Cronaca

Coronavirus, 1 miliardo di mascherine e milioni di litri di gel per i lavoratori: i calcoli del Politecnico di Torino per la ripartenza

Il dossier, che si chiama "Imprese aperte", riunisce cinque studi sui sistemi più efficaci per garantire la riapertura di fabbriche e luoghi di aggregazione riducendo al minimo il rischio di contagio. La task force di esperti è stata guidata dal rettore Guido Saracco

Armiamoci per la ripartenza. Prima di entrare nella fase due – avverte il Politecnico di Torino – bisogna garantire a tutti i luoghi di lavoro un imponente esercito di protezioni individuale. Un team di ricercatori guidati dal rettore Guido Saracco ha fatto i calcoli al dettaglio, azienda per azienda, differenziando le esigenze anche in base ai ruoli: collaboratore, dirigente, apprendista e così via. Il Corriere della Sera ha anticipato parte dei risultati dello studio: in totale, ogni mese in Italia i lavoratori avranno bisogno di 960 milioni di mascherine, di cui circa il 10% potrebbe essere di tipo Ffp3, 456 milioni di guanti, 2,1 milioni di termometri, 250mila cuffie per capelli. Serviranno 175.000 termometri a infrarossi, per assicurarsi che chiunque entri in un luogo di lavoro sia in perfetta salute. Infine, anche se la regola d’oro resta quella di rispettare le distanze e lavarsi frequentemente le mani, il team stima che serviranno litri su litri di gel igienizzante: precisamente 9 milioni di litri per tutto il Paese.

Il dossier, che si chiama “Imprese aperte“, riunisce cinque studi sui sistemi più efficaci per garantire la riapertura di fabbriche e luoghi di aggregazione riducendo al minimo il rischio di contagio. Oggi verrà discusso in Prefettura. Nella task force radunata dal rettore Saracco compaiono oltre 80 esperti provenienti dal mondo della sanità, delle imprese, dei sindacati e delle associazioni dei datori di lavoro. Da Annalisa Lantermo, igienista del lavoro a Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa; da da Giovanni Asaro, direttore dell’Inail Piemonte a Carlo Petrini di Slow Food, fino a Evelina Christillin per il Museo Egizio, e aziende come Smat, Fca, Italdesign e Rinascente. L’obiettivo è far arrivare il dossier sul tavolo del governo e all’Istituto Superiore di Sanità per aiutare il decisore politico, vale a dire il premier Giuseppe Conte.

Il calcolo dei dispositivi necessari per ogni settore tiene conto di diverse variabili, per esempio, l’impossibilità di mantenere le distanze sociali: 100% per chi lavora nella ristorazione, ad esempio, ma circa il 60% per chi opera nel settore della silvicoltura e della pesca. Sempre con delle differenze interne: un conto è il dirigente, che tendenzialmente ha un suo ufficio privato, un conto è l’operaio o il collaboratore domestico, che si trova sempre vicino ad altre persone.

Barriere in mensa, e liste per le riunioni: la nuova giornata lavorativa – Il vademecum del Politecnico, scrive ancora il Corriere, scandisce tutta la giornata, già ancor prima di timbrare il cartellino: le imprese dovranno scaglionare gli orari di ingresso (e di uscita) in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni come atrii o spogliatoi. Meglio raggiungere l’ufficio con le scale e non con l’ascensore, luogo chiuso e poco areato. Per diverso tempo andranno abolite le postazioni di coworking e i gruppi negli open space. Per le riunioni è ancora preferibile il sistema delle videoconferenze; altrimenti, nel caso di meeting fisici, è obbligatorio stilare una lista di tutti i partecipanti, compresi i contatti e l’indirizzo a cui possano essere rintracciati se uno dei partecipanti risultasse positivo. Massima attenzione anche alle mense: non ci si potrà più sedere a tavola con un commensale di fronte. Nel caso sia impossibile evitare il “faccia-faccia” un’alternativa può essere l’installazione di barriere “antirespiro” in plexiglass.

In un’intervista a Repubblica, il rettore del Politecnico Guido Saracco spiega che verosimilmente saranno fabbriche e aziende le prime a riaprire, ambienti ‘chiusi’ dove le persone si conoscono: solo dopo sarà la volta dei negozi e dei luoghi di socialità, che hanno un pubblico sempre diverso.

App per prenotare gli ingressi (evitando gli assembramenti) – La tecnologia diventa una carta fondamentale da giocare nel controllo dei flussi di accesso: gli ingressi in fabbrica o al cinema, ad esempio, vengono monitorati e controllati da digitale in modo da poter prevenire affollamenti indesiderati. Così si possono dare turni di ingresso, prenotare l’entrata e avvisare le persone ancor prima che escano di casa. Un sistema utile anche a chi si sposta per lavoro, che viene avvisato in anticipo di eventuali affollamenti nel luogo in cui è diretto tramite le app. Sempre al chiuso, consiglia il report, si consiglia di registrare gli accessi in modo da poter rendere più facile la tracciatura dei contatti sociali nei giorni precedenti di un eventuale positivo al Covid-19.