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Richiesta d’aiuto da figlia dell’emiro di Dubai: ‘Io ostaggio di mio padre. Situazione peggiora’. Onu: ‘Solleveremo il caso con gli Emirati’

"Mi trovo in una villa e questa casa è stata trasformata in una prigione, tutte le finestre sono sbarrate, non le posso aprire, ci sono cinque agenti di polizia fuori dall’abitazione e due al suo interno", racconta la 35enne in un video registrato segretamente in bagno e diffuso sul sito della Bbc. La ragazza aveva già tentato la fuga, invano, altre volte, ma era sempre stata riportata indietro dalle autorità del suo Paese

Dovrebbe avere una vita da favola, circondata da lusso e attenzioni, e invece si è ritrovata ostaggio del padre che la costringe a vivere rinchiusa, sotto il rigido controllo della polizia. È la drammatica storia della principessa Latifa, figlia dell’emiro di Dubai e primo ministro degli EAU, Mohammed bin Rashid Al Maktoum, che nelle scorse ore ha lanciato un nuovo drammatico appello sulle condizioni in cui è costretta da anni dal suo padre-padrone, nonché uno degli uomini più ricchi del pianeta. E lo fa tramite una serie di video girati con uno smartphone, di nascosto, e fatti arrivare al programma Panorama della tv britannica Bbc.

“Mi trovo in una villa e questa casa è stata trasformata in una prigione, tutte le finestre sono sbarrate, non le posso aprire, ci sono cinque agenti di polizia fuori dall’abitazione e due al suo interno”, le parole della 35enne che dice di essersi rinchiusa in bagno per registrare i suoi messaggi di sos, l’unico luogo in cui può farlo senza essere scoperta. In un’altra registrazione, pubblicata online sul sito di news della Bbc, la figlia di primo letto dell’emiro, e protagonista anni fa d’un rocambolesco tentativo di fuga via mare finito con la cattura da parte delle unità di commando inviate dal padre fino al largo delle coste indiane, lancia l’accusa di essere stata perfino “drogata” in quell’occasione, per essere poi ricondotta nella sua prigione dorata. Nell’ultimo video appare ancora più angosciata: “Non so proprio cosa vogliano fare di me – aggiunge – la situazione peggiora di giorno in giorno, sono proprio stanca di tutto questo”. L’invio di messaggi segreti di aiuto si è poi interrotto e alcuni amici della principessa hanno consegnato i video all’emittente e chiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Da tempo le autorità degli Emirati affermano invece che Latifa si trova al sicuro presso la sua famiglia. Era anche stata messa in giro la voce di un suo disturbo bipolare, che si è poi rivelata falsa.

Questa volta, però, la sua richiesta d’aiuto non è rimasta inascoltata: l’Onu ha fatto sapere che solleverà il caso della sua detenzione presso le autorità degli Emirati Arabi Uniti. E un portavoce ha detto che potrebbe essere avviata un’indagine una volta che i video della principessa Latifa saranno stati analizzati. Anche la Gran Bretagna ha chiesto trasparenza sulla vicenda, con il premier Boris Johnson che si è detto “preoccupato” per la sua sorte. Johnson ha definito “profondamente angoscianti” le immagini dei video girati in segreto e fatti trapelare ieri sulla Bbc e ha precisato di volersi rimettere “alla Commissione dei Diritti Umani dell’Onu” sulla vicenda, pur assicurando che Londra “terrà gli occhi aperti”.

In questi anni anche diversi personaggi pubblici hanno preso a cuore la sorte della principessa prigioniera. Come l’ex alto commissario Onu ed ex presidente irlandese, Mary Robinson, che aveva descritto Latifa come una “giovane donna turbata” dopo averla incontrata nel 2018 e ora dice di essere stata “orribilmente ingannata” dalla famiglia dell’emiro. Ha chiesto un’azione internazionale per stabilire le condizioni attuali e il luogo in cui si trova esattamente la 35enne.

Nei mesi scorsi Mohammed al Maktoum è stato sconfitto di fronte alla giustizia britannica al termine di una clamorosa causa di divorzio intentata contro di lui da una delle sue consorti, Haya bint Hussein, sorella del re di Giordania, in grado di fuggire alla ricerca della libertà e di trovare poi rifugio in una lussuosissima quanto blindata residenza di Londra. Proprio dal verdetto erano emersi abusi e torture perpetrati contro due sue figlie, per l’appunto Latifa e Shamsa, che nel 2000 aveva provato, a sua volta, a scappare dal padre quando era in Inghilterra. Ma anche lei era stata riportata a casa con la forza.