Scienza

Vaccino coronavirus, Johnson & Johnson alla fase III della sperimentazione. L’annuncio dello scienziato Anthony Fauci

Il candidato vaccino della Janssen si basa su un adenovirus umano, ossia su un virus che appartiene alla stessa famiglia di quello del raffreddore, reso inoffensivo e utilizzato come navetta per trasportare nelle cellule la principale arma del virus Sars Cov 2

Come ormai è noto sono diversi i candidati vaccini anti Covid arrivati alla fase III. Oggi si aggiunge quello dell’azienda Janssen, della Johnson & Johnson, basato su una sola dose. Si prevede di arruolare 60.000 volontari presso 215 centri negli Usa. L’annuncio arriva direttamente da Anthony Fauci, direttore generale dell’Istituto americano per le malattie infettive (Niaid), che fa parte del National Institutes of Health (Nih), e l’ente americano per la ricerca e biomedica Barda (Biomedical Advanced Research and Development Authority). È il quarto test di fase 3 in corso negli Usa dopo quelli delle aziende Moderna, AstraZeneca e Pfizer, grazie a una corsa mai vista finora nel rilascio delle autorizzazioni. Senza considerare altri candidati sviluppati in Cina.

Il candidato vaccino della Janssen si basa su un adenovirus umano, ossia su un virus che appartiene alla stessa famiglia di quello del raffreddore, reso inoffensivo e utilizzato come navetta per trasportare nelle cellule la principale arma del virus Sars Cov 2: la proteina Spike, l’artiglio che il nuovo coronavirus usa per aggredire le cellule. Una navetta analoga era stata sviluppata dall’azienda per un vaccino contro il virus Ebola, che ha recentemente ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio dalla Commissione Europea.

Di questo candidato vaccino sono finora noti i risultati preclinici, ottenuti cioè nei test condotti in laboratorio e sugli animali. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature, indicano che nei macachi Rhesus il vaccino ha stimolato la produzione di anticorpi in grado di neutralizzare il nuovo coronavirus. I risultati dei test di fase 1 e 2, condotti negli Stati Uniti e in Belgio, sono al momento in corso di valutazione. In quella che è ormai la scelta di adottare procedure sempre più rapide, i risultati a interim positivi di queste prime fasi dei test hanno dimostrato che il profilo di sicurezza e l’immunogenicità dopo una singola vaccinazione sono in grado di sostenere l’ulteriore sviluppo della sperimentazione.

A questo proposito, a indurre l’ottimismo di Fauci è la considerazione dei “risultati promettenti” ottenuti all’inizio della fase dei test e il fatto di prevedere la somministrazione di una singola dose lascia pensare potrebbe che “essere particolarmente utile nel controllo della pandemia”. Tuttavia Fauci ha ribadito ancora una volta che “”è probabile che saranno necessari più regimi vaccinali Covid-19 per soddisfare le esigenze globali”.