Cronaca

Coronavirus, in 700 senza mascherina il Nas sospende attività di una discoteca. Il Viminale scrive ai prefetti per i controlli

Giovani e meno giovani assembrati come in una delle tante foto che sono state scattate in questi giorni di vacanza e movida in provincia di Trapani

Mentre continua la polemica sulla decisione del governo di chiudere le discoteche e ripristinare l’obbligo di mascherina dalla 18, arriva la notizia che il Nas di Palermo, nei giorni scorsi, durante un controllo insieme ai carabinieri Alcamo (Trapani), hanno sospeso una l’attività di una discoteca perché le 700 persone presenti non avevano la mascherina e non era osservato il distanziamento sociale. Giovani e meno giovani assembrati come in una delle tante foto che sono state scattate in questi giorni di vacanza e movida. Al termine degli accertamenti è stata disposta la sospensione immediata dell’attività di discoteca per cinque giorni, con comunicazione alla competente Prefettura di Trapani.

Dopo la stretta il Viminale ha comunque scritto ai prefetti per invitarli ad organizzare i servizi sul territorio alla luce delle nuove prescrizioni. Intanto, i gestori ricorrono al Tar per chiedere l’immediata riapertura delle discoteche. L’ordinanza del ministro della Salute, Roberto Speranza, ha messo in moto la macchina del ministero dell’Interno che non era stato preventivamente investito del nuovo provvedimento in cantiere e che non sarà agevole far rispettare. Meno di una settimana fa, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, era stato chiaro sul tema: se le forze di polizia avviassero “un’attività di controllo massivo” ad esempio sulle discoteche, aveva detto, “gli effetti sarebbero devastanti” anche per “la ripresa delle attività economiche”. Ora, però, i divieti sono in vigore e bisognerà farli rispettare.

Nella circolare il nuovo capo di gabinetto del Viminale, Bruno Frattasi, invita i prefetti a convocare apposite riunioni dei Comitati provinciali dell’ordine e della sicurezza per valutare l’ordinanza, coinvolgendo anche sindaci e polizia locale, e mettere in campo “le misure di vigilanza, prevenzione e controllo ritenute più idonee a scongiurare la violazione delle predette prescrizioni”. In sostanza, ogni prefetto rafforzerà i servizi di vigilanza sui luoghi più a rischio assembramenti e sui locali della movida per verificare il rispetto del divieto di ballo e l’obbligo di indossare la mascherina. Ed il lavoro non mancherà agli agenti se si pensa anche ai rave party abusivi come quello durato 4 giorni e che si è concluso ieri mattina nel Cremonese coinvolgendo un migliaio di giovano che si sono ritrovati a ballare, in gran parte senza mascherina. Domani è in programma una riunione del Comitato tecnico scientifico che esaminerà la situazione. Il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, è stato chiaro: “Di fronte al superamento di alcuni limiti, saranno necessarie chiusure. Parlo di lockdown localizzati”, circoscritti cioè alle aree più critiche. L’esperto microbiologo Andrea Crisanti rileva che “In Italia, se andiamo a guardare rispetto a due-tre settimane fa, i casi si sono triplicati, ma originano principalmente da trasmissione endogena, e sono sicuramente importanti. L’Italia non sta in una bolla impermeabile rispetto a quanto succede del mondo”.

Foto di archivio