l’ultima selezione del globo. Adesso si è arrampicata addirittura fino al 77simo posto. Subito dopo la Siria, appena prima proprio di Panama. Il ruolo degli allenatori stranieri, a partire dall’argentino Manuel Bilches, che ha guidato la squadra fra l’agosto e il dicembre del 2011, è stato fondamentale. Kluivert e Hiddink, uno che ha trovato il suo centro nella periferia del calcio, hanno fatto fare passi importanti alla Federazione. Ma il vero grande successo è stato ottenuto da Remko Bicentini, olandese naturalizzato che aveva svolto il ruolo di vice nella prima parentesi di Kluivert. Promosso commissario tecnico nel 2016, Bicentini ha condotto Curaçao alle fasi finali della Gold Cup. Per due volte. Nel 2017 è uscito nella fase a gruppi dopo tre sconfitte (tutte per 2-0) contro Giamaica, El Salvador e Messico.

Nel 2019, invece, gli azzurri hanno raggiunto la vetta più alta del loro percorso calcistico: grazie alla vittorie sull’Honduras e al pareggio colto al 93′ contro la Giamaica, Curaçao è volata addirittura ai quarti di finale della Gold Cup, dove è stata eliminata dagli Stati Uniti. Il valore della rosa a disposizione di Kluivert e Hiddink è cresciuto con il tempo fino a toccare quota 17,7 milioni di euro (secondo Transfermarkt), più o meno al livello di Suriname, Kazakistan, Angola e Qatar. E la crescita del movimento ha portato anche all’esportazione di calciatori. Quasi tutti i componenti della squadra giocano all’estero. Qualcuno in posti esotici come Emirati Arabi, Cipro e Qatar.

Altri in Paesi meno periferici come Olanda, Svezia, Portogallo, Stati Uniti e Germania. Ma c’è anche chi è riuscito a trovare un posto in Championship, la seconda serie inglese, comunque fra i primi cinque campionati continentali. Gervane Kastaneer è l’ala sinistra del Coventry, mentre i fratelli Bacuna, gli elementi più interessanti della rosa, hanno una lunga frequentazione con il calcio di sua maestà. Leandro è arrivato nel 2019 al Cardiff City dopo aver giocato con Aston Villa e Reading. Il fratello Juninho, invece, veste la maglia dell’Huddersfield Town dal 2018. Non è facile capire quali siano i margini di crescita di una Nazione così piccola. Ma intanto a Curaçao basterebbe battere Panama per avanzare al terzo turno di qualificazione per i Mondiali in Qatar. E magari ottenere qualche articolo in più dai media nazionali.