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Norman Foster, l’achistar lascia il movimento ambientalista: “Voglio continuare a progettare aeroporti”

La vicenda è accaduta in Inghilterra. Protagonisti da un lato l’85enne Norman Foster, architetto famoso nel mondo, celebre per aver progettato “l’uovo di vetro” del municipio o il “suppostone” della City nella città di Londra; dall’altro il gruppo di architetti attenti ai cambiamenti climatici

Criticano l’archistar perché progetta aeroporti, e lui si dimette dal movimento di architetti ambientalisti. La vicenda è accaduta in Inghilterra. Protagonisti da un lato l’85enne Norman Foster, architetto famoso nel mondo, celebre per aver progettato “l’uovo di vetro” del municipio o il “suppostone” della City nella città di Londra; dall’altro il gruppo di architetti attenti ai cambiamenti climatici riunitisi da due anni sotto il collettivo composto da un migliaio di architetti e designer, Architects Declare. I secondi hanno più volte stigmatizzato diversi progetti della Forster and Partners, tra cui la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ovvero l’avveniristico aeroporto più resort di lusso ad Amaala sul Mar Rosso. Recentemente Foster ha iniziato a lavorare anche su altri progetti inerenti l’espansione, o la crescita ex novo, di nuovi scali aeroportuali in Messico, Cina, Hong Kong e Kuwait. Architects Declare ha così dovuto mandare giù magoni su magoni, fino a quando è stato direttamente mister Foster con i suoi associati a mollare gli ormeggi e separarsi dal collettivo.

“Dalla nostra fondazione nel 1967, siamo stati pionieri di un’agenda verde e crediamo che il settore dell’aviazione, come qualsiasi altro settore, abbia bisogno di infrastrutture più sostenibili per raggiungere il suo scopo. A differenza di Architects Declare, ci impegniamo a soddisfare tale esigenza”, ha spiegato lo studio londinese in una lunga nota/manifesto piuttosto sprezzante. “Crediamo che il segno distintivo della nostra epoca e il futuro del nostro mondo connesso a livello globale sia la mobilità. Mobilità di persone, merci e informazioni oltre i confini. Solo mediante un’azione coordinata a livello internazionale possiamo affrontare le questioni del riscaldamento globale e le future pandemie. L’aviazione ha un ruolo fondamentale da svolgere in questo processo e continuerà a farlo. Non si possono spostare le lancette dell’orologio all’indietro”, hanno poi concluso.

Nel comunicato che ha fatto scalpore, discutere, e sancito la separazione dello studio londinese dal collettivo Architects Declare, Foster ha sostenuto che “esistono già alternative a combustibili fossili per alimentare gli aerei (…) che non richiederebbero modifiche alle flotte di aerei già esistenti”: “Airbus ha recentemente rilasciato tre linee di aeroplani che sarebbero alimentati a idrogeno anziché a carburante per aerei e che, affermano, potrebbero trasportare passeggeri entro il 2035”. Contro l’ottimismo di Foster&partners, diversi soci di Architects Declare hanno risposto con uno dei tanti studi che riguarda il tasso di inquinamento degli aerei sul nostro pianeta. Studi che segnalano come il mercato dell’aviazione di lusso è responsabile di una grandissima quantità di emissioni nocive. Un rapporto che gli accademici dell’università di Linneaus in Svezia, ha quantificato lo squilibrio un po’ come nella impressionante sproporzione tra ricchi e poveri della Terra: l’1% della popolazione mondiale è responsabile della metà di tutte le emissioni degli aerei nel 2018.