Scuola

Prove nella sede più vicina o solo digitali: così il Covid cambia i test d’ingresso all’università. Il Ministero: “Problema iscritti in isolamento”

Si parte oggi con la selezione per la facoltà di Veterinaria, poi il 3 settembre per Medicina. Secondo un sondaggio di Skuola.net, sulla scelta della città dove studiare pesano le limitazioni agli spostamenti e l'ansia di un nuovo lockdown

Test nell’ateneo più vicino a casa per evitare gli spostamenti tra Regioni, prove quasi esclusivamente digitali (tranne quelle nazionali) e l’incognita degli iscritti che si trovano in isolamento: l’emergenza sanitaria cambia modalità dei test d’ingresso all’università, partiti oggi con la facoltà di Veterinaria (diecimila iscritti per 890 posti). Il 3 settembre sarà la volta di Medicina, quando più di 65mila candidati si disputeranno 13.072 posti. In entrambi i casi, i candidati saranno chiamati a svolgere i test nella sede più vicina al comune di residenza e non nella sede scelta per l’eventuale immatricolazione. A stabilirlo è lo stesso Ministero dell’Università e della Ricerca, che ha considerato questa scelta indispensabile per evitare spostamenti non necessari e limitare il rischio di creare nuovi focolai.

Secondo Skuola.net, che ha condotto un sondaggio tra 2500 future matricole alle prese con il test, quasi 9 studenti su 10 cercheranno di iscriversi vicino a casa: il 70% nella stessa regione, il 17% in una regione confinante o non troppo lontana. Una scelta, questa, che in un quarto dei casi è stata determinata proprio dai problemi generati dal virus: il 12% avrebbe voluto entrare da un’altra parte (in un ateneo più distante) ma le condizioni economiche della famiglia al momento glielo impediscono, il 13% ha paura di rimanere bloccato da un eventuale nuovo lockdown. Numeri che al Sud, area da cui tradizionalmente partono i flussi maggiori di fuori sede, crescono ulteriormente: qui il Covid frena le ambizioni di oltre 1 ragazzo su 3 (nel 18% dei casi alla base ci sono ragioni economiche, per il 16% i timori sono di tipo logistico).

Incognita quarantene – Un problema che potrebbe aprirsi è quello di coloro che avrebbero voluto partecipare ma non possono farlo perché in isolamento, anche solo per un contatto con un positivo . Situazione segnalata anche sul sito del Ministero dell’Università e della Ricerca: “Vista la presenza di candidati destinatari dei provvedimenti sanitari di prevenzione del Covid-19 che non potranno sostenere le prove di accesso programmato, ha provveduto ad avvisare i Ministeri competenti al fine di verificare ogni eventuale possibile gestione delle suddetta situazione”. Tradotto: esiste il problema (visto che i contagi sono aumentati molto tra gli under 30) e si cerca una soluzione. Un’opzione è quella di far ripetere la prova più avanti, ma si aprirebbe la strada a una valanga di ricorsi, visto che questi iscritti avrebbero più tempo degli altri per prepararsi.

Test d’ingresso da remoto – Per le prove di Medicina, Veterinaria, Scienze della formazione primaria e Professioni sanitarie le prove si svolgeranno in presenza. Ma per i singoli atenei, come il Politecnico di Milano, le prove tradizionali saranno sostituite nella stragrande maggioranza dei casi (73%) da un test in modalità online, che potrebbe diventare la regola anche per gli esami delle prossime sessioni. Mentre un’università su 10 ha preferito filtrare le domande sulla base del curriculum o di un colloquio individuale.

I prossimi test – In calendario a settembre c’è il test per le Professioni sanitarie (l’8), Medicina in inglese (il 10) Scienze della formazione primaria (16) e Architettura (25).

Effetto Covid sulla scelta dell’ateneo – La metà degli studenti che resteranno forzatamente nei paraggi di casa, se l’anno prossimo il quadro sanitario dovesse migliorare definitivamente, non escludono di chiedere il trasferimento nell’università dei propri sogni: il 25% lo ritiene molto probabile, una quota simile valuterà a seconda di come si troverà nell’ateneo su cui ha dovuto ripiegare. Si conferma, anche nel caso dei corsi a numero chiuso locale, il peso dell’emergenza sugli spostamenti dei ragazzi. Tra quelli che hanno scelto di studiare vicino casa, 1 su 4 dice di averlo fatto perché condizionato dalle difficoltà economiche o dalla paura dei blocchi. Nelle regioni meridionali, circa 1 studente su 3 dice che senza questi ostacoli avrebbe sicuramente preso una strada diversa. Oltre la metà, tra un anno, valuterà se riprendere in mano i piani originari e chiedere il trasferimento altrove.