Politica

Natale, Cts: “Regole più dure o a gennaio saremo nei guai”. Speranza: “Al lavoro su nuove misure”. Tutte le ipotesi allo studio

Gli esperti del Comitato avvertono che l'incidenza dei nuovi casi resta troppo alta. Il governo valuta quindi di mettere tutta Italia in zona rossa nei giorni festivi e prefestivi o di creare una grande zona arancione durante le vacanze. Tra i rigoristi c'è il ministro Boccia, che però rimarca le differenze con la Germania (dove la curva dei contagi continua a salire). Zampa d'accordo: "Non siamo nelle stesse condizioni della Germania"

Una sorta di lockdown nazionale, ma meno duro di quello appena varato in Germania. È questa la linea prevalente nel governo per le festività natalizie dopo che le immagini di domenica – con quattro regioni italiane tornate in zona gialla e folle di persone che si sono accalcate per strade, locali e negozi delle principali città – hanno scatenato un’ondata di indignazione nella politica. A sollecitare una nuova stretta, a due settimane di distanza dall’ultimo dpcm che aveva fornito le prime indicazioni per le vacanze, è in primis il Comitato tecnico scientifico. A Natale “bisogna estendere le misure, altrimenti a gennaio saremo nei guai”, è la conclusione degli esperti al termine dell’incontro che si è svolto in mattinata con il premier Giuseppe Conte, i capidelegazione e diversi ministri, tra cui la titolare del Viminale Luciana Lamorgese. Il motivo è duplice: da un lato per l’impossibilità di controllare in modo capillare il territorio, dall’altro per i dati dei contagi che sono ancora “preoccupanti”, con un’incidenza dei nuovi casi troppo alta (nell’ultimo monitoraggio era di 193 ogni 100mila abitanti, quando dovrebbe essere a 50 ogni 100mila per poter garantire il tracciamento). L’Italia, ha aggiunto il Cts, ha anche un numero di morti giornaliero che supera quello della Germania – che ha però 20 milioni di abitanti in più e si appresta a entrare in lockdown duro fino al 10 gennaio – e oltre metà del Paese con le strutture sanitarie ancora sotto stress. Per giunta i risultati di comportamenti sbagliati si vedrebbero a partire dal 7 gennaio, proprio quando milioni di persone si rimetteranno in moto tra scuola e lavoro.

Speranza: “Al lavoro per scongiurare terza ondata” – A confermare la linea dura è il ministro della Salute Roberto Speranza, che al Tg3 annuncia: “Il Cts in questi minuti si sta riunendo su richiesta del governo per valutare la situazione ed eventuali nuove misure. La mia opinione è chiara: queste misure ci possono aiutare nelle settimane delle vacanze di Natale a evitare che arrivi una terza ondata e una recrudescenza”. Come? “Stiamo ragionando sulle due settimane delle vacanze, quello è il periodo più complicato”, spiega il ministro. “Ascolteremo con grande attenzione i nostri scienziati e l’auspicio è che nel giro di poco tempo si possano assumere ulteriori misure in grado di scongiurare un’ipotetica terza ondata”. Anche perché, ha aggiunto, “il vaccino non arriverà subito per tutti e quindi bisognerà scegliere alcune categorie. Poi ci vorrà un po’ di tempo per poter avere le dosi necessarie per tutti“. Le Regioni, che spingevano per un allentamento delle maglie, si trovano ora di fronte alla prospettiva di un inasprimento. Il più esplicito è il presidente della Liguria Giovanni Toti, che dice ‘no’ a misure omogenee in tutto il Paese: “Trovo surreale l’idea di un nuovo lockdown per Natale, preannunciato dal Governo quasi con piacere penitenziale – dice Toti, numero due della Conferenza delle Regioni – Come se si dovessero punire gli italiani che hanno voglia di acquistare qualche dono per rendere meno amare queste feste”.

Le alternative sul tavolo – L’idea su cui si sta discutendo è quella di rendere tutta l’Italia zona rossa (con conseguente nuova chiusura di bar, ristoranti, negozi e di tutte le attività ritenute ‘non necessarie’ e i limiti agli spostamenti dalla propria abitazione) nei giorni festivi e prefestivi per cercare di limitare gli spostamenti. L’alternativa è creare una grande zona arancione con più libertà per quanto riguarda la mobilità, ma con un inevitabile stop a bar e ristoranti. E con il coprifuoco anticipato alle 18 o alle 20. A confermarlo è la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, che però precisa: il governo adotterà “provvedimenti un po’ più stringenti, non so fino a che punto ma penso che noi non siamo nelle stesse condizioni della Germania, in quanto la nostra curva non è in salita, c’è un Rt in lieve discesa dappertutto ma abbiamo numeri ancora molto preoccupanti”, ha dichiarato a Rainews 24. “Quando abbiamo chiuso le scuole“, ha aggiunto, “immaginavamo numeri assai più bassi di quelli che invece continuiamo a registrare”.

