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Breve storia del razzismo: dall’odio religioso nel Medioevo all’apartheid, un libro per capire ascesa (e declino) di un “prodotto occidentale”

Il saggio scritto dallo storico americano George Fredrickson ripercorre secoli di discriminazioni e intolleranza evidenziando come, nonostante sia un fenomeno globale, gli eventi più drammatici si siano collocati fra l’Europa e gli Stati Uniti. Paradossalmente, proprio dove il contesto politico immaginava una società fondata sull’uguaglianza

Dall’intolleranza religiosa nel Medioevo alla “supremazia culturale” degli anni ’80. Il razzismo ha percorso secoli e secoli della storia dell’umanità. Il termine è entrato nell’uso comune per la prima volta negli anni Trenta, per motivare il genocidio degli ebrei, ma viene usato oggi per descrivere i sentimenti ostili di un gruppo etnico o di un popolo nei riguardi di un altro e le azioni che scaturiscono da tali atteggiamenti. Per capire meglio questo fenomeno possiamo prendere come punto di riferimento il saggio “Breve storia del razzismo” (Donzelli Editore, 176 pgg, 18 euro) scritto da George Fredrickson, uno dei più autorevoli storici americani, che aiuta a comprendere quanto sia un pericolo radicato nella nostra società, e le misure da adottare affinché non si trasformi in ‘razzismo sistemico’.

Fredrickson annuncia nell’introduzione che il suo obiettivo è presentare in modo conciso la storia dell’ascesa e del declino del razzismo (anche se non ancora, purtroppo, la sua scomparsa) dal Medioevo ad oggi. Ripercorrendo i secoli, notiamo come esso sia un prodotto occidentale e come la sua forza si eserciti basandosi su due componenti: le differenze e il potere. Altre forme di discriminazione razziale sono state compiute anche nel resto del mondo, ma eventi tanto drammatici da segnare prepotentemente l’immaginario collettivo si sono collocati unicamente fra l’Europa e gli Stati Uniti dove si era sviluppato un contesto che immaginava una società fondata sull’uguaglianza fra gli uomini e non sulle discriminazioni.

L’autore compie, infatti, un excursus che parte dall’intolleranza religiosa del Medioevo ad opera dei cristiani che hanno perseguitato gli ebrei ritenuti “impuri”, per giungere poi alla nascita del “razzismo biologico” con l’avvento del colonialismo in età moderna e la sottomissione dei neri resi schiavi, arrivando al genocidio degli ebrei, alle ‘leggi di Jim Crow’ nel sud degli Stati Uniti e al Sudafrica sotto l’apartheid definiti “regimi apertamente razzisti”. Per arrivare infine all’oggi, al “razzismo culturale”, nato durante gli anni ‘80 e ‘90 e basato sulla convinzione che la cultura occidentale sia superiore alle altre culture.

Ma come si fa a combattere il razzismo sistemico ancora così radicato a tutti i livelli della società? Secondo l’autore, ci vorrebbe una maggiore sensibilizzazione e una nuova comprensione verso il diverso, perché il multiculturalismo dovrebbe essere considerato fonte di ricchezza e non di discriminazione. Inoltre, bisognerebbe adottare comportamenti che siano funzionali alla costruzione di una nuova società più tollerante. Maggiore sostegno dovrebbe provenire dalle istituzioni, e bisognerebbe parlare della storia del razzismo (e del razzismo nella storia) già ai bambini, affinché da adulti vedano nel prossimo un alleato, anziché un nemico.