Diritti

Friuli, tribunale contro il regolamento leghista su sostegno affitti: “Discriminatorio chiedere agli stranieri documentazione dal loro Paese”

Il Giudice del lavoro ha imposto alla Regione amministrata da Massimiliano Fedriga a modificare il Regolamento regionale per il sostegno al contributo economico degli affitti accogliendo il ricorso proposto da cinque cittadini stranieri che si erano visti dichiarare inammissibili. Il governatore: "Discriminazione verso i cittadini italiani"

Stangata per l’amministrazione regionale del Friuli-Venezia Giulia: con l’ordinanza datata 2 marzo 2021, il Giudice del lavoro del Tribunale di Udine ha imposto alla Regione amministrata dal leghista Massimiliano Fedriga a modificare il Regolamento regionale per il sostegno al contributo economico degli affitti. L’ordinanza tocca anche il Comune di Udine che dovrà inserire in graduatoria i cittadini stranieri esclusi per mancanza della documentazione illegittimamente prevista. Il Tribunale, infatti, ha accolto il ricorso proposto da cinque cittadini stranieri – quattro del Ghana e uno del Marocco – che si erano visti dichiarare inammissibili dal Comune di Udine le domande di contributo affitti per non aver prodotto documentazione del Paese di origine attestante l’inesistenza in patria di un alloggio idoneo in proprietà. Il regolamento regionale del Fvg, entrato in vigore proprio sotto la guida di Fedriga, stabilisce al momento un criterio che vale solo per le persone di origine non italiana: il Tribunale ha dichiarato però che questa modalità per ottenere un sostegno economico per il pagamento dell’affitto è in contrasto con le norme nazionali e comunitarie.

“Prendiamo atto con rammarico della decisione presa dal Tribunale di Udine. In questo modo si crea una discriminazione verso i cittadini italiani e in particolare verso quelli del Friuli-Venezia Giulia”, ha commentato Fedriga cercando di ribaltare la visione dell’ordinanza, almeno agli occhi dell’opinione pubblica e dell’elettorato friulano che nel 2018 lo ha votato con una maggioranza quasi bulgara proprio sperando nelle sue prese di posizione riguardo al “prima gli italiani” di salviniano insegnamento.

Per il Tribunale di Udine, però, il Regolamento ora deve essere rivisto cancellando le norme discriminatorie e, nel frattempo, gli stranieri che erano stati esclusi dalle graduatorie del Comune di Udine dovranno essere ammessi al contributo. Con buona pace di Fedriga che minaccia però di opporsi all’ordinanza: “Non demordiamo e troveremo altri strumenti per non tornare indietro”, ha commentato. “Nessuno vuole discriminare queste persone, però riteniamo ci debba essere un principio di priorità che tenga nella giusta considerazione chi adesso si trova in uno stato di difficoltà ma che per tanti anni, pagando le tasse in Italia, ha contribuito a far crescere il proprio territorio”, ha argomentato il governatore friulano.

Il dibattito in Regione si era acceso a partire dall’aprile del 2020, con la discesa in campo anche dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione, che aveva chiesto al giudice Marina Vitulli di non limitarsi all’accoglimento delle domande dei ricorrenti, ma di rimuovere la “discriminazione collettiva” presente in tutto il Friuli-Venezia Giulia a causa dell’obbligo di produzione dei documenti contenuto nel regolamento regionale. Il Tribunale ha poi accolto sia le domande dei ricorrenti, assistiti dagli avvocati Martino Benzoni, Anna Cattaruzzi, Alberto Guariso e Dora Zappia, sia la domanda di Asgi, ordinando quindi alla Regione di modificare il regolamento con effetto su tutti i Comuni del Fvg, oltre che su quello di Udine.

Secondo il Tribunale, visto che il requisito in questione è l’inesistenza di immobili in proprietà in qualsiasi parte del mondo, è irragionevole e discriminatorio richiedere al solo straniero documentazione ulteriore rispetto all’Isee sul quale tutti, italiani e stranieri, devono indicare le proprietà immobiliari all’estero, sottoponendo la dichiarazione alla verifica dell’Agenzia delle entrate. A rafforzare la decisione, il Tribunale ha richiamato la recente sentenza della Corte Costituzionale 9/2021 che ha dichiarato incostituzionale una norma della Regione Abruzzo che conteneva una disposizione identica a quella del Regolamento regionale del Friuli-Venezia Giulia.

E se per il presidente Fedriga l’ordinanza è discriminatoria nei confronti degli italiani, c’è chi in Friuli ha esultato alla notizia. “L’ordinanza conferma una linea già chiaramente tracciata anche dalla Corte Costituzionale su vertenze inerenti il diritto alla casa”, dichiarano Renato Kneipp per il Sunia (Sindacato inquilini) e Susanna Pellegrini della segreteria regionale Cgil. “La Regione prenda atto degli orientamenti della giurisprudenza e riveda la propria normativa, non soltanto per chiudere i contenziosi in atto ed evitarne di nuovi, ma soprattutto per definire una politica della casa che risponda all’effettivo bisogno di tutte le persone che vivono, lavorano e pagano le tasse in Friuli-Venezia Giulia, invece che a criteri demagogici basati sulla contrapposizione tra italiani e stranieri”.

Dello stesso avviso anche gli esponenti della minoranza in Consiglio regionale. “Sia per quanto riguarda questa norma sui contributi affitti che per quella relativa alle case Ater abbiamo più volte argomentato in Consiglio regionale che erano norme discriminatorie, ingiuste e dannose per la coesione sociale. Abbiamo dato voto contrario quando sono state proposte. Purtroppo ciò è stato inutile e la Giunta Fedriga le ha fatte approvare senza ripensamenti. Plaudiamo alla Giustizia che mette finalmente un freno all’ideologia xenofoba di chi governa questa regione”, ha dichiarato Furio Honsell di Open Sinistra FVG. Anche il consigliere dem Diego Moretti si schiera con la decisione del Tribunale: “L’avevamo detto che quel regolamento era discriminatorio e anticostituzionale e avrebbe prodotto contenziosi legali”, ha dichiarato.