Giustizia & Impunità

Genova, tutte le aule del palazzo di giustizia inagibili: “Aerazione non rispetta la normativa anti-Covid”. Udienze rinviate

Il tribunale del capoluogo ligure off limits dopo le ispezioni svolte nelle ultime ore da Asl e Provveditorato regionale alle opere pubbliche: per almeno tutta la prossima settimana non si potrà svolgere alcuna udienza. La novità è stata annunciata via mail dal presidente del Tribunale, Enrico Ravera, a tutti i presidenti di sezione

Tutte le aule del palazzo di Giustizia di Genova sono inagibili in base alla normativa anti-Covid, per l’inadeguatezza dei sistemi di aerazione. È l’esito delle ispezioni svolte nelle ultime ore da Asl e Provveditorato regionale alle opere pubbliche: per almeno tutta la prossima settimana, pertanto, non si potrà svolgere alcuna udienza. “Ritengo che allo stato attuale le aule d’udienza non rispettino in toto le condizioni e pertanto sconsiglio l’utilizzabilità delle stesse – scrive l’ingegner Dino Cavallaro, responsabile del servizio di prevenzione e protezione – nonché della sala medica al terzo piano adibita in prima battuta a sala Covid, nonostante l’evidenza della chiusura del ricircolo per tutti gli impianti da parte del Provveditorato alle Opere Pubbliche”.

La novità è stata annunciata via mail dal presidente del Tribunale, Enrico Ravera, a tutti i presidenti di sezione: “Cari presidenti – si legge nella comunicazione – vi giro la mail ricevuta da parte dell’ingegnere RSPP da cui si evince che tutte le aule del tribunale con ventilazione non sono state ritenute idonee per lo svolgimento delle udienze e se ne sconsiglia l’utilizzo. Vi chiedo quindi di rinviare le cause dei prossimi giorni, rassicurandovi che sono alla ricerca di spazi idonei anche all’esterno del tribunale per risolvere la gravissima situazione, di cui ho già informato il Ministero”. È il primo caso in cui tutte le aule di un ufficio giudiziario non sono dichiarate idonee dal punto di vista sanitario. Gli unici locali a restare utilizzabili sono gli uffici personali dei magistrati.

“Siamo abbastanza sotto choc – commenta al fattoquotidiano.it il presidente Ravera – non ce lo aspettavamo, anche perché le relazioni precedenti erano favorevoli. Questa settimana non si svolgerà nessuna udienza, speriamo di trovare al più presto una soluzione approvata anche dal Ministero”. In realtà già il tema si era già posto nei giorni scorsi, quando le aule al terzo e quarto piano del palazzo erano state chiuse per inagibilità. In un vertice tra Comune, Tribunale e Ordine degli avvocati si erano ipotizzate tre strutture cittadine da destinare ai processi: i Magazzini del Cotone al Porto Antico, dove già si tengono le udienze più numerose (lì si discuterà l’incidente probatorio sul crollo del ponte Morandi); il cosiddetto Matitone, grattacielo nel quartiere di Sampierdarena dove hanno sede gli uffici comunali; o l’ex Albergo dei Poveri, sede di un polo universitario al momento poco frequentata per le lezioni a distanza. Soluzioni che a questo punto bisognerà approntare con la massima urgenza, pena una paralisi completa dell’attività. La scorsa estate, per poter celebrare le udienze del processo per il crollo del ponte, il Ministero della Giustizia aveva affittato un intero padiglione della Fiera di Genova, al costo di circa 100mila euro.

“È un vero disastro”, commenta Luigi Cocchi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Genova. “In questi minuti sto provvedendo ad avvisare tutti i colleghi. Ora bisognerà mettere una pezza sui processi da svolgere nel medio termine, diciamo da qui a gennaio, perché i lavori di adeguamento non si faranno in fretta”, ragiona. “Tra martedì e mercoledì il Comune dovrebbe aver completato il censimento, che già era in corso, delle strutture da utilizzare. Ma adesso l’urgenza è massima, perché questo provvedimento era del tutto inatteso”.

Poche ore prima del caso di Genova, l’Associazione nazionale magistrati aveva denunciato proprio l’inadeguatezza delle misure per proteggere l’ambiente della giustizia dal Covid: “La pandemia avanza nei palazzi di giustizia e le Istituzioni competenti sono a oggi silenti”, scrivono le toghe. “I magistrati italiani continuano a disporre di applicativi inadatti per celebrare udienze a distanza, mancano le annunciate dotazioni informatiche per lo smart working, magistrati, avvocati, personale amministrativo e utenti continuano a utilizzare aule e spazi inadatti a ospitare le udienze in presenza. Pare in definitiva – conclude il comunicato – che l’esperienza della prima ondata di contagi non sia servita a programmare il futuro immediato e a immaginare misure adatte a un servizio essenziale qual è quello giudiziario”.