Cronaca

Coronavirus, a Milano i pronto soccorso rischiano l’intasamento: i numeri di accessi sfiorano il picco della prima ondata

Secondo i dati sanitari controllati da Ansa, gli interventi delle ambulanze per casi assimilabili al Covid-19 il 30 ottobre sono stati 420, contro i 480 al giorno dei mesi di marzo-aprile. Gli incrementi maggiori si registrano nelle città di Varese, Como e Lecco. Mentre a Milano il pronto soccorso più intasato resta quello del Policlinico. "Serve un nuovo lockdown", dicono uniti i medici, infermieri e soccorritori intervistati da Ansa

A Milano il numero di accessi ai pronto soccorso per casi respiratori o infettivi sta raggiungendo le cifre della prima ondata del coronavirus, nel periodo di marzo-aprile 2020. E l’impennata non sembra destinata ad arrestarsi. Secondo i dati sanitari controllati da Ansa, gli interventi delle ambulanze per casi assimilabili al Covid-19 il 30 ottobre sono stati 420, contro i 480 al giorno dei mesi di marzo-aprile. Numeri in veloce ascesa, peraltro, dato che a un giorno di distanza il 31 ottobre, alle ore 14 gli interventi si attestavano a 250, senza la seconda parte della giornata che in genere vede un crescendo rispetto alla mattina. In particolare, in Lombardia, rimangono stabili e alti i dati della città metropolitana di Milano, mentre i valori in maggior incremento si osservano a Varese, Lecco e Como, ma soprattutto nella provincia varesina: il 30 ottobre si registravano 185 casi e il 31 ottobre, alle 14, erano già 125 con le proiezioni in aumento. Sul fronte degli accessi ai pronto soccorso, invece, in Lombardia gli ospedali più intasati (almeno secondo il numero di ambulanze in sosta alle 14 di oggi) sono quello di Busto Arsizio (Varese) e di Gallarate (Varese), oltre a Sondrio e Bergamo. A Milano il più intasato resta il Policlinico, mentre l’ospedale San Paolo ha registrato stamani code notevoli ma per i drive-in dei tamponi. Le chiamate al 118, ieri, sono state circa 2.100.

“Il picco degli accessi che presentano sintomi respiratori o infettivi non si ferma – spiega un medico nel pronto soccorso del Fatebenefratelli – e non smetterà di intasarci a meno che non ci sia il lockdown. La gente deve capire che il lockdown aiuterebbe moltissimo i pronto soccorso: per noi non avere incidenti stradali, infortuni sul lavoro e piccoli traumi stradali significa avere un -40% di ingressi”. Gli fa eco un infermiere: “È questa la grande differenza che abbiamo con marzo. Se non ci fossero tutti questi pazienti potremmo concentrarci sui pazienti con problemi respiratori e infettivi, che di solito sono il 10% e che adesso sono quasi la metà del totale”. In pronto soccorso pare che tutti aspettano il lockdown: “A marzo hanno chiuso tutto l’8, dopo il primo caso del 21 febbraio, cioè dopo una quindicina di giorni. Oggi quanti giorni sono passati dal primo caso della cosiddetta seconda ondata?”. Stamani, 31 ottobre, all’ospedale San Paolo è dovuta intervenire la polizia locale per la fila di gente che era in attesa di un tampone. “Il nostro paziente attende da un paio d’ore – racconta un volontario soccorritore – e forse adesso ci siamo, è stato fortunato, la media dell’attesa può essere anche molto più alta. Non dovrebbe essere un Covid, comunque questa cosa la diranno i medici per carità, noi però dobbiamo trattarli tutti come tali, con le procedure di massima sicurezza, anche una caviglia slogata”. All’ospedale Sacco la situazione è complessa ma non la peggiore. Le ambulanze attendono parcheggiate, con pazienza sia per i volontari sia per i malati. “La situazione più incasinata non è qui ma al Policlinico, al San Gerardo, a Saronno , a Cernusco sul Naviglio. Oramai li giriamo tutti”, conclude il volontario.