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Lazio, sale slot all’attacco di Zingaretti. Per 15 giorni di chiusura in più lo denunciano alla Corte dei Conti: “Danno erariale di 27 milioni”

La Regione Lazio tiene chiuse le agenzie scommesse e le sale videopoker per "motivi prudenziali" legati al coronavirus: "In quei locali permanenza troppo lunga". E gli esercenti protestano: "Siamo allo stremo". Sul fronte della ludopatia il Lazio è la seconda peggiore d'Italia

Le società che gestiscono le sale slot nel Lazio prendono di mira Nicola Zingaretti. E ora vorrebbero fargli pagare di tasca sua i mancati incassi di due settimane di “chiusura forzata”. Alla lobby, infatti, non è piaciuta la proroga di appena 15 giorni “per motivi prudenziali”, disposta nel Lazio da dal presidente della Regione Lazio. Così si sono rivolte alla Corte dei Conti chiedendo di contestare al governatore un danno erariale di oltre 27 milioni di euro. L’esposto, un faldone di ben 270 pagine, è stato presentato ai magistrati contabili dalla Chi & Pa srl, azienda che gestisce una sala scommesse e video lottery nel quartiere Centocelle di Roma. Il documento si scaglia contro l’ordinanza regionale 47 del 13 giugno scorso, uno dei pochi provvedimenti in cui il governatore del Lazio è andato in controtendenza rispetto alle direttive governative. Una decisione presa ufficialmente “per motivi prudenziali”, che ha allungato di due settimane il lockdown degli esercizi commerciali del gioco d’azzardo, posticipando la riapertura dal 15 giugno al 1 luglio. Tutto questo avviene, peraltro, mentre il Lazio supera la Lombardia per indice di contagio (l’ormai noto “Rt”).

L’esposto: “Colpa grave di chi ha firmato l’ordinanza”
Nell’esposto, la società ha sciorinato gli incassi del 2019, facendo notare come tutto il comparto (video slot, video lottery, scommesse sportive, ippiche e virtuali) abbia portato un incasso di 5 miliardi e 287 milioni di euro, per un versamento all’erario di oltre 665 milioni di euro. Ecco che dividendo quest’ultima cifra per 365 giorni e moltiplicando il risultato per i 15 giorni di stop, si ottengono i 27,3 milioni di euro che la Regione Lazio, secondo i denuncianti, avrebbe fatto perdere alle casse pubbliche. Non solo. Nell’esposto si fa presente come quasi tutte le Regioni si siano adeguate alle indicazioni del decreto governativo dell’11 luglio, tranne Calabria, Emilia Romagna, Liguria e Veneto, che hanno posticipato la riapertura al 19 giugno. “Appare evidente – denunciano gli avvocati della società – che gli amministratori che hanno predisposto e sottoscritto l’ordinanza sono incorsi in contraddizioni grossolane, ponendo in essere un comportamento inevitabilmente connotato da colpa grave”, attraverso “valutazioni irragionevoli e immotivate”.

Le proteste degli esercenti: “Siamo economicamente allo stremo”
Nei giorni scorsi, la Lega in Regione Lazio aveva preso le parti delle società di scommesse, con il capogruppo Orlando Tripodi che aveva definito l’ordinanza di Zingaretti “un atto ignobile”. La Federazione Italiana Gestori Scommesse aveva anche protestato sotto la sede dell’Ente regionale: “Siamo allo stremo delle nostre forze e anche solo due settimane di chiusura in più potrebbero determinare la chiusura definitiva per tantissime attività del comparto”, aveva detto a RomaToday il portavoce Christian Evangelisti. Protestano anche le sale bingo, che avrebbero perso “fino al 60% della clientela e degli introiti”, secondo l’agenzia di settore Agimeg. “C’è il problema della permanenza – spiegano dalla Regione Lazio a Ilfattoquotidiano.it – in alcuni di questi esercizi chi gioca rimane anche delle ore e non è sostenibile. Si parla soprattutto di sale bingo e sale slot. Al momento la riapertura rimane fissata per il primo luglio”. Le tante proteste e la possibilità di un’indagine per danno erariale stanno comunque facendo vacillare la giunta Zingaretti: “Stiamo preparando un’ordinanza per anticipare la riapertura di alcuni esercizi, venendo incontro alle richieste delle associazioni di categoria”, spiegano.

L’allarme ludopatia nel Lazio: peggio solo la Lombardia
Quello capitolino è un territorio molto delicato sul fronte della ludopatia. Secondo l’Eurispes, il Lazio è la regione dove si gioca di più in Italia, dopo la Lombardia e oltre 13mila cittadini sono afflitti dalla dipendenza e da disturbi collegati. Fra i suoi primi provvedimenti, la giunta del Comune di Roma guidata da Virginia Raggi ha disposto che le sale slot e scommesse fossero distanziate di almeno 500 metri dai luoghi sensibili (scuole, chiese e ospedali) ma sempre secondo l’istituto di ricerca, se il provvedimento fosse applicato alla lettera dovrebbero chiudere il 90% degli esercizi della Capitale. Durante l’emergenza Covid, l’Istituto superiore di sanità ha più volte ribadito il rischio che l’isolamento sociale e i problemi economici derivanti dalla crisi potessero ampliare il fenomeno. Nei giorni scorsi, autorizzando la detenzione in carcere di alcuni esponenti del noto clan criminale Casamonica – molto attivo sul fronte dell’usura – il gip di Roma ha parlato chiaramente di “pericolo del ricorso a forme illecite di finanziamento per il conseguimento di immediata liquidità”.

Le infiltrazioni criminali: l’arresto dell’ “ultimo boss” della Magliana
Nella Capitale, come in tutta Italia, esiste anche un problema legato alle infiltrazioni della criminalità organizzata in questo business. Nel febbraio scorso, i carabinieri hanno arrestato uno degli ultimi boss della Banda della Magliana, Salvatore Nicitra, che aveva “investito” in ben 200 punti vendita gestiti in tutta Roma sotto il brand “Planet”, ottenendo guadagni illeciti per oltre 15 milioni di euro. Nel 2018, una vasta indagine della direzione nazionale antimafia aveva dimostrato come le cosche pugliesi, siciliane e calabresi avessero sfruttato una sanatoria governativa del 2015 per organizzare delle “sedi fisiche” per far confluire parte delle scommesse su piattaforme online appositamente organizzate.