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Coronavirus – Spagna, allentamenti delle misure per il 51% della popolazione: ma Barcellona e Madrid devono aspettare

Molte province non sono ancora pronte per i prossimi step di allentamento del lockdown, che per altre inizierà l'11 maggio: sì a gruppi di massimo dieci persone all’aria aperta, no alla fuga nelle seconde case e negozi aperti ma con ingressi contingentati

In Spagna è il momento di un secondo step di allentamento del lockdown. Ma non per tutti. Si prepara per il passaggio dalla cosiddetta fase zero – iniziata il 4 maggio – alla fase 1, quindi un’ulteriore riduzione delle restrizioni che in un primo momento riguarderà il 51% della popolazione. Per alcune province inizierà l’11 maggio, mentre per altre ancora c’è da aspettare. La provincia di Toledo, Albacete e Ciudad Real, la Comunità di Madrid, Malaga, Granada, gran parte della Comunità Valenciana, della Catalogna e di Castilla y León sono le aree che non hanno raggiunto gli obiettivi necessari per continuare il loro percorso verso la “nuova normalità”. Le province che rimarranno ancora nella fase zero, ha dichiarato il Ministero della Salute, potranno presentare richiesta di passaggio alla fase uno già da lunedì 18.

I criteri per il passaggio – Sono tre: la trasmissione del contagio; la gravità della situazione negli ospedali e la capacità di risposta (per esempio, la disponibilità di test o il numero di letti in terapia intensiva per ogni 10mila abitanti).

Cosa succede nella fase 1?Le fasce orarie per praticare sport e passeggiate potranno essere cambiate in maniera indipendente a seconda delle necessità e delle circostanze climatiche di ogni comunità autonoma, senza però andare ad incrementarne la durata. Non ci si potrà spostare di provincia in provincia, anche se entrambe si trovano nella fase uno. Ci si potrà riunire in gruppi di massimo dieci persone, all’aria aperta, in locali con terrazze attrezzate per ricevere clienti e nei propri domicili. Ci si può spostare in macchina: se ci si sposta con chi si convive si può andare in più di due persone nel veicolo, altrimenti solamente il conducente e un passeggero che dovrà sedersi sui sedili posteriori. Non ci si potrà spostare nelle seconde case: gli spostamenti non autorizzati di questo tipo prevedono multe fino a 1500 euro. Si potranno celebrare funerali: potranno partecipare 15 persone se si celebrano in luoghi aperti, altrimenti un massimo di dieci. Nei luoghi di culto si potrà entrare rispettando le misure di protezione e igiene, ma mai con più di un terzo della capienza dell’edificio. I negozi potranno aprire ma con ingressi contingentati (il locale può riempirsi massimo al 30% della sua capacità) e bisogna garantire la distanza minima di due metri tra una persona e l’altra. Gli hotel possono aprire e riempire tutte le camere, ma senza mettere a disposizioni zone comuni e le aree che possono essere veicolo di contagio (come gli ascensori) vanno disinfettate ogni due ore. Biblioteche e musei possono aprire, permettendo l’accesso fino al 30% della propria capacità, sempre nel rispetto delle distanza di sicurezza.

Madrid e Barcellona: quanto dovranno aspettare ancora le province più colpite per passare alla fase uno?Fernando Simón, direttore del centro d’emergenza sanitaria, ha chiesto di essere particolarmente pazienti, sia nella Comunità di Madrid che in Catalogna. “Questo non vuol dire che non possano passare alla fase 1 nei prossimi giorni”, ha dichiarato Simón durante la sua conferenza stampa “però sono territori da analizzare con molta attenzione per i molti punti critici che presentano, come la densità di popolazione o la mobilità nazionale e internazionale che si potrà produrre mano a mano che si proceda nelle varie fasi”.

Nella sua ultima conferenza stampa Pedro Sánchez ha ribadito più volte l’importanza della prudenza e della precauzione, specialmente in queste nuove fasi della “desescalada”. “Lo stato di calamità non è uno strumento politico”, ha affermato rispondendo alle domande dei giornalisti, “ma un mezzo per affrontare un’emergenza sanitaria mondiale. Si tratta dell’unico strumento che abbiamo per tenere sotto controllo le libertà fondamentali di potersi spostare e di potersi riunire. Abbiamo dovuto rinunciare a due diritti fondamentali per preservarne altri due: salvare vite e prenderci cura della salute dei cittadini”.