Scienza

Vaccini, accelerazione per il tedesco CureVac. Lo studio: con una dose Pfizer o AstraZeneca rischio contagio ridotto di quasi due terzi

Il composto tedesco, sviluppato con la tecnica a Rna messaggero come Pfizer e Moderna, secondo Magrini (Aifa) potrebbe ricevere il via libera dell'Ema "a fine maggio, massimo inizio giugno". Sarebbe una svolta per l'Ue. Intanto una ricerca dell'università di Oxford rileva che dopo la prima somministrazione le infezioni da coronavirus sono diminuite del 65%

L’Europa punta ad avere presto un’arma in più nella lotta al coronavirus: il vaccino tedesco CureVac è in arrivo. Sarebbe il quinto composto approvato in Ue, il terzo però a Rna messaggero, cioè sviluppato con la stessa tecnica già utilizzata per i vaccini Pfizer e Moderna. Con due ulteriori vantaggi per l’Europa e l’Italia: come ha raccontato a ilfattoquotidiano.it Franz-Werner Haas, amministratore delegato di CureVac, è prevista una produzione di “fino a 300 milioni di dosi nel 2021″. La maggior parte andrebbero ai Paesi Ue. Inoltre, il composto tedesco si conserva a una temperatura di 5 gradi per almeno tre mesi. Un fattore che facilita notevolmente la gestione delle fasi di trasporto e stoccaggio. Infine, il composto di CureVac permette “con basse dosi di mRNA” di “generare comunque una risposta immunitaria equilibrata”.

A Tubinga, sede dell’azienda tedesca, sperano di avere il via libera entro fine giugno. Ma giovedì il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa Nicola Magrini ha annunciato una accelerazione: “Siamo a un ottimo punto, e pensiamo per fine maggio, massimo inizio giugno, di vederlo registrato in Europa. Appena lo studio sarà concluso, a metà maggio, sarà poi valutato rapidamente dall’Agenzia europea” del farmaco Ema, ha spiegato a ’24 Mattino’ su Radio 24.

Intanto, buone notizie arrivano anche da uno studio dell’Università di Oxford, realizzato in collaborazione con l’Office for National Statistics che ha analizzato i risultati dei test del Covid di oltre 350mila persone nel Regno Unito tra dicembre e aprile. I ricercatori hanno scoperto che 21 giorni dopo la somministrazione della prima dose, il tempo necessario al sistema immunitario per reagire, le infezioni da coronavirus sono diminuite del 65%. Significa che una dose di vaccino AstraZeneca o Pfizer riduce il rischio di contagio da coronavirus di quasi due terzi. Nei più giovani, hanno rilevato i ricercatori, una sola dose di vaccino ha portato gli anticorpi ai livelli registrati in chi ha avuto il Covid. Per raggiungere lo stesso livello nelle persone più anziane, invece, sono servite due dosi. I vaccini sono risultati più efficaci contro i casi sintomatici che quelli asintomatici, riducendo i tassi rispettivamente del 72% e del 57%, riporta ancora lo studio.