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Strage di oltre 300 elefanti in Botswana: uccisi da batteri tossici prodotti dalle alghe

Dall'inizio dell'estate le carcasse sono state ritrovate nella zona del delta del fiume Okvango, a Nord. Nel confinante Zimbabwe a inizio settembre sono morti 20 esemplari

Sono più di 300 gli elefanti trovati morti in circostanze misteriose dall’inizio dell’estate nel Nord del Botswana. Le carcasse sono state ritrovate nella zona del delta del fiume Okvango, vicino alla città di Maun. Lo stato dell’Africa meridionale ospita un terzo della popolazione di elefanti in via di estinzione del continente e a luglio ha avviato un’indagine sulle misteriose morti dei pachidermi, raccogliendo campioni dalle carcasse e mobilitando personale e aerei per comprendere meglio la situazione. Oggi i funzionari del Botswana sembrano aver trovato la ragione della morte improvvisa degli animali: è stata causata da alghe blu-verdi che, in acque stagnanti, producono cianobatteri tossici. “I nostri ultimi test hanno rilevato che le neurotossine cianobatteriche sono la causa della morte. Si tratta di batteri trovati nell’acqua”, ha detto Mmadi Reuben, veterinario presso il Dipartimento della Fauna selvatica e dei Parchi nazionali, in una conferenza stampa riportata da Al Jazeera.

Le domande a cui rispondere restano molte, come il motivo per cui solo gli elefanti sono morti e non altri animali e perché soltanto in quella zona. “Abbiamo una serie di ipotesi su cui stiamo indagando”, ha aggiunto Reuben. Durante la stessa conferenza stampa, Cyril Taolo, vicedirettore del dipartimento, ha comunicato che il numero di elefanti deceduti è salito a 330 dai 281 segnalati l’ultima volta a luglio. La popolazione di elefanti del Botswana, che è la più grande del mondo, è stimata in 130mila esemplari. All’inizio di settembre, anche nel confinante Zimbabwe sono state scoperte più di 20 carcasse di elefanti, e le autorità sospettano che gli animali siano morti a causa di un’infezione batterica.