Politica

Coronavirus, serve approvare una legge Open Scienze: la ricerca deve diventare bene comune

Serve l’approvazione definitiva della legge Open Scienze, oggi ferma al Senato. E’ il momento di accelerare su un provvedimento che incarna la strada giusta per unire la comunità scientifica in modo che abbia il ruolo da guida saggia delle prossime scelte politiche nazionali e internazionali, in un’epoca in cui dovremmo imparare a fronteggiare le minacce epidemiologiche. Dobbiamo imparare dagli errori del passato dove la ricerca è stata troppe volte relegata in un angoletto ‘privato’ e bistrattata – con tagli draconiani – dai governi di centrodestra e centrosinistra.

Mai come oggi, la ricerca deve diventare bene comune alla portata di e per tutti. Mai come in questa fase storica, più che la concorrenza tra aziende e la riservatezza tra scienziati, conta la collaborazione scientifica, istituzionale e industriale, non solo su scala europea ma a livello mondiale; ad oggi sono ben 35 i vaccini candidati e nella quale sono impegnate industrie farmaceutiche in tutto il mondo.

In risposta alla crescente esigenza di informazioni relative al Coronavirus, alcuni dei maggiori editori stanno mettendo a disposizione della comunità scientifica una serie di risorse e strumenti dedicati a operatori sanitari e ricercatori in prima linea nel fronteggiare l’emergenza, attuando una politica di apertura dei contenuti pubblicati legati al tema, compresi quelli in precedenza accessibili solamente su sottoscrizione.

Da Presidente della commissione Cultura, sono primo firmatario della proposta di legge “Open Access”, che è già stata approvata lo scorso anno a Montecitorio con una larga maggioranza e nessun voto contrario. Siamo in attesa che il Senato agisca celermente per la sua approvazione definitiva. Bisogna, infatti, abbattere le barriere di alcuni editori che si arroccano invece di spingere l’acceleratore sull’innovazione, l’evoluzione e il coraggio di diventare fornitori di nuovi servizi e beni a tutti i cittadini.

Tale legge interviene sulla normativa del diritto d’autore garantendo al ricercatore che ha fatto la sua ricerca con fondi pubblici la possibilità di ripubblicare su piattaforme aperte in maniera che un lavoro scientifico ritorni nella disponibilità di tutti. Inoltre, il provvedimento impone un investimento del ministero dell’Università e la Ricerca per istituire il primo motore di ricerca pubblico capace di reperire nel mondo le ricerche scientifiche su un tema specifico, scegliendo una semplice parola chiave come “Covid-19” per accedere a tutte le ricerche del Paese e di tutti gli Stati del Globo. Rappresenta il primo strumento scientifico contro le fake news, favorendo tra l’altro la consultazione diretta delle fonti primarie.

Il ministro di competenza, Gaetano Manfredi, ha già sollecitato la commissaria europea Mariya Gabriel a rafforzare il coordinamento in Ue sia di risorse che nel campo della ricerca scientifica, proponendo una cabina di regia per “massimizzare l’impatto, l’efficacia e la speditezza delle misure lanciate a livello europeo garantendo l’urgenza dei risultati ed evitando la dispersione di risorse del bilancio europeo”.

Così sono stati stanziati 137,5 milioni a sostegno della ricerca