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Gli Usa di Joe Biden guardano ad Atene. Gli equilibri delle alleanze mediterranee si spostano dalla Turchia alla Grecia

La nuova amministrazione statunitense sembra intenzionata a spostare il baricentro delle sue attività nel Mediterraneo a favore di Atene che intanto rafforza al sua capacità militare con l'acquisto di 18 caccia francesi Rafale di ultima generazione. La 6a flotta Usa potrebbe presto appoggiarsi alle basi elleniche per manutenzione e approvvigionamenti. Sulla Grecia puntano anche gruppi privati come Tesla e Microsoft

Non c’è solo il dossier iraniano al centro delle nuove politiche Usa, dopo l’avvicendamento alla Casa Bianca. La presidenza di Joe Biden infatti si apre con un tema significativo, che avrà riverberi precisi su equilibri ed influenze in due quadranti strategici come quello euromediterraneo e quello mediorientale. La Grecia si candida ad assumere il ruolo di primo military-hub della Nato e degli Usa nel Mediterraeo orientale, spodestando la Turchia, la cui base americana di Incirlik viene depotenziata a vantaggio di Souda Bay, a Creta i cui lavori di raddoppio sono ormai prossimi per ospitare più sottomarini nucleari e fregate.

Una doppia commessa nel settore aeronautico permetterà ad Atene di cambiare pelle, sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista geopolitico. In primo luogo il governo Mitsotakis ha acquistato dalla Francia 18 caccia Rafale, i primi sei in consegna già nel 2021: sostituiranno progressivamente i Mirage 2000 e gli F-16. Inoltre ragiona ancora sul possibile (anche se complesso) acquisto di F-35 dagli Usa, ovvero una parte di quelli inizialmente destinati alla Turchia ma non più venduti dal Pentagono a Recep Tayyip Erdoğan per via dell’incompatibilità con il sistema missilistico russo S-400, che Ankara ha acquistato da Mosca, innescando la nota crisi diplomatica con Washington.

Si tratta di un investimento importante per le casse elleniche, inimmaginabile solo pochi anni fa a causa della crisi economica e degli interventi della troika che tanto scalpore hanno fatto, ma che gli Usa controbilanciano con assist significativi ad Atene. In primis i nuovi cantieri navali a Syros che permettono alla Grecia di scalare posizioni: lì il cantiere navale Neorion, di proprietà della società americana ONEX, è certificato dalla 6a flotta statunitense e dalla US Navy, per la manutenzione delle navi militari statunitensi. La Marina degli Stati Uniti prevede così di riallocare una parte dell’ opera di manutenzione della sesta flotta ai cantieri navali greci creando un indotto rilevante.

In secondo luogo va citato il mega investimento da 1 miliardo di dollari per 100mila nuovi posti di lavoro che Microsoft effettua in Grecia, al fine di accelerare la trasformazione digitale dell’intera macro area. La firma è giunta in occasione della recente visita ad Atene del numero uno di Microsoft, Brad Smith, che ha siglato il nuovo accordo con il premier Kyriakos Mitsotakis: permetterà così di costruire un polo di data center digitale che aumenterà il potenziale di investimento della Grecia, dove già opera un colosso mondiale come Tesla il cui laboratorio è ospitato nel Demokritos Center in Attica e lavora alla creazione di un super treno senza pilota.

Difesa, geopolitica e tecnologia sono i tre capisaldi della nuova veste ellenica a vocazione intercontinentale, a cui si somma un altro dossier particolarmente strategico: quello energetico. Dalla Grecia transiteranno contemporaneamente i tre nuovi gasdotti che stanno ridisegnando le mappe delle alleanze e delle contrapposizioni tra superpotenze: il Tap, il Tanap e l’Eastmed (quando sarà ultimato sulla tratta Israele-Salento). Per questa ragione Atene, dopo aver fortificato relazioni con Tel Aviv, Il Cairo, Abu Dhabi e Parigi, è diventata centrale per le politiche americane nel Mediterraneo e anche nei Balcani, corroborate tra le altre cose dalla partnership tra gli armatori Ross (ex Segretario Usa al commercio) e Marinakis (l’oligarca proprietario della squadra di calcio dell’Olympiakos Pireo).

Lo dimostra l’interesse a stelle e strisce per il porto ellenico di Alexandrupolis, nei pressi del quale transitano le pipeline del gas e da cui si apre un corridoio lungo l’intero costone balcanico, strada ideale per il passaggio delle truppe Nato e Usa. E ancora, anche se poco pubblicizzata, c’è un’altra opera logistica che assumerà un ruolo non secondario nell’intero scacchiere: la Via Carpatia da cui partirà una sorta di cerniera Nato dal porto di Alexandrupolis fino in Lituania: ovvero un corridoio verticale da sud e nord su cui si stanno articolando interessi
economici e geopolitici che avranno effetti anche sugli equilibri di crisi ancora irrisolte come Libia, Siria e Turchia.

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