Tecnologia

Minori e privacy, anche Facebook e Instagram sotto la lente del Garante

Dopo aver bloccato l'accesso a TikTok senza verifica dell'età, il Garante della privacy ha annunciato di aver aperto un fascicolo anche su Facebook e Instagram, che ora avranno 15 giorni di tempo per spiegare come facciano eventualmente minorenni ad avere profili su tali piattaforme.

Dopo TikTok pare che sia giunta la volta dei social di Mark Zuckerberg: con un comunicato stampa piuttosto sintetico il Garante per la privacy ha infatti comunicato di aver aperto un fascicolo su Facebook e Instagram. L’intervento dunque si va a inscrivere in una più ampia serie di provvedimenti, che ha avuto inizio pochi giorni fa, a seguito della morte di una bambina di dieci anni probabilmente a causa di una sfida su TikTok, col blocco del social per gli utenti senza accertamento d’età.

“Nei giorni scorsi alcuni articoli di stampa hanno riportato la notizia che la minore avrebbe diversi profili aperti sui due social network”, si legge infatti nel comunicato stampa. “L’Autorità ha dunque chiesto a Facebook, che controlla anche Instagram, di fornire una serie di informazioni, a partire da quanti e quali profili avesse la minore e, qualora questa circostanza venisse confermata, su come sia stato possibile, per una minore di 10 anni, iscriversi alle due piattaforme. Ma ha chiesto soprattutto di fornire precise indicazioni sulle modalità di iscrizione ai due social e sulle verifiche dell’età dell’utente adottate per controllare il rispetto dell’età minima di iscrizione”.

Il colosso di Menlo Park avrà ora 15 giorni di tempo per fornire al Garante i riscontri richiesti, ma l’azione non si fermerà qui, perché l’Autorità ha già fatto sapere che estenderà le verifiche anche ad altri social, in particolare riguardo alle modalità di accesso alle piattaforme da parte dei minori.

La sensazione è dunque che l’intera vicenda non sia che agli inizi. Proprio in questi giorni infatti è giunta ad esempio anche la proposta della sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa di stabilire per legge un’età minima per poter possedere uno smartphone e introdurre addirittura l’uso di SPID, il sistema di verifica dell’identità digitale, per poter ottenere accesso a determinate app.