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“Mio zio Donald Trump è un mostro. L’uomo più pericoloso al mondo”: le rivelazioni della nipote Mary nel suo libro-scandalo

Così, quando mancano quattro mesi alle presidenziali in cui il magnate newyorkese spera di essere rieletto, la psicologa pronostica senza mezze parole: la sua conferma alla Casa Bianca sarebbe una catastrofe, la fine della democrazia americana

Narcisista, sociopatico, pericoloso, bugiardo e imbroglione seriale. Per nulla empatico, disattento ai familiari, sempre alla ricerca di attenzioni. Così Mary L. Trump, psicologa nipote del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, descrive lo zio nel suo libro scandalo che uscirà il 14 luglio e che Associated Press ha letto in anteprima. Un ritratto feroce e impietoso quello fatto dalla 55enne, che da sempre accusa lo zio di essere uno dei responsabili della morte del padre Fred, alcolizzato e di fatto abbandonato al suo destino dalla famiglia. E, a differenza degli altri nipoti, lei è stata tagliata fuori dalla sua parte di eredità quando morì il nonno Fred Trump Sr. Ora però è giunta l’ora di togliersi un mare di sassolini dalle scarpe, in alcuni casi veri e propri macigni che hanno segnato la vita della donna. Arriva così la pubblicazione del libro di memorie “Too Much, Never Enough”, “Troppo e mai abbastanza”, in cui spiega come la sua famiglia abbia creato “un mostro”, “l’uomo più pericoloso al mondo“.

È proprio quella del nonno imprenditore Fred la figura fondamentale per capire chi è Donald. Mary descrive lo spietato patriarca come un “sociopatico” a cui interessava solo il suo interesse, non quello dei figli. Per loro, spiega, “l’amore non significava nulla. Il padre si aspettava da Donald e Fred Jr. solo obbedienza” e finì per metterli in feroce competizione, l’uno contro l’altro. Alla fine Donald ha prevalso, mentre Fred Jr. ha ceduto di schianto: la notte in cui fu ricoverato in gravi condizioni – ricorda la figlia Mary – zio Donald andò al cinema, impossibile dimenticarlo. “L’atmosfera di divisione creata da mio nonno in famiglia è l’acqua in cui ha sempre nuotato Donald, e quello che lui continua a perseguire oggi è proprio quel tipo di divisione, a scapito di qualunque altro”, scrive ancora Mary, spiegando come Donald abbia sviluppato “potenti barriere di autodifesa ma primitive, contrassegnate da una crescente ostilità e indifferenza verso gli altri“. Per il tycoon “imbrogliare è uno stile di vita. Per lui le persone si valutano solo in termini monetari, quello che gli piace è l’istinto ‘killer’, mentre qualità come empatia, gentilezza e competenza sono da lui poco considerate se non punite. Come l’assumersi la responsabilità dei propri fallimenti”.

Così, quando mancano quattro mesi alle presidenziali in cui il magnate newyorkese spera di essere rieletto, la psicologa pronostica senza mezze parole: la sua conferma alla Casa Bianca sarebbe una catastrofe, la fine della democrazia americana. Questo è il secondo infangante libro che arriva da un ‘insider’ in due mesi, dopo il bestseller dell’ex consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton. “Quando il libro sarà pubblicato – scrive la nipote del tycoon – centinaia di migliaia di vite americane saranno ormai state sacrificate sull’altare della tracotanza e della deliberata ignoranza di Donald”. Un riferimento alla pandemia, mentre i contagi negli Usa sono oltre 3 milioni.

Poi racconta che lo zio pagò un amico perché sostenesse per lui il SAT, l’esame d’ammissione al college. E che la sorella, Maryanne, faceva al suo posto i compiti. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Matthews, ha smentito che Trump si sia fatto sostituire al test. A proposito dell’appoggio ottenuto dal magnate tra leader cristiani ed evangelici bianchi, la psicologa scrive: “L’unica volta in cui Donald andò in chiesa fu quando le telecamere erano lì. È da capogiro. Non ha principi”. Torna poi alla morte del padre, quando lei aveva 16 anni. Trump, che di rado ammette errori, lo scorso anno disse di essere dispiaciuto della pressione lavorativa che lui e il padre fecero al fratello. Descrive poi lo zio come un narcisista egoriferito che ignorava i sentimenti dei familiari, dicendo di non stupirsi quindi della violenta retorica elettorale, visto che nei pranzi familiari lui “parlava di tutte le donne che considerava brutte ciccione o degli uomini, di solito più potenti, come perdenti”.

Nel libro, lunga psicanalisi del clan Trump, l’autrice racconta anche la progressione di comportamenti sviluppata sulla scia delle azioni del padre, esigente e ‘bullizzantè verso Donald. “Mentire”, scrive, per lui “era una difesa, non solo un modo di evitare la disapprovazione per evitare punizioni… era un modo di sopravvivere”. Le elezioni del 2016? Né l’autrice, né la sorella maggiore di Donald ed ex giudice federale, lo presero sul serio. “E’ un clown, disse mia zia Maryanne in uno dei soliti pranzi, non accadrà mai”, scrive la psicologa. Racconta poi di aver pensato molte volte di parlare pubblicamente dello zio, ma di aver temuto di essere considerata “una nipote scontenta e diseredata in cerca di denaro o rivalsa”. Ma dopo gli ultimi tre anni, aggiunge, “non posso più restare zitta”. Per la Casa Bianca, tuttavia, il libro raccoglie solo “accuse ridicole e assurde che non hanno alcun fondamento”.