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Hong Kong, la protesta sbarca in Borsa. Volano le azioni della società del tycoon Jimmy Lai, arrestato ieri

La rivoluzione si fa anche in Borsa. O almeno ci si prova. Sul mercato di Hong Kong la società Next Digital ha messo a segno un rialzo del 300% solo nell’ultima seduta, portando i guadagni dell’ultima settimana al + 1000%, un valore più che decuplicato. Next Digital è la holding di Jimmy Lai, 72 anni, patrimonio personale di oltre 1 miliardo di euro, tycoon dei media arrestato dalla polizia secondo la nuova legge sulla sicurezza nazionale a causa del suo impegno pro-democrazia. Il gruppo edita tra l’altro il quotidiano tabloid Apple daily che in pochi giorni ha visto la sua tiratura giornaliera passare dalle 70 mila alle 550 mila copie.

Scambi vorticosi e capitalizzazione decuplicata – Gli attivisti della protesta di Hong Kong hanno apertamente invitato la popolazione ad acquistare le azioni della società come forma di solidarietà e sostegno a Lai. In poche ora la capitalizzazione di next Digital ha raggiunto i 672 milioni di dollari di Hong Kong (76 milioni di euro) dai meno di 60 milioni che valeva una settimana fa. Una società di piccole dimensioni i cui titoli vengono quindi mossi anche con acquisti non ingenti. Nelle ultime due sedute i volumi degli scambi (ossia quante azioni vengono vendute e comprate) sono letteralmente esplosi. L’editorialista di Apple daily Stanley Wong ha affermato di aver acquistato 1,2 milioni di azioni, precisando che devolverà gli eventuali guadagni a un fondo per studenti. Tra gli acquirenti di azioni Next Digital c’è anche l’attivista e cantante Denise Ho. Da un punto di vista prettamente finanziario la società appare in realtà molto debole, con perdite che si accumulano bilancio dopo bilancio e valore della azioni in calo pressoché costante dal 2014.

La svolta “politica” dopo piazza Tienanmen – Lai ha costruito la sua fortuna nel settore delle vendite di abbigliamento ma, nel 1989, dopo le proteste di piazza Tienanmen, decise di spostarsi nel settore dei media per sostenere la causa della democrazia. Dall’inizio delle proteste ad Hong Kong le pubblicazioni di Lai, in particolare Apple daily, sono state apertamente critiche nei confronti del governo locale e della Cina. L’imprenditore è stato accusato di aver violato la nuova legge della sicurezza, gli vengono attribuiti diversi reati, inclusa la collaborazione con stati esteri a danno del paese. Il tycoon era già finito in manette in passato, l’ultima volta a febbraio. Gli arresti delle ultime ore arrivano dopo le sanzioni imposte la scorsa settimana dal Dipartimento del Tesoro Usa – che hanno colpito anche la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam – e che il governo dell’ex colonia britannica ormai nell’orbita di Pechino ha bollato come “sfacciate” e “indegne”.