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Transizione ecologica, il ministro Cingolani traccia la rotta: “Le città un laboratorio strategico per la crescita sostenibile”

Il Cdm ha approvato il decreto che sposta una parte delle competenze dello Sviluppo economico al nuovo dicastero. Cingolani si dice pronto a fare del suo meglio per "guidare la transizione dell’Italia verso un futuro a emissioni zero". Durante il webinar #Youth4ClimateLiveSeries traccia le sue linee programmatiche, a partire dal ruolo centrale delle città

“Con determinazione farò del mio meglio per guidare la transizione dell’Italia verso un futuro a emissioni zero”. Lo ha assicurato Roberto Cingolani nel suo primo intervento pubblico come neo ministro della Transizione ecologica. Il suo discorso è stato trasmesso con un video registrato durante il webinar #Youth4ClimateLiveSeries, una delle iniziative preparatorie alla Pre-COP26 che si terrà a Milano a fine settembre, prima della vera e propria Conferenza sul clima in programma nel Regno Unito. Cingolani ha parlato delle città, cui era dedicato il webinar, come di un “laboratorio per la crescita sostenibile”, di “transizione energetica” e di “azioni climatiche”, toccando in poco più di tre minuti alcune di quelle che saranno le sue linee programmatiche.

L’intervento arriva nel giorno in cui il suo ministero, a seguito delle richieste fatte da Beppe Grillo a Mario Draghi, ha acquisito alcune competenze e risorse dello Sviluppo economico, cambiando nome: da “ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare” a “ministero della Transizione ecologica”. Cingolani ha detto di condividere le richieste delle giovani generazioni per “affrontare la minaccia esistenziale del cambiamento climatico”. Una questione su cui ha la propria centralità il tema delle città: “Poiché oggi più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, gli agglomerati urbani diventano un motore fondamentale verso un futuro più sostenibile, resiliente, prospero e climaticamente neutro”. L’urbanizzazione, secondo il ministro, rappresenta un’opportunità: “Le città attraggono talenti e investimenti, la concentrazione di persone favorisce una più rapida diffusione della conoscenza e un più alto tasso di innovazione e stimola lo sviluppo di infrastrutture intelligenti e digitali”. L’urbanizzazione può dunque “fungere da stimolo per ricchezza e conoscenza, attraverso un modello di sviluppo che, nel lungo periodo, garantisce un minore impatto sul pianeta. Ma se questo processo viene gestito troppo rapidamente e in modo non regolamentato, può diventare un catalizzatore per il degrado ambientale e sociale”.

Secondo Cingolani, “il progresso tecnologico è sempre determinato dalla necessità di affrontare alcuni problemi specifici, ma a lungo andare può generarne di nuovi”. Per questo ora è il momento di “sviluppare la nostra capacità di prevenzione, basata su una visione di sostenibilità a lungo termine”. Ed ecco la ricetta che verrà seguita durante l’attuale presidenza italiana del G20: “Il nostro programma si concentra sul ruolo delle città come laboratori strategici per la crescita sostenibile, combinando transizione energetica e azioni climatiche verso uno scenario a emissioni zero – ha detto Cingolani -. Le realtà urbane possono contribuire attivamente alla transizione energetica attraverso un’ampia gamma di soluzioni innovative: maggiore efficienza attraverso il retrofitting e progetti di energia rinnovabile con batterie di piccola scala, mobilità sostenibile a livello pubblico e privato, tecnologie energetiche digitali”. Le città, ha aggiunto, sono anche “un terreno fertile per soluzioni basate sulla natura, che promuovono la gestione del rischio e la resilienza, riducono l’impronta ecologica dei residenti e forniscono benefici per la loro qualità di vita”.