Il nodo dei piccoli Comuni – Che sia lockdown duro o soft, è comunque certa la deroga per gli spostamenti di chi vive nei piccoli Comuni a Natale, Santo Stefano e Capodanno. Prevista nel decreto Covid che fa da cornice all’ultimo dpcm, la misura è stata sin da subito osteggiata dentro e fuori la maggioranza. E ora il governo sembra intenzionato a rivederla, consentendo a chi vive nei paesi sotto i 5mila abitanti di spostarsi entro un raggio di 30 chilometri. Nel frattempo, però, i senatori del Pd hanno appena depositato a Palazzo Madama una mozione – su cui c’è ampia convergenza – che punta ad allargare il bacino ai Paesi fino a 10mila abitanti. L’intenzione dei parlamentari è quella di impegnare il Governo “ad adottare tempestivamente le iniziative necessarie, di natura normativa o interpretativa, al fine di consentire la possibilità per gli affetti più stretti di ricongiungersi nelle giornate del 25 e del 26 dicembre 2020 e del 1° gennaio 2021″. La capigruppo ha fissato un voto in aula per mercoledì.

Governo diviso tra aperturisti e chiusuristi – Resta da capire quale sarà il punto di caduta tra le diverse anime dell’esecutivo sulle nuove regole da varare per le vacanze. Il ministro Francesco Boccia dice basta alle divisioni tra “aperturisti e chiusuristi” e chiede unità: “In caso di nuove restrizioni serve un sì collettivo”, dice a La vita in diretta su Rai1. “Le regole stanno funzionando e andiamo avanti così nei giorni lavorativi che abbiamo di fronte, mentre per le festività dobbiamo decidere se chiudere di più. Secondo me sì – dice -. Se ci saranno restrizioni ulteriori, però, dobbiamo sapere che saranno solo per un periodo“. Ma l’unità, dentro alla maggioranza, ancora non si vede. Alla riunione “allargata” di stamattina hanno partecipato pure i capidelegazione: una decisione non casuale, visto che fino a ieri i partiti di maggioranza erano divisi sul da farsi. Mentre ora, viste le immagini degli assembramenti nel weekend, saranno costretti alla retromarcia. “È essenziale che il Cts ci fornisca indicazioni di merito per assumere scelte politiche conseguenti ispirate a quella coerenza che in questo momento ritengo sia una esigenza forte del Paese. Prima di assumere decisioni, chiedo al Cts di fornire le indicazioni di merito necessarie“, precisa però la ministra Teresa Bellanova. Una linea praticamente opposta a quella dello scorso agosto, quando i renziani – come il capogruppo di Iv in Senato Davide Faraone – erano i primi a sostenere che le decisioni spettano “alla politica e al Parlamento, non al primo tecnico che si alza e fa una dichiarazione”.

Boccia: “Immagini degli assembramenti sono ingiustificabili” – Tra i rigoristi ci sono invece il capodelegazione dem Dario Franceschini e il ministro Speranza: “È vero che nelle ultime settimane c’è stata una lieve flessione per le misure adottate ma la battaglia non è vinta e ci vuole ancora tantissima cautela“, ha ribadito al Tg3. “Ci vuole poco a tornare indietro e vanificare gli sforzi delle ultime settimane”. Condivide le stesse preoccupazioni pure Boccia: in un’intervista al Corriere della Sera il ministro per gli Affari regionali ha dichiarato che “le foto degli assembramenti mostrano scene ingiustificabili, irrazionali, irresponsabili. Conte è sempre stato rigoroso, ma ascolta le proposte di tutti. Una cosa è lo spostamento tra piccolissimi comuni e borghi confinanti. Ma allargare i confini comunali a tutta la provincia, come chiede la destra, sarebbe un errore. I cittadini lo prenderebbero come un liberi tutti“. Il presidente della Liguria, Giovanni Toti, è tra coloro che sostengono che non si possa penalizzare l’economia a Natale, ma Boccia definisce “semplicistica questa rappresentazione della realtà, questa divisione tra aperturisti e rigoristi. Dobbiamo metterci in testa che quando c’è un’epidemia e non c’è un farmaco bisogna evitare gli spostamenti. Non lo dico io, ma la scienza. Noi del Pd, come ha ribadito Zingaretti, vogliamo misure più restrittive, altro che apertura. Quanto all’economia, il governo ha stanziato in miliardi il più grande piano dal dopoguerra”.

Bisogna mantenere una linea di rigore anche secondo il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ad Agorà su Rai 3. Perché già così “il Natale di per sé, anche” festeggiato dentro i confini di uno “stesso Comune, porterà le famiglie a stare insieme e quindi è inevitabile che vi sarà una risalita” dei contagi. “Se sarà una risalita piccola sarà gestibile”, però se non lo sarà “ci troveremo con un nuovo picco – è convinto Sileri – che impedirà da gennaio di fare ciò che dobbiamo fare: riaprire le scuole, riaprire i ristoranti, consentire alle persone di andare a sciare, riprenderci la nostra vita”. Il primo a schierarsi contro l’apertura agli spostamenti tra piccoli Comuni è stato il governatore della Campania, Vincenzo De Luca: “Se apriamo la mobilità nei piccoli Comuni, che sono 10 milioni di abitanti, non ci sarà più nulla da fare perché avremo una ripresa drammatica del contagio a gennaio”, ha detto parlando a Che Tempo Che Fa.