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Boxe, la proposta: per arginare la crisi del movimento serve rilanciare il titolo italiano. Il parere di allenatori e manager

Lo dice il passato glorioso del pugilato tricolore: da Duilio Loi a Nino Benvenuti fino a Patrizio Oliva e Giovanni Parisi tutti prima di diventare campioni mondiali avevano conquistato il titolo italiano. Da qui l'appello al nuovo presidente federale. Gino Freo, all’angolo di Rigoldi e Boschiero: "Chi vuole combattere per una cintura internazionale deve aver vinto quello italiano e averlo difeso almeno due volte"

I più grandi pugili italiani della storia sono partiti dalla vittoria del titolo nazionale per arrivare al Mondiale, passando magari per un Europeo. Duilio Loi, Nino Benvenuti, Bruno Arcari, Patrizio Oliva e Giovanni Parisi hanno fatto pressappoco tutti lo stesso percorso. Passo dopo passo sono arrivati in cima al mondo, a volte pure laureandosi nella precedente carriera da dilettanti campioni olimpici. Un punto di partenza per arginare la crisi che sta vivendo la boxe italiana, soprattutto se paragonata agli splendori degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, potrebbe essere la rivalutazione del titolo nazionale? Lo chiediamo a maestri, ex campioni, manager e organizzatori. Il 27 febbraio scorso è stato eletto il nuovo presidente della Federazione, Flavio d’Ambrosi. È il momento per il rilancio del titolo nazionale.

Gino Freo, all’angolo di Rigoldi e Boschiero, si dichiara subito favorevole. “Si deve partire da qui – dice a ilfattoquotidiano.it – servono regole inderogabili: un pugile prima di combattere per un titolo internazionale deve aver vinto quello italiano e averlo difeso almeno due volte. Va inoltre valorizzato con borse adeguate, non da duemila euro. Così facendo verrebbe a crearsi in Italia quella sana rivalità tra pugili che porterebbe gente, quando si potrà, al palazzetto e si richiamerebbe di conseguenza l’attenzione delle tv”. “I pugili devono avere degli obiettivi e fare la gavetta è indispensabile”, aggiunge un altro decano dei maestri Meo Gordini. Massimiliano Duran, ora impegnato nell’organizzazione della ventesima edizione del Memorial Carlos Duran (il prossimo 3 aprile a Ferrara, 6 incontri professionisti e 7 dilettantistici) è stato campione del mondo partendo dal titolo nazionale. “Per me è stato un trampolino di lancio, per altri potrebbe essere un punto d’arrivo. Mi sembra naturale che si debba ripartire dal titolo nazionale, che chiaramente è uno solo per categoria. Invece in questi anni sono usciti tanti sottotitoli internazionali senza importanza solo per muovere il pubblico e le tv. La Federazione ha il potere di fare qualcosa e penso che ora qualcosa farà”.

Nelle settimane scorse si sono visti incontri molto interessanti validi per la cintura di campione italiano. Nicholas Esposito ha sconfitto nei welter Tobia Loriga e Damiano Falcinelli ha avuto la meglio su Christian Arvelo Segura nei superwelter. Con i maestri intervistati da ilfattoquotidiano.it è d’accordo anche Christian Cherchi della Opi since 1982, a livello mondiale una delle più importanti società del settore organizzativo e manageriale. “Il titolo italiano è stato nel tempo svalutato, perché sono state date chance a pugili con pochi match o un record non adeguato. Piuttosto sarebbe meglio lasciare il titolo vacante. La colpa è stata della Federazione e a volte anche dei manager. Ma ora con le recenti elezioni federali le cose dovrebbero cambiare”.