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Fase 3, il piano Conte in 3 punti: infrastrutture, semplificazione, via agli investimenti. Prima degli Stati generali un vertice con i ministri

Il presidente del Consiglio ha lavorato per tutto il fine settimana al testo che farà da base per l'appuntamento che si terrà probabilmente da giovedì a Villa Pamphilj. Il punto di partenza è il primo rapporto della task force guidata da Colao. Orlando: "L'importante è che siano un inizio e non una falsa partenza. Bisogna usare i fondi Ue con idee chiare"

La partita del fine settimana in maggioranza pare ormai finita e su Palazzo Chigi sembra tornare il sereno, salvo smentite. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha lavorato per tutto il fine settimana su una bozza che farà da primo timone in vista degli Stati generali che dovranno dare la prima forma all’azione di governo in materia di ripresa economica. La condivisione con il resto del governo potrebbe avvenire già nelle prossime ore: alla riunione saranno convocati i capi-delegazione dei 4 partiti di maggioranza e i ministri con deleghe economiche, a partire dal titolare del Tesoro, Roberto Gualtieri.

Gli stati generali dovrebbero essere fissati dunque a partire da giovedì a Villa Doria Pamphilj, dove si trova una delle sedi del governo. Sono tre i punti principali da cui dovrebbe partire questo primo documento su cui ha lavorato Conte nel fine settimana: la semplificazione e la lotta alla burocrazia (dossier che, come il capo del governo ha detto, sarà inserito in un decreto apposito), un’accelerazione sul settore delle infrastrutture con particolare occhio all’estensione dell’Alta velocità (un punto che al momento acquieta il dinamismo di Matteo Renzi e di Italia Viva) e incentivi sugli investimenti, voce che per la verità è quella più pronunciata in tutta la maggioranza. Il lavoro di partenza è la prima versione del rapporto sulla fase 3 consegnata a Palazzo Chigi dalla task force guidata da Vittorio Colao.

Di certo c’è che l’agitazione dentro il Pd non ha fermato Conte, che vuole accelerare per trasformare il prima possibile la teoria in pratica. “Sento dire che occorre farlo con calma – ha spiegato ieri a Massimo Franco sul Corriere – Ma quale calma? Ci prendiamo qualche giorno per coinvolgere appieno le forze di maggioranza, e lo facciamo. Poi chiamiamolo patto, chiamiamolo confronto. Ma non va rimandato”.

Il confronto tra il capo del governo e lo stato maggiore del Pd sembra essersi risolto in un maggiore ascolto reciproco. Il sigillo sembra darlo una dichiarazione di Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e uno dei più stretti collaboratori del segretario Nicola Zingaretti: “Non c’è nessuna contrapposizione né con il premier né all’interno della maggioranza” a proposito degli stati generali dell’economia, ha detto ieri a RaiNews24. “Noi riteniamo questo appuntamento molto importante – spiega – da inserire in un processo che serva al nostro Paese per avviare la ricostruzione dopo questa crisi drammatica che stiamo vivendo”. Parole più concilianti rispetto a quelle pronunciate ieri dal vicesegretario Andrea Orlando che poneva l’accento su un maggiore sforzo di comunione delle decisioni, nel bene e nel male. Resta la gestione di questo passaggio che per il Pd è fondamentale: l’importante è che questi Stati generali, ha ribadito al Tg3, “siano un inizio e non una falsa partenza. Bisogna arrivare all’appuntamento per usare i fondi Ue con idee chiare, mettendo i soggetti in condizione di giocare al meglio la partita. Tutto questo richiede lavoro, confronto e dialogo ed una piattaforma di partenza che vada nella giusta direzione”. Tutto questo non assume un significato strettamente politico tanto che per quanto riguarda le indiscrezioni su un cambio a Palazzo Chigi Orlando risponde che sono “voci che respingiamo e che non aiutano”.