Politica

Renzi si è presentato in Arabia Saudita come ex sindaco di Firenze: da lì nulla da dire?

Spiace moltissimo che i vari amici fiorentini, intellettuali e cittadini, non aprano bocca sulla triste vicenda di un ex sindaco che si è recato a spendere il nome della città presso la corte di un principe che è sospettato di essere il mandante dell’omicidio brutale di un giornalista critico.

Agnes Callamard, Special rapporteur per le esecuzioni extragiudiziali delle Nazioni Unite, aveva dichiarato che è proprio la dinastia saudita a dovere essere considerata responsabile dell’assassinio, e dello smembramento e occultamento del cadavere, di Khashoggi. Renzi ha tenuto a sottolineare di essere al cospetto di bin Salman non tanto come ex presidente del consiglio, ma come “former mayor of Florence, the city of Renaissance”.

Mi sarei aspettato che quegli amici, impegnati per i diritti e per il dialogo, avessero proferito qualche parola di biasimo se non di condanna per questo gesto grave che mina il prestigio di una città come Firenze. Questo silenzio, nella città che fu di pace e che ebbe come sindaco Giorgio La Pira, è gravissimo. Diceva La Pira nel 1964: “Sentitevi a Firenze come a casa vostra: come nelle vostre città; come presso i vostri popoli: perché questo è il destino storico di Firenze: essere la città della pace, del dialogo; la città di tutti; aperta – con gioia, fraternamente – a tutti i popoli, a tutte le nazioni, a tutte le civiltà, a tutti gli uomini!” (G. La Pira, La preghiera forza motrice della storia, p. 1053).

Era stato ancora La Pira a proporre che le città di tutto il mondo si promettessero reciprocamente amicizia e pace. Che un politico vada a presentarsi come ex sindaco di questa città e a dire che il regime liberticida dei sauditi è un nuovo Rinascimento è un’offesa che dovrebbe essere percepita come grave da tutti i cittadini di Firenze.

Il Consiglio comunale, i giornali cittadini, la vasta rete di intellettuali e cittadini attivi non hanno niente da dire in proposito? Non hanno introiettato niente della lezione lapiriana di parrhesia coraggiosa?

Matteo Renzi si è laureato con una tesi proprio su Giorgio La Pira. Che oggi ne tradisca così palesemente la memoria è una cosa che dovrebbe far indignare tutti i fiorentini, ovvero non tutti coloro che sono nati a Firenze, ma coloro che si sentono parte di una città-mondo, di un luogo di bellezza universale e di pace fra i popoli. Il punto non è tanto e non è più il gesto in sé, ma l’averlo compiuto nel nome di questa città. C’è da sentirsene offesi, giacché un patrimonio così importante non può essere vilipeso in questo modo.

Ricordo Shirin Ebadi, avvocata e Premio Nobel per la Pace, stagliarsi ai piedi del David di Michelangelo presso la Galleria dell’Accademia per una sua lectio magistralis, ricordo le tante prove della città a favore della pace. Si dirà: ma i governi da sempre trattano coi regimi, è la Realpolitik, la città dell’uomo non è la Città di Dio. Tuttavia noi che viviamo in questo mondo queste cose le sappiamo, e pur se lacerano le nostre coscienze, sappiamo distinguerle da quanto è accaduto.

L’ex sindaco di Firenze non era in missione diplomatica per il proprio paese. Egli non può accampare oggi la ‘ragion di Stato’ e raccontarci che l’Arabia Saudita combatte il terrorismo internazionale (e come, poi? finanziandolo?).

Lo Stato, per quanto discutibilmente, sceglie talvolta di intrattenere rapporti con regimi autoritari in nome di un interesse superiore; può sostenere di scegliere il male minore. Una cosa criticabile e criticata, discussa da sempre nella filosofia politica. Solo nell’ultimo secolo, dai bombardamenti di Dresda e dalla bomba atomica di Hiroshima fino alla vendita delle fregate all’Egitto, abbiamo discusso dell’opportunità di sospendere la legge e la giustizia per la salute (o per l’interesse economico) dello Stato. Ma è un altro piano di discorso.

Totalmente diverso è infatti quando quella valutazione non si è chiamati affatto a farla, perché si sta agendo a nome proprio e nell’interesse proprio. In altre parole, a Renzi non è stato chiesto di elogiare l’Arabia Saudita in nome dell’interesse dello Stato, e così di fare una cosa spregevole in nome di un interesse più alto (la salus rei publicae). Egli non si è trovato affatto di fronte a questo dilemma morale, dovendo scegliere solo tra l’interesse personale e l’interesse personale. C’è ancora tempo, cari amici fiorentini, per alzare la vostra voce.