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Coronavirus, il mondo dello spettacolo messo a dura prova: i teatri sospendono le recite, al cinema perdite del 70% rispetto al 2019

Sia il mondo della musica che il teatro e il cinema navigano a vista in questi giorni soprattutto sull'onda dell'aumento dei contagi per coronavirus. La situazione è seria e al momento non ci sono deroghe sulla capienza per gli spettacoli: 1000 persone all'aperto e 200 al chiuso. Lo spettro della profonda crisi è a un passo e i lavoratori fragili manifestano per farsi sentire.  Sono 250mila i lavoratori degli eventi ad essere fermi e circa la metà degli oltre 300mila addetti nei teatri

Non promette nulla di buono la situazione epidemiologica. La curva dei contagi è in costante crescita con quasi undicimila positivi di ieri e il Governo ha varato il nuovo Dpcm tra coprifuoco in mano ai sindaci e misure restrittive. Nella morsa delle decisioni drastiche anche il mondo dello spettacolo che cerca di andare avanti nonostante le finanze disastrose tra teatri, sale cinematografiche e live assenti. Il Teatro alla Scala avrebbe dovuto presentare il calendario degli spettacoli da dicembre 2020 a marzo 2021, ma ha bloccato tutto. “Restano al momento confermati gli spettacoli in programma fino a lunedì 19 ottobre compreso. Il teatro segue l’evolversi della situazione e darà comunicazione rispetto alle rappresentazioni successive non appena il quadro normativo sarà chiarito”, recita il comunicato stampa. Nei giorni scorsi è stato il Teatro Petruzzelli di Bari a dover sospendere le recite del Falstaff dopo che 11 dipendenti erano risultati positivi al Covid-19.

Archiviata la Mostra del cinema di Venezia, che si è svolta naturalmente senza star internazionali, con la curva dei contagi meno allarmante dell’attuale, ora sono gli organizzatori della Festa di Roma a sudare freddo per arrivare alla meta del gran finale del 25 ottobre, tra qualche defezione, mascherine e termoscanner.

Gli operatori guardano però alle misure del nuovo Dpcm che metterebbero a repentaglio gran parte della programmazione, mentre le capienze limitate, al momento a 200 posti al chiuso e 1000 posti all’aperto, salvo deroghe, costringono le strutture a lavorare di fatto in perdita. I numeri parlano chiaro: sono 250mila i lavoratori dei concerti dal vivo ad essere fermi e circa la metà degli oltre 300mila addetti nei teatri. Non va meglio al cinema. I dati diffusi al Mercato Internazionale dell’Audiovisivo sono allarmanti. Secondo l’European Audiovisual Observatory, per gli incassi al boxoffice in Europa si prevede nel 2020 un calo rispetto al 2019 del 70% e nel 2021, sempre rispetto al 2019, del 40%.

I lavoratori dello spettacolo intanto continuano a farsi sentire. In 1.500 si sono presentati in piazza Duomo a Milano domenica scorsa con i bauli, un gesto simbolico ma importante dal momento che quei contenitori servono per trasportare il materiale utile ad allestire gli show. “Da adesso in poi è necessario instaurare un tavolo di lavoro con le istituzioni – hanno dichiarato gli organizzatori – e tutti i rappresentanti del settore degli eventi, concerti, congressi, spettacoli e fiere e il Ministero dei Beni delle attività culturali e del turismo, il Ministero delle attività produttive ed il Ministero della Sanità. Ora più che mai è necessario mettere punti fermi e lavorare compatti per individuare una meta temporale e delle regole in grado di permettere al comparto di ricominciare a lavorare in sicurezza e in maniera economicamente sostenibile. Da oggi deve iniziare un percorso graduale, ma determinato, per rimettere in piedi il settore”.