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Ponte Morandi, Corte dei Conti: “Avanzati 13 milioni di aiuti”. Protesta dei commercianti esclusi: “Dati soldi a caso”. Sansa: “Toti, dove sono i soldi?”. Governatore: “Colpa della legge nazionale”

I negozianti di Certosa e Sampierdarena non hanno ricevuto un euro nel corso della crisi post-crollo, nonostante ne fossero stati stanziati 235, non tutti spesi. Il presidente della Liguria sostiene di "aver chiesto al governo di allargare la platea, ma nessuna risposta". E il candidato Pd-M5s attacca: "La Regione ha arricchito chi forse non se lo meritava"

Sono avanzati 13 milioni dei 235 per il sostegno alle aziende in difficoltà arrivati a Genova dopo il crollo del Ponte Morandi, mentre decine di commercianti e negozianti di Certosa e Sampierdarena, le zone più colpite dopo la tragedia, non hanno ricevuto un euro perché esclusi dai criteri di assegnazione. Così, riporta il Secolo XIX, la Corte dei Conti ha manifestato “preoccupazione”, mentre il governatore della Liguria, Giovanni Toti, in un’intervista al quotidiano genovese sostiene di aver “suggerito al governo degli emendamenti per allargare la platea, diminuire i giorni di chiusura. Senza un cambiamento normativo è impossibile saldare chi non ha chiuso o chi non rientra nelle forme societarie previste”. Ma il candidato di Pd e M5s alle prossime Regionali, Ferruccio Sansa, attacca: “Se il presidente Toti aveva dribblato la procura della Corte dei Conti che gli contestava di non aver speso tutti i soldi che il governo gli aveva affidato per gli aiuti del post Morandi, ora cosa si inventerà di fronte all’inchiesta del Secolo XIX che rivela il volto più oscuro della gestione dei fondi nazionali?”.

Massimiliano Braibanti, presidente del Comitato Zona Arancione, attacca sulla gestione dei fondi: “Hanno sbagliato tutto, hanno dato i soldi a caso. A Certosa e Sampierdarena ci sono decine di negozianti e commercianti che non hanno ricevuto un euro. Molti hanno chiuso. Non siamo contrari ad allargare gli aiuti – ha detto rispondendo alla domanda sull’ipotesi che quei 13 milioni possano essere destinati agli aiuti post-Covid in tutta la Liguria -, prima però dev’essere aiutato chi è rimasto qui. Chi è rimasto indietro”.

Toti ammette che “ci sono casi che purtroppo sono rimasti fuori dai criteri decisi dal governo. Noi non possiamo che attenerci a quelli”. Giustificazione che non convince Sansa, come si legge nella nota diffusa in cui sostiene che “con meccanismi di difficile comprensione, invece di premiare commercianti e artigiani piegati dall’isolamento dovuto al crollo, la Regione ha arricchito chi forse non se lo meritava. Toti, ora basta dribbling. Spieghi dove sono finiti i soldi“.

In difesa del governatore è intervenuto Matteo Cozzani, coordinatore della campagna elettorale per Toti Presidente, che risponde alla nota dell’ex giornalista del Fatto: “A quanto pare il candidato Sansa si ostina a non leggere quello che scriviamo o ha solo intenzione di fare cattiva e falsa propaganda – dice – Con la Legge Genova siamo riusciti a risarcire in tempi record commercianti, artigiani, imprese, Partite Iva e autotrasportatori che avevano subito danni in seguito al crollo del Ponte Morandi. Per le diverse categorie interessate, sono stati stanziati in totale 220 milioni, più altri 13 milioni e mezzo per le assunzioni a tempo determinato negli enti locali per far fronte all’emergenza. Le risorse stanziate sono state tutte usate per rimborsare chi ne aveva bisogno. Il presidente Toti e la sua amministrazione hanno cercato di agevolare il più possibile, hanno accolto le richieste della Camera di Commercio e delle associazioni di categoria. L’unico disavanzo di cui parla Sansa riguarda la disponibilità dedicata al sostegno al reddito, ovvero la cosiddetta una tantum e la cassa in deroga. Erano 30 milioni per gli anni 2018-2019 e ne sono avanzati poco più di 13 milioni”. Controreplica a Cozzani il Partito democratico regionale: “I 13 milioni non spesi si riferiscono all’Articolo 4 Ter, che prevede due misure finanziate con 30 milioni di euro nel biennio 2018/2019: una misura una tantum da 15 mila euro destinata ai lavoratori autonomi e risorse per la cassa integrazione in deroga. All’una tantum sono stati destinati 15 milioni di euro che vengono spesi tutti. Peccato che siano stati spesi male, a causa di criteri vaghi, labili e poco trasparenti decisi da Toti e non certo dal Governo. Basti pensare che il criterio che doveva essere discriminante, cioè la presentazione del modulo AE della Protezione Civile, destinato a certificare i danni, non era nemmeno richiesto. La conseguenza è che ne hanno beneficiato anche aziende che non hanno subito danni e non ne avevano bisogno, mentre altre che erano effettivamente danneggiate ne sono rimaste fuori”.