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“Le vittime della pedofilia nella Chiesa in Francia dal 1950 a oggi sono almeno 10mila”: il rapporto della commissione che indaga

Una stima "per difetto" e soprattutto provvisoria perché per i risultati definitivi dello studio condotto dalla Commissione indipendente che indaga sugli atti di pedocriminalità nella Chiesa di Francia (Ciase) saranno consegnati a fine settembre. A giugno scorso aveva dichiarato che potessero essere tremila le vittime di abusi

La Commissione indipendente che indaga sugli atti di pedocriminalità nella Chiesa di Francia (Ciase) a giugno scorso aveva stimato che le vittime di abusi sessuali dal 1950 all’interno dell’istituzione francese fossero state circa 3mila. Un numero, aveva dichiarato allora il presidente della Commissione Jean-Marc Sauvé, che “non rappresenta certamente la totalità”. Ma il dato oggi viene rivisto a 10mila. Una stima “per difetto” quella anticipata alla stampa francese, e soprattutto provvisoria perché per i risultati definitivi dello studio saranno consegnati a fine settembre. “È possibile che siano almeno 10mila”, ha aggiunto Sauvé, presentando il primo rapporto intermedio dei lavori.

La Commissione è stata istituita nel 2018 da episcopato ed istituti religiosi, in seguito a diversi scandali nella Chiesa d’Oltralpe. Nel giugno 2019, venne anche attivata un’apposita piattaforma telefonica per denunciare gli abusi. Ma il numero di chiamate – 6.500 in circa 18 mesi – “non racchiude certamente la totalità” delle violenze. Secondo Sauvé, infatti, anche il dato di diecimila vittime sarà rivisto ulteriormente al rialzo a lavori conclusi.

Secondo Jean-Pierre Sautreau, alla guida di un’associazione di vittime della Vandea, dipartimento nell’est della Francia particolarmente colpito da questo flagello, 10mila “è già molto, ma è una stima per difetto, siamo ancora distanti dalla verità”. “Spesso – ha aggiunto – sono fatti che risalgono agli anni ’60, e da allora alcuni sono morti oppure, a 80 anni, non hanno più voglia di parlare”. “È la parte emersa dell’iceberg, il dato è certamente molto più alto”, gli ha fatto eco Véronique Garnier, del collettivo di vittime ‘Foi et résilience’.

A sei mesi dalla consegna dei lavori, Sauvé ha sottolineato che il suo rapporto rappresenterà una “diagnosi complessiva”, per rispondere alla domanda: “Come si è arrivati a questo punto, al di là delle falle e delle responsabilità individuali gravi di prelati e religiosi?”. Il rapporto si pronuncerà, inoltre, sul “modo in cui l’istituzione nel suo insieme si è assolta dalle proprie responsabilità”. “In un certo numero di istituzioni cattoliche o di comunità religiose c’è stato un reale sistema di abusi, ma questa situazione rappresenta una piccolissima parte dei casi”, ha dichiarato Sauvé, dicendosi favorevole ad una “giustizia riparatrice”. E della necessità di “gesti forti” per le vittime: “Il bisogno di riconoscimento non può risolversi soltanto con una somma di denaro“. Da oltre due anni, infatti, la Chiesa di Francia studia una forma di riconoscimento del dolore delle vittime che vada al di là del semplice risarcimento finanziario, ma che consideri anche il dovere della memoria, con monumenti o targhe commemorative.