Cronaca

AstraZeneca, Dogane su spedizioni negli Usa: “I ‘lavori in acciaio e ferro’ erano container per trasportare vaccini, non spedizioni sospette”

Le sei spedizioni partite da Anagni nei mesi scorsi erano effettivamente “campane tecnologiche” per il trasporto dei vaccini infialati in Italia, non semplici “lavori di acciaio e ferro”, come indicato nelle bolle di esportazione per gli Stati Uniti. La direzione Antifrode e Controlli dell’agenzia ha chiuso la verifica escludendo che siano state utilizzate per trafugare dosi fuori dal nostro Paese. A innescare i sospetti le dichiarazioni su peso, valore e contenuto della merce dopo la scoperta di 29 milioni dosi mai utilizzate nello stabilimento vicino Roma

Erano “campane tecnologiche” per il trasporto dei vaccini AstraZeneca infialati in Italia, non semplici “lavori di acciaio e ferro”, come indicato nelle bolle di esportazione che li portavano negli Stati Uniti. La notizia buona è che secondo l’Agenzia delle Dogane non venivano utilizzate per portare dosi fuori dal nostro Paese. La direzione Antifrode e Controlli dell’agenzia delle Dogane ha chiuso così la verifica su alcune spedizioni sospette partite tra gennaio e febbraio dallo stabilimento Catalent di Anagni, dove AstraZeneca infiala i suoi vaccini e dove una settimana fa sono state trovare (e fermate) 29 milioni di dosi inutilizzate dirette all’estero. In sostanza quelle casse di ferro erano materiali di reso che venivano rispediti a Philadelphia per riempirli nuovamente del principio attivo da infialare successivamente nel sito italiano.
Quanto al valore dichiarato – si legge nella relazione dell’Agenzia – “si tratta di contenitori speciali e questo spiega il peso e il valore, riferito ad un manufatto tecnologico e non a “pezzi di ferro e acciaio”, come indicato nelle bollette di esportazione. Il controllo, spiegano dall’Agenzia, era un atto dovuto. Il 26 e 29 marzo la Direzione Antifrode e Controlli aveva diramato un “messaggio di allerta” e il fattoquotidiano.it ne aveva dato notizia il 28 di marzo. Il sospetto era dovuto a diciture generiche come “lavori in ferro e acciaio”, all’elevato valore dichiarato della merce (oltre 25mila dollari per 80 kg) e al fatto che l’azienda negasse qualsiasi esportazione di “ferro e acciaio”, sostenendo invece che fossero usciti 20 quintali di inerti dallo stabilimento per il rifacimento di celle frigorifere, poi smaltite in una discarica di Latina. Nessuna spedizione aerea dunque.

La verifica è durata alcuni giorni e ha permesso di escludere il sospetto peggiore, cioè che venissero usate casse per portare fuori dall’Italia e dall’Europa i vaccini a loro destinati secondo i contratti stipulati con la Usa. L’Agenzia delle Dogane rileva alcune anomalie di forma nelle dichiarazioni doganali ma esclude l’ipotesi – riportata nella segnalazione di allerta – di “aggiramento delle regole, con particolare riferimento alle spedizioni “camuffate” di vaccini per covid 19”. La relazione dirada così – si legge nel documento – una “giusta perplessità in alcuni organi di informazione circa le spedizioni segnalate”: si tratta di sei spedizioni complessive, tutte dirette negli Usa, due partite da Ciampino, tre da Fiumicino e una presentata all’Ufficio di Milano 3 ma partita dall’Aeroporto di Francoforte. Dalle foto del controllo radiogeno risultano vuote, cioè “non è stato rilevato nulla di più delle parti metalliche e strutturali dichiarate”.

Tutte e sei non erano a temperatura controllata e “da ciò risulta evidente che non poteva trattarsi di spedizioni contenenti vaccini, men che meno vaccini per Sars-Cov-2”. La relazione si chiude rilevando un’incongruità che resta poco spiegabile e forse ha contribuito a muovere i sospetti. La categoria dichiarata in uscita dall’Italia, come detto, è “altri lavori di ferro o acciaio”, cioè manufatti e non si capisce perché non sia stata utilizzata quella appropriata – codificata dal nomenclatore internazionale – per “contenitori vuoti per il trasporto di farmaci”, dicitura “peraltro utilizzata nella terza spedizione di Fiumicino, da altro rappresentante in dogana dell’azienda”. “La voce lavori in ferro e acciaio – si legge nella relazione – seppur plausibile, non era la più aderente alla merce trasportata”.