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Striscia di Gaza, Israele pronto all’invasione via terra: “Ci prepariamo alla battaglia”. E richiama altri 9mila riservisti: 16mila in totale

Nella notte, dai territori palestinesi sono stati lanciati altri 130 razzi che portano il calcolo totale a più di un migliaio quasi tutti intercettati dal sistema di difesa Iron Drone. Israele ha risposto con centinaia di attacchi aerei e Netanyahu esclude il cessate il fuoco. Strage in un villaggio della Striscia. Oltre 90 i morti dall'inizio degli scontri

Mentre continuano gli scontri, i lanci di razzi e i raid tra Israele e i Territori palestinesi, incombe la possibilità di un’invasione via terra di Gaza da parte dei militari dello Stato ebraico, a sette anni da Protective Edge che provocò la morte di oltre 2.200 persone in meno di due mesi. Israele sta inviando rinforzi al confine, come riferito dal tenente colonnello Jonathan Conricus, portavoce dell’Idf: “Ci sono truppe che vengono spostate verso il confine. È una mossa preparatoria”, ha detto citato dalla Bbc, aggiungendo che ai comandanti e ai militari che si trovano al confine con Gaza è stato ordinato dal governo di prepararsi per “ogni eventualità di un’escalation”. I militari che attualmente si trovano al confine con Gaza, ha detto ancora il portavoce dell’Idf, “in pratica si stanno preparando per la battaglia“. Ma, ha aggiunto, l’invasione “non è necessariamente la prima cosa che faremo domattina. Il nostro obiettivo è diminuire le capacità del nemico”. Intanto, però, sono stati richiamati altri 9mila riservisti, con il totale che sale così a 16mila, e sono state bloccate tutte le licenze.

Vittime, sirene a Tel Aviv e strage nel villaggio a Gaza – Mentre sembra sempre più lontana la soluzione della crisi, con le formazioni di base a Gaza che secondo l’esercito israeliano hanno già lanciato 1.500 razzi, cresce il numero delle vittime. Il ministero della Sanità palestinese ha annunciato che sono almeno 94 i morti dall’inizio degli scontri, lunedì scorso, e oltre 500 i feriti. Tra le vittime, secondo le autorità della Striscia controllata da Hamas, ci sono 17 minori e sette donne, circa quattro volte quelli di Israele. Nella notte, dai territori di Hamas sono stati lanciati 130 razzi: di questi molti sono stati intercettati dal sistema di difesa israeliano Iron Dome. L’esercito, dall’inizio del conflitto lunedì scorso, ha risposto colpendo oltre 650 obiettivi militari nella Striscia e neutralizzando “tra i 60 e gli 80 militanti”: tra questi un tunnel di Hamas e anche infrastrutture e centri di comando. In serata nel villaggio Um el-Nasser, presso Sheikh Zayed, nel nord della Striscia di Gaza, si è consumata una strage: 11 palestinesi sono rimasti uccisi e 50 feriti in un bombardamento israeliano. Sei sono membri della famiglia locale Tanani. Fra i morti, secondo i media, ci sono anche bambini. E tornano a suonare le sirene d’allarme a Tel Aviv: subito dopo è stato udito rumore di esplosioni dall’alto e sono stati visti lampi in cielo dovuti all’intercettamento dei razzi da parte de sistema di difesa Iron Dome.

I piani dell’esercito – Intanto lo Stato Maggiore delle forze armate israeliane ha fatto sapere che presenterà i piani per una possibile invasione via terra della Striscia di Gaza. A prepararli sono la Divisione Gaza e il Comando Sud dell’Idf (le forze di difesa israeliane). I piani – stando a quanto si legge sul Times of Israel – verranno poi presentati al governo, al quale spetta la decisione finale. L’Idf negli ultimi giorni ha spostato ulteriori truppe di terra al confine con la Striscia. Si tratta di militari della Brigata Paracadutisti, della Brigata di Fanteria Golani e della 7a Brigata. In particolare, ha riferito Channel 12, l’esercito intende colpire i “simboli del potere di Hamas“, e in particolare le sue strutture finanziarie. Secondo quanto riferito dai media israeliani, il premier Netanyahu esclude al momento un cessate il fuoco. A causa della situazione complicata i voli passeggeri in arrivo all’aeroporto Ben Gurion sono stati dirottati verso lo scalo di Ramon vicino Eilat, nel sud del paese.

Il fronte diplomatico – La situazione resta in stallo. Ieri sera gli Stati Uniti hanno nuovamente bloccato l’adozione di una dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla crisi in Medio Oriente giudicandola “controproducente”, nel corso di una riunione a porte chiuse che potrebbe però essere seguita nei prossimi giorni da una nuova seduta questa volta pubblica. Nella seconda riunione d’urgenza in tre giorni richiesta da Tunisia, Norvegia e Cina, gli Stati Uniti hanno ieri, come lunedì, respinto la proposta di questi paesi di adottare una dichiarazione che chiedesse una “riduzione dell’escalation, un cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati”. Israele rifiuta qualsiasi coinvolgimento del Consiglio di sicurezza nel conflitto e Washington, il più stretto sostenitore dello Stato ebraico, si sarebbe mosso in questa direzione, secondo diversi diplomatici. Per gli Usa “il Consiglio di sicurezza mostra la sua preoccupazione incontrandosi, non c’è bisogno di altro”, ha detto una fonte diplomatica. Secondo diverse altre fonti, 14 dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza erano favorevoli all’approvazione del testo proposto.