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Caso Epstein, il giudice respinge la richiesta di scarcerazione di Ghislaine Maxwell: “Rilasciarla sarebbe un rischio grande”

Secondo gli inquirenti il suo ruolo era assolutamente determinante nel giro di minorenni creato da Epstein: accusa suffragata anche dalle parole di una delle vittime del finanziere pedofilo, comparsa davanti al giudice di Manhattan. "Senza di lei, Jeffrey non avrebbe potuto fare quello che ha fatto". La testimone - protetta dall’anonimato - ha detto che"se Ghislaine verrà scarcerata avrò bisogno di essere protetta. Il suo unico obiettivo è quello di autoconservazione. Non ammetterà mai quello che ha fatto"

Resta in carcere Ghislaine Maxwell, la donna accusata di essere la complice di Jeffrey Epstein. La sua richiesta di scarcerazione su cauzione è stata respinta da un giudice distrettuale di Manhattan che ha accolto la tesi dell’accusa di “pericolo di fuga”: “Rilasciarla sarebbe un rischio troppo grande“, è il senso della decisione del giudice. Secondo gli inquirenti il suo ruolo era assolutamente determinante nel giro di minorenni creato da Epstein: accusa suffragata anche dalle parole di una delle vittime del finanziere pedofilo, comparsa davanti al giudice di Manhattan. “Senza di lei, Jeffrey non avrebbe potuto fare quello che ha fatto“. La testimone – protetta dall’anonimato – ha detto che”se Ghislaine verrà scarcerata avrò bisogno di essere protetta. Il suo unico obiettivo è quello di autoconservazione. Non ammetterà mai quello che ha fatto”.

La donna, comparsa in udienza, si è dichiarata: “non colpevole”. Aspetto dimesso, voce roca, Maxwell si è collegata in videoconferenza e ha negato di essere coinvolta in abusi sessuali. Quindi ha chiesto quindi di essere scarcerata su cauzione. Ma dalle carte presentate dai procuratori emergono nuovi dettagli sullo stile di vita condotto dopo la fuga e sul suo arresto: lungi dall’essere cooperativa, Ghislaine ha provato fino all’ultimo a scappare. Gli agenti dell’Fbi l’hanno trovata chiusa a chiave in una stanza della sua villa nel bosco di Bradford, nel New Hampshire, con il cellulare avvolto nella carta stagnola per non essere intercettata.

Figlia dell’ex editore e deputato britannico Robert Maxwell, Ghislaine è accusata di adescamento di minori finalizzato allo sfruttamento sessuale e falsa testimonianza. Secondo gli investigatori gestiva la rete di abusi su minori messa in piedi da Epstein e partecipava lei stessa ai festini organizzati. Ora il magistrato dovrà decidere se accogliere o respingere la richiesta di scarcerazione, oppure se concederle gli arresti domiciliari, visto il rischio contagio nel supercarcere federale di Brooklyn. Se condannata, Ghislaine rischia dunque fino a 35 anni di carcere, con l’inizio del processo fissato per il 12 luglio 2021. La sua richiesta è quella di essere liberata dietro una cauzione di 5 milioni di dollari con l’impegno di consegnare il passaporto e di muoversi solo nell’area di New York sotto il controllo del gps.

Ma per i procuratori la donna, 58 anni, deve rimanere in prigione: troppo alto il rischio di fuga. Non solo per il precedente nel New Hampshire, ma anche per la fitta rete di contatti e risorse a disposizione. Si stima che abbia circa 20 milioni di dollari depositati in diverse banche. Senza contare che Maxwell possiede ben tre passaporti, britannico, francese e statunitense. E da un Paese come la Francia sarebbe impossibile una estradizione.

Dalle carte presentate al giudice emergono anche nuovi dettagli sul tipo di vita condotto dalla donna dopo essere sparita: della sua sicurezza si occupavano alcuni ex militari britannici assunti dal fratello di Ghislaine come guardie del corpo. Una di queste, la più fidata, aveva in gestione una carta di credito attraverso la quale veniva fatto ogni acquisto per conto della Maxwell: carta intestata a una delle società della donna e con la quale sarebbe stata acquistata anche la casa di Bradford. I procuratori hanno poi accertato che la complice di Epstein aveva nel 2008 e 2019 almeno 2 milioni di dollari depositati in una banca inglese e 4 milioni di dollari in una banca svizzera. Finanze definite dall’Fbi “opache“.