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Trentino, due consigliere passano a Fratelli d’Italia e il presidente della Lega passa agli insulti: scontro nel centrodestra e dimissioni

Caos nel centrodestra in Trentino, il presidente provinciale del Carroccio perde il controllo: "I cani restano cani, le tr...". Furia del partito della Meloni: "Non possiamo girarci dall'altra parte, ne parleremo nel prossimo consiglio regionale". Alla fine il leghista si scusa "con chi si è sentito offeso" e lascia

La Lega in Trentino perde pezzi, con due consigliere provinciali che scelgono di passare con Fratelli d’Italia. Ebbene, il presidente Alessandro Savoi, invece di analizzare le ragioni di un malessere che serpeggia nella base del partito che esprime il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti, preferisce affidarsi direttamente agli insulti, per giunta sessisti, e comunque indicibili. “E niente… Nella vita, come nella politica, i leoni restano leoni, i cani restano cani… e le tr… restano Tr…”, con una t incomprensibilmente maiuscola forse dovuta proprio all’uso poco avveduto della tastiera. Parole poi rimosse da facebook ma che hanno portato Alessandro Urzì, dirigente di Fratelli d’Italia in Trentino Alto Adige, a reagire subito: “Come segretario questore dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, sottoporrò la questione nella prima seduta utile. Incomprensibile non mettere a fuoco come anche i più gravi episodi di violenza verso le donne si alimentano in primo luogo delle parole” dice. “Anche come uomini, soprattutto come uomini – spiega – non possiamo girarci dall’altra parte”. Così al culmine della polemica Savoi si è dimesso da presidente territoriale “onde evitare strumentalizzazioni politiche che possano recare danno alle battaglie della Lega sul territorio locale e nazionale” e si è scusato con “quante si sono sentite offese nella loro dignità personale, prima che politica e istituzionale”.

Ma che cosa è accaduto per far perdere le staffe e la decenza a Savoi? A inizio marzo c’è stato l’addio di Alessia Ambrosi, consigliera provinciale, che ha deciso di passare con il partito di Giorgia Meloni. Adesso la stessa decisione è stata presa da Katia Rossato, seguita dal marito Daniele Demattè, che è consigliere comunale a Trento. La Rossato si è affidata a Facebook per spiegare la sua decisione: “Scegliamo la coerenza perché la Lega ormai da tempo ha cambiato rotta. Lo sapete, sono una donna, una madre, una persona semplice. Chi mi conosce sa che appaio come sono, senza finzioni, senza furbizie, senza calcoli. Per me è stato un dolore indicibile vedere che la Lega, la Lega dove sono cresciuta, non è più la mia Lega. Ho cercato di accettarlo, di sopportarlo, ma ormai debbo prendere atto che parliamo linguaggi diversi, e che, soprattutto, crediamo in cose diverse. Ritrovarmi così, d’improvviso, senza una consultazione interna, a livello nazionale alleata al Partito Democratico e assieme ai 5 Stelle è una cosa che non accetto, non posso accettare, una cosa che cambia totalmente il significato della mia azione politica”.

Il presidente trentino del Carroccio, Savoi, ha ripagato Rossato, che si definisce “una madre e una donna”, con la soavità di quell’epiteto. E ha aggiunto: “Gente ingrata e irriconoscente. Ce ne sono altri che se ne vogliono andare? Che se ne vadano”. Poi, rivolto a Fratelli d’Italia: “Fascisti erano e fascisti rimangono”. Mentre dunque nella coalizione di centrodestra il clima si fa parecchio pesante, la realtà è che il gruppo del partito della Meloni è triplicato (all’inizio della legislatura era composto solo da Claudio Cia) e quindi diventa cruciale anche nella maggioranza che sostiene Fugatti. “Non è in discussione la nostra lealtà al governatore – fanno sapere da Fratelli d’Italia – ma sarà opportuno che ora le scelte siano discusse in coalizione. Perché anche noi vogliamo prendere parte alle decisioni che riguardano il governo del Trentino”. Nel centrodestra, infatti, è cresciuta una presenza che era praticamente ininfluente all’inizio della legislatura. Basti pensare che nella maggioranza di centrodestra Forza Italia ha un solo consigliere. Il terzetto capeggiato da Cia chiede “collegialità e riunioni di coalizione”.

Anche questo spiega la stizza leghista, aumentata dalle dichiarazioni di Demattè, marito della Rossato. “Da inizio anno sono successe tante cose nella Lega….”. E ha elencato una serie di fatti che riguardano candidature e nomine, tra cui il cambio in corsa del candidato sindaco Alessandro Baracetti alle Comunali (il suo sostituto Andrea Merler è stato poi sconfitto al primo turno) e la scelta di eleggere capogruppo leghista in consiglio Bruna Giuliani, la madre dell’assessore provinciale Mirko Bisesti.

La Lega in Trentino è da tempo nella bufera. Il segretario federale Matteo Salvini ha rimosso ad ottobre il segretario Bisesti, nominando a dicembre un commissario, Diego Binelli. Quest’ultimo, quando ha assunto l’incarico ha annunciato: “Ripartiremo con la saggezza di Savoi”. Si è visto.