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Giani e la ‘svolta statalista’ in Toscana: no alla privatizzazione di Mps. Dall’acqua alla Fi-Pi-Li, ora vuole tornare al controllo pubblico

Il Consiglio regionale, con una mozione approvata da tutti i partiti che sostengono il governo Draghi, ha messo lo stop alla privatizzazione della banca e auspicato il mantenimento del Tesoro alla guida del Mps. Operazione che il governatore toscano vorrebbe replicare in altri ambiti regionali, dall'acqua ai trasporti, fino alla finanziaria della Regione che fa da garante nei fidi concessi al mondo delle imprese

Mentre a Siena si discute e ci si divide sul futuro del Monte dei Paschi, tra chi sogna l’aggregazione con Unicredit e chi invece si batte per mantenere la “testa” della banca, nata nel 1472 nella città del Palio, il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, centra un obiettivo elettorale. Il Consiglio regionale, con una mozione approvata da tutti i partiti che sostengono il governo Draghi, ha messo lo stop alla privatizzazione della banca e auspicato il mantenimento del Tesoro alla guida del Mps. “Oggi il 64% delle azioni della banca sono possedute dallo Stato e se lo Stato vuole ed opera come in tante altre occasioni può ricapitalizzare, insieme a partner privati, una realtà bancaria il cui conto finanziario approvato in consiglio di amministrazione soltanto poche settimane fa prevede di poter riportare il bilancio in pareggio nell’esercizio 2022, con prospettive di un futuro per la banca in grado di garantire occupazione e sviluppo. Vogliamo la Toscana con il suo Mps”, ha spiegato Giani.

A cinque mesi esatti dal suo insediamento alla guida della Regione, inizia a profilarsi la linea statalista dell’ex socialista Giani che più volte ha ricordato le sue origini rosse e di sinistra, mentre il suo collega dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini sembra coltivare più l’idea di una regione attenta al privato. Dunque vade retro Unicredit dal Monte dei Paschi e conferma della presenza dello Stato perché “solo così la testa rimane in mano nostra”, dicono a Siena.

Altro capitolo: l’acqua. A Giani la privatizzazione non va bene e vuole tornare a quando, come nella prima Repubblica, l’acqua veniva gestita dal pubblico. “Il mio obiettivo è riportare la Toscana a governare il sistema dell’acqua. Il problema è l’invadente presenza di soggetti che poi hanno un livello decisionale esterno, come Acea. Poter riprendere le quote di Acea e avere una gestione dell’acqua pubblica porterebbe benefici, anche ai piccoli comuni”, ha detto Giani in campagna elettorale. “Acea ha il 40% in Publiacqua (la società dell’acqua delle province di Firenze, Prato, Arezzo e Pistoia, ndr), formalmente non ha la maggioranza ma con i Comuni che esprimono una presenza frammentata è in realtà il soggetto che decide ed esprime l’amministratore delegato. State tranquilli che a tutti i bilanci l’amministratore delegato arriva dicendo che dobbiamo fare i dividendi, ai Comuni va anche bene perché porta soldi nel bilancio ma il problema è che Acea col 40% si porta a casa, come nell’ultimo bilancio, quasi 20 milioni. Quei soldi vanno a ripianare le buche di Roma”.

Un altro tema forte del programma di Giani riguarda la Fidi, la finanziaria della Regione, che fa da garante nei fidi concessi al mondo delle imprese. Oggi la Regione in Fidi ha il 48%, il resto le banche. “Quando nacque Fidi, le banche erano banche toscane. Le casse di risparmio erano locali, Mps era a Siena a tutti gli effetti. Le banche di ora hanno il cervello e la regia altrove. Quindi dobbiamo portarla tutta ad essere finanziaria regionale”, ha sostenuto Giani in varie occasioni. E ha spiegato di pensare ad “un ingresso della Regione nel capitale delle imprese per rilanciarle dopo la pandemia, laddove ci siano le condizioni”. E nel luglio scorso, intervistato dalla cronaca toscana di Repubblica, Giani propose “una nuova Fiditoscana trasformata in una sorta di Iri regionale per dare liquidità alle imprese in crisi ed evitare la catastrofe dei licenziamenti”.

Infine la strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno, soffocata dal troppo traffico e dai tanti incidenti. Anche in questo caso Giani propone una soluzione pubblica, al punto che all’inizio del 2021 ha lanciato una proposta roboante: “Entro l’anno nascerà una nuova società, la Toscana Strade Spa, che prenderà in gestione la Firenze-Pisa-Livorno realizzando una terza corsia dove possibile e gestendola come un’autostrada”. Mentre per la Tirrenica è stato deciso di fare a meno della Sat del gruppo Autostrade e di puntare sull’Anas. Cioè sullo Stato. Con grande giubilo di Giani lo “statalista”, come ai tempi della prima Repubblica, quando come giovane di sinistra si iscrisse al Psi.