Scienza

Coronavirus, la Ast di Mantova avvia la sperimentazione con il plasma iperimmune sui malati Covid delle Rsa

L’attività rientra in un protocollo di cura sperimentale ad hoc autorizzato dal Comitato etico dell’azienda ospedaliera mantovana e da quello di Ats Valpadana. La prima fase dello studio prevede l’arruolamento di 120 pazienti caratterizzati da un quadro clinico di positività al Covid con polmonite e insufficienza respiratoria non gravissima

La terapia con il plasma iperimmune dei pazienti guariti dal Covid-19 sarà applicata anche sui pazienti anziani colpiti dal virus e ospiti delle Case di Riposo e delle aziende di servizi alla persona del territorio mantovano. Strutture che hanno subito e stanno subendo gravissime conseguenze in termini di contagi e decessi sia fra i degenti che fra il personale sanitario. L’attività, presentata questa mattina dall’Asst di Mantova, s’inquadra nell’ambito di un protocollo di cura sperimentale ad hoc autorizzato dal Comitato etico dell’azienda ospedaliera mantovana e da quello di Ats Valpadana.

La prima fase dello studio prevede l’arruolamento di 120 pazienti caratterizzati da un quadro clinico di positività al Covid con polmonite e insufficienza respiratoria non gravissima. “Visti i risultati promettenti emersi dal recente studio sull’emocomponente – spiega Raffaello Stradoni, direttore dell’Asst di Mantova – e il perdurare di criticità nelle strutture per anziani, Asst ha scelto di elaborare un protocollo ad hoc, del tutto inedito nel panorama italiano”. Lo studio, che partirà a breve, prevede una prima fase definita “pilota” nel corso della quale la collaborazione sarà con una struttura del territorio, ma potranno poi essere coinvolte tutte le rsa mantovane e anche quelle lombarde, “compatibilmente – è stato spiegato in conferenza stampa – con la disponibilità di plasma da donatori guariti”.

Essendo quella con il plasma una “terapia sperimentale – ha spiegato ancora Stradoni – per usarla su altri pazienti abbiamo bisogno di inserire quest’attività in una sperimentazione controllata che possa valutarne l’efficacia raccogliendo una serie di dati che possano essere utili al mondo scientifico. Sui pazienti selezionati nelle rsa sarà monitorato lo stato di salute prima e dopo la sperimentazione, confidenti che possano trarne beneficio visti i positivi precedenti”. L’obiettivo dello studio, infatti, è quello di valutare la sicurezza e l’efficacia della terapia, riducendo la diffusione del virus e aiutando una fascia di popolazione particolarmente aggredita dal Covid. Una popolazione, quella anziana, rispetto a cui la sperimentazione prevede alcuni accorgimenti come la riduzione dei tempi ospedalieri al minimo indispensabile per la realizzazione della terapia e il follow up continuo per monitorare i parametri di laboratorio a seguito di ogni infusione di plasma.

“Sarà garantito – spiega il direttore di Asst Mantova – un monitoraggio continuo della sicurezza e dell’efficacia del trattamento nella popolazione anziana coinvolta, attraverso controlli sul piano clinico e laboratoristico ogni 48 ore da parte degli specialisti del Carlo Poma.” Lo studio, che vede come principal investigator il direttore del Servizio di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale Massimo Franchini e come co-investigator il direttore della Pneumologia Giuseppe De Donno, è stato ideato in collaborazione con i colleghi del Policlinico San Matteo di Pavia, con i quali era stata portata avanti anche la prima sperimentazione con plasma iperimmune i cui risultati, come la riduzione della mortalità dal 15% al 6% nei 46 pazienti trattati dai due presidi ospedalieri, sono stati presentati lo scorso 11 maggio.

Lo studio è stato realizzato in accordo con le indicazioni di Regione Lombardia. “Sono molto orgoglioso di avere proposto lo studio – commenta Massimo Franchini – per il suo alto valore etico. Utilizziamo un prodotto che ha già dimostrato la sua efficacia su una categoria di pazienti fragili, tristemente decimata dal Covid. Gli anziani sono la nostra memoria, una memoria che intendiamo salvare”. Soddisfatto anche Giuseppe De Donno: “Si tratta di uno studio non solo virologico, ma più ampio. In tal senso è prevista una collaborazione con i reparti di andrologia e endocrinologia dell’ospedale Careggi di Firenze. Speriamo con questo nuovo protocollo di poter portare un contributo essenziale a una situazione che a tutt’oggi presenta aspetti di drammaticità”.