Cronaca

Covid, Brusaferro: “Fase di escalation, alcune Regioni oltre soglia ricoveri”. Cartabellotta: “Siamo in ritardo, è peggio di marzo”

Il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) è stato audito in Commissione Affari Sociali della Camera per fare il punto sulla tenuta del sistema. Il presidente Gimbe è invece intervenuto davanti alla commissione Sanità di Palazzo Madama

“Dopo aver avuto una fase di transizione, ci troviamo in una fase che tecnicamente definiamo di escalation e quindi in parte dobbiamo usare misure di contenimento e in parte misure di mitigazione”. Il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) Silvio Brusaferro, poche ore dopo che il premier Giuseppe Conte ha firmato il nuovo dpcm, è intervenuto in audizione in Commissione Affari Sociali della Camera per fare il punto rispetto alla tenuta del sistema. Poco dopo, in commissione Sanità del Senato è stato invece audito Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe che ha sottolineato come, in questa seconda ondata, ci siano nuove criticità che rendono peggiore la situazione rispetto a marzo: questo a causa di una situazione preoccupante delle strutture nel centro Sud, delle pressioni su un personale sanitario “meno motivato” e infine, per i continui “attriti” tra governo ed enti locali. “Siamo in ritardo sull’evoluzione del virus”, ha dichiarato.

Brusaferro: “Alcune Regioni hanno superato la soglia dei ricoveri, altre sono vicine” Il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha parlato della situazione complessiva di ospedali e reparti: “A differenza della prima ondata, il virus circola in tutte le Regioni” anche se “abbiamo situazioni con circolazione contenuta e altre con valori particolarmente elevati”. Uno dei dati importanti è la percentuale della positività al tampone: “Quando supera il 4% è un indicatore di una forte circolazione, e in tutte le regioni del nostro Paese c’è questa caratteristica”. “Quello dei ricoveri con sintomi è un numero che sta crescendo e merita attenzione” e “lo stesso vale per le terapie intensive”. Rispetto all’occupazione dei posti letto in degenza ordinaria di aria medica, “alcune Regioni hanno superato il cut-off, altre no ma sono vicine”.

Il significato dei cut-off, ovvero dei valori soglia definiti dal Ministero della Salute, è che se abbiamo “oltre il 40% di occupazione dei letti di area medica per patologie Covid vuol dire che dobbiamo riprogrammare le attività sanitarie dilazionabili per altre patologie, così da trovare posto e dare priorità ai pazienti con Sars-cov-2″. “In queste ultime settimane la curva ha avuto un picco significativo”, ma “la presenza di asintomatici e paucisintomatici è una caratteristica di questa fase dell’epidemia”. Altro elemento per capire l’evoluzione dell’epidemia, ha proseguito Brusaferro, “l’età mediana delle persone che contraggono infezioni a inizio epidemia sfiorava i 70 anni, a Ferragosto era sotto i 30 anni, a fine settembre e ottobre era intorno ai 40 anni e lentamente sta crescendo. Questo è un elemento di attenzione perché significa che un numero crescente di persone anziane sta contraendo l’infezione e sappiamo che, nel loro caso, implica la possibilità di sintomatologia impegnativa e metodi invasivi di cura”.

Cartabellotta: “Siamo in ritardo sull’evoluzione del virus” “In questa seconda ondata siamo messi peggio di marzo, c’è un coinvolgimento del centro sud, che ha servizi sanitari più fragili, abbiamo di fronte 4-5 mesi di inverno, c’è la pressione data dall’epidemia influenzale, il personale sanitario è meno motivato e ci sono attriti tra governo e enti locali che impediscono di prendere le misure più opportune”, ha detto Cartabellotta davanti alla commissione di Palazzo Madama. Secondo Cartabellotta il sistema ha perso tempo e ritardato troppo gli interventi: “Siamo in ritardo sull’evoluzione del virus, passano 15 giorni tra il contagio e la notifica dei casi, c’è inoltre un ritardo in molte regioni sulla notifica delle diagnosi. L’indice Rt non può essere utilizzato da solo per decidere le misure, perché è in ritardo e può essere sottostimato, deve essere valutato insieme ad altri parametri. Inoltre siamo in ritardo con i Dpcm, stiamo andando verso il lockdown totale perchè non siamo in grado di valutare gli effetti delle misure introdotte con i vari decreti. Bisogna notare che anchde un lockdown totale da solo permette di ottenere una riduzione del 50%dei casi al ventottesimo giorno”. Sull’accesso ai dati, ha aggiunto l’esperto, c’è bisogno di più trasparenza. “La legge assegna all’Iss la sorveglianza utilizzando una piattaforma che è ad accesso riservato, i ricercatori indipendenti non possono fare nessuna ricerca ulteriore. L’altro aspetto è il monitoraggio degli indicatori del 30 aprile 2020, il report non è pubblico, periodicamente emerge attraverso organi di stampa ma è riservato. Riteniamo che rispetto al report è opportuno che vengano resi pubblici i contagi per comune, mentre ora li abbiamo solo per provincia. Inoltre si dovrebbe rendere accessibile il database in formato open data, mentre per il monitoraggio della fase 2 si dovrebbero rendere pubblici i report e i database in formato open data, ed espliciti e riproducibili i criteri per l’attribuzione del livello di rischio”.