Cronaca

Milano, gruppo di locali lancia lo sciopero dell’alcol contro assembramenti e sporcizia: “Non serviamo cocktail sabato 24 aprile”

Nel quartiere Santa Giulia, nel pomeriggio centinaia di avventori si radunano per bere negli orari consentiti dal decreto governativo, ma spesso questo si traduce in una costante violazione delle regole anti-contagio. Così Andrea Sorrentino, titolare di So’ Garden Cafè, ha lanciato questa iniziativa alla quale hanno aderito altri esercenti del quartiere: "Sappiamo che per noi è una rimessa nel giorno di maggior guadagno, ma ci è sembrato giusto anche nei confronti di chi abita qui"

Le restrizioni in vigore lo consentirebbero, ma i locali del quartiere Santa Giulia, sud di Milano, ormai hanno deciso: non si vendono alcolici dalle 14 alle 19 di sabato 24 aprile. Chi vuole, chiude: saracinesche del tutto abbassate. È un segno di protesta nei confronti della movida che riempie la cosiddetta promenade, l’isola pedonale intorno a via Cassinari. Non potendo consumare le bevande all’interno di bar e ristoranti, la gente si riversa lì, creando assembramenti. In particolare il sabato.

È partito tutto da un post su Facebook scritto da Andrea Sorrentino, titolare di So’ Garden Cafè. Il più penalizzato, perché le persone si concentrano proprio davanti al suo ingresso. Lo ha scritto, si legge, per chiarire: il suo locale non è la causa dell’affollamento, ma la prima vittima. “Portano alcolici comprati al supermercato, o da casa. Non sono miei clienti, non comprano da me. Abbiamo provato a chiedere di rispettare il distanziamento e di usare le mascherine, ma non siamo stati ascoltati”. All’inizio lo staff ha pensato anche a una sorta di security per monitorare il via vai. È cambiato poco: “Da tre sabati ci sono circa 300 persone ammassate sul viale. Se una mamma con passeggino vuole passare da qui non riesce”, spiega Sorrentino.

Il problema cresce soprattutto nella fascia pomeridiana: “Non potendo bere la sera, anticipano l’orario. Se avessimo avuto una limitazione meno stringente– per esempio fino alle 21 – sarebbe stato più semplice”. Alla folla si aggiunge il degrado: “Sigarette e bicchieri lasciati in giro, ma non solo. Il regolamento ci impone di non far entrare persone neanche se devono andare in bagno. Il risultato è che molti usano il retro del locale, dove ci sono le siepi, con disagio sia nostro che dei residenti. In alcuni casi li ho fatti entrare, pur di evitare sporcizia e a costo di rischiare una multa se fossero passate le forze dell’ordine”.

Andrea ha infine deciso di chiudere sabato 24 per manifestare il proprio disappunto. Rinunciando, così, al momento di maggior incasso di tutta la settimana. Dopo l’annuncio con un post su Facebook, tutti gli altri locali della zona lo hanno seguito e nessuno sulla Promenade venderà alcolici nell’orario e giorno indicati. Un gesto spontaneo, in segno di solidarietà. Aderisce lo stesso minimarket sede dei rifornimenti alcolici del weekend. I potenziali clienti sono avvisati con un cartello: “Per il bene del quartiere in questo negozio sabato 24 aprile dalle 14 alle 19 non si vende alcol da asporto, affinché l’ordine pubblico torni alla normalità”. Lo hanno esposto anche Laura e Cristina, proprietarie del Shopping Plaza. “Abbiamo aderito per un discorso di solidarietà fra negozianti e nei confronti della zona. La situazione attuale non dipende da noi commercianti, perché ci impegniamo per rispettare le regole. È un gesto simbolico ma importante. Questo è un momento molto difficile per lavorare”, spiegano. “È un ulteriore problema oltre a tutti gli altri che abbiamo. Chiunque sia titolare di un bar o di un ristorante in questo momento è in ginocchio”. Da lunedì, con l’entrata in vigore del nuovo decreto, cambiano le cose: “Risponderemo per il comportamento dei nostri clienti”, chiude Sorrentino. “Se il distanziamento non verrà rispettato, sarà un problema che dovremo gestire noi. Ma sappiamo cosa dobbiamo fare”.