Diritti

Con il Covid lo sfruttamento sessuale minorile si è spostato dalle strade alle case: richieste estreme, prezzi più bassi, impossibile fuggire

Alla vigilia della Giornata Internazionale contro la tratta di esseri umani, Save the Children ha diffuso la decima edizione del rapporto ‘Piccoli schiavi invisibili’, approfondendo proprio il tema dello sfruttamento sessuale, che a causa della pandemia ha visto peggiorare le condizioni in cui versano le vittime

La crisi legata all’emergenza Covid-19 ha spinto lo sfruttamento sessuale, anche delle vittime minorenni, dalle strade all’interno delle case, aumentando quello on-line e ‘indoor’ (dove è possibile richiedere tipologie di prestazione molto più rischiose), ma ha anche reso più difficili percorsi di autonomia e allontanamento da situazioni di degrado, perché le vittime di tratta si sono ritrovate ancora più isolate. Spesso più indebitate e ricattabili. È accaduto ovunque. Anche in Italia, dove le giovani schiave del sesso, in particolare, si sono trovate costrette ad accettare richieste sempre più spinte e prezzi sempre più bassi dai clienti. Alla vigilia della Giornata Internazionale contro la tratta di esseri umani, Save the Children ha diffuso la decima edizione del rapporto ‘Piccoli schiavi invisibili’, approfondendo proprio il tema dello sfruttamento sessuale. Perché in Italia, tra le oltre duemila persone prese in carico dal sistema anti-tratta nel 2019, la forma più diffusa di sfruttamento resta proprio quella (84,5%), che vede come vittime principalmente donne e ragazze (86%). Nonostante l’emersione sia molto più difficile nel caso dei minorenni, una vittima su 12 ha meno di 18 anni, il 5% meno di 14. “Nel far fronte all’emergenza covid-19 non bisogna dimenticare le vittime invisibili di tratta e di sfruttamento che sono nel nostro Paese” spiega Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

I DATI GLOBALI DI UN FENOMENO SOMMERSO – Nel mondo, invece, sarebbero oltre 40 milioni le vittime di tratta o sfruttamento, costrette di fatto in condizioni di schiavitù, e una su 4 (10 milioni), avrebbe meno di 18 anni. Una realtà perlopiù sommersa che, rispetto a un così grande numero di minori coinvolti, trova conferma nei pochi dati disponibili sui casi segnalati nel 2019 da 164 Paesi del mondo: più di 108mila, il 23% dei quali relativi a minorenni e, in un caso su 20, addirittura a bambini con meno di 8 anni. Tra gli effetti più diretti che riguardano i minori, il lockdown ha limitato da un lato gli spostamenti e la possibilità per le vittime di trovare aiuto o fuggire, dall’altro, con la chiusura delle scuole che in molti casi sono l’unica occasione di un pasto quotidiano garantito, ha spinto tantissimi bambini in strada in cerca di cibo o di reddito esponendoli al rischio di essere sfruttati o diventare vittime di traffico, ma anche dell’adescamento dei predatori sessuali della rete. Il cybercrime connesso alla tratta e sfruttamento ha sviluppato nel tempo enormi capacità operative, con l’aumento della richiesta di sevizi erotici online, in video-chat o webcam durante il lockdown. A questo fenomeno se ne associa un altro, con caratteristiche diverse, che vede sempre come vittime i minori, e che riguarda le torture e le coercizioni perpetrate per produrre e commercializzare materiali pedopornografici. Secondo la Commissione Europea la domanda di materiale pedopornografico sarebbe aumentata durante il lockdown fino al 30% in alcuni Stati membri dell’Unione.

LA TRATTA IN ITALIA – Ma il rapporto è una fotografia della tratta e dello sfruttamento dei minori anche in Italia. Se la nazionalità di origine delle piccole vittime è principalmente nigeriana (87%), ivoriana (2,5%) e tunisina (1,9%), la regione con più casi emersi è la Sicilia (29,8%), seguita da Liguria (14,3%), Campania (9,3%) e Piemonte (13,7%). Gli illeciti riguardanti lo sfruttamento lavorativo minorile inoltre nel 2019 si attestano a 243 casi accertati, quasi tutti nel settore terziario (210) e in particolare in quello dell’alloggio e della ristorazione (142) o del commercio (36), “con la consapevolezza – spiega il rapporto – che questi dati sono solo la punta di un iceberg rispetto alle tante bambine, bambini e adolescenti vittime invisibili di violenza e sfruttamento qui, nel nostro Paese”. Anche in Italia lo scoppio della pandemia Covid-19 ha avuto gravi conseguenze sulle condizioni di vita delle vittime di tratta e sfruttamento. Gli operatori partner del progetto ‘Vie d’Uscita’ di Save the Children – per il contrasto e la fuoriuscita dal sistema di sfruttamento sessuale di minori e giovani tra i 12 e i 24 anni – hanno intercettato e sostenuto nei primi sei mesi del 2020 e in sole sei regioni (Piemonte, Veneto, Marche, Abruzzo, Lazio e Sardegna) circa mille nuove vittime, sia in strada che online, in gran parte di origine nigeriana o dei paesi dell’est Europa.

GLI EFFETTI DEL COVID-19 SULLE SCHIAVE DEL SESSO – Le vittime, esposte a maggiori pressioni e violenze da parte dei loro controllori, si sono spesso trovate costrette ad accettare richieste sempre più spinte e prezzi sempre più bassi dai clienti, che comunque hanno continuato ad alimentare il fenomeno, su strada o chiedendo incontri al proprio domicilio o in altri luoghi. In molti casi gli incontri sono avvenuti nell’assoluta mancanza di misure di protezione personale rispetto al virus, in altri le ragazze hanno ricevuto informazioni errate sull’uso dei dispositivi, come la mascherina, difficili anche da procurare per il loro costo elevato, o si sono anche trovate in balia di fake news diffuse ad arte sulla falsità dei rischi di contagio o su presunte immunità di origine etnica. In molti casi sono state spinte a iniziare nuove attività di prostituzione indoor, condividendo a volte in 4 o 5 appartamenti prima utilizzati da due ragazze dove ricevere in contemporanea anche 4 o 5 clienti, o prestazioni in video-chat e webcam, o per la produzione di materiali pornografici. Nel rapporto sono messi in luce anche i diversi profili dello sfruttamento in base alla provenienza delle ragazze. La rete di trafficanti che controlla le vittime di origine cinese sembra provvedere a tutti gli aspetti dell’organizzazione dell’attività indoor che coinvolge ragazze anche giovanissime, che non conoscono la lingua italiana o hanno documenti falsi per cui sono ancor più controllabili, mentre alle vittime di origine nigeriana o rumena viene imposto a volte di organizzarsi da sole per ‘promuoversi’ in rete.

COSA SERVE – “Per alcuni questo periodo di lockdown ha fatto accrescere la consapevolezza della condizione di sfruttamento vissuta e ha incoraggiato a chiedere un aiuto per uscirne – spiega Raffaela Milano – ma, purtroppo, in molti altri casi, i trafficanti sono riusciti a modificare rapidamente le forme di sfruttamento sessuale e hanno reso le vittime ancora più isolate e difficilmente raggiungibili”. Per questo, alla luce della crisi, secondo la direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children “è necessario potenziare gli interventi di contrasto allo sfruttamento minorile, con una particolare attenzione allo sfruttamento on line, intensificare il lavoro di sostegno alle vittime, e varare al più presto il nuovo Piano nazionale di azione contro la tratta e lo sfruttamento, tenendo conto delle esigenze specifiche dei minori vittime manifestati durante questo periodo di emergenza sanitaria”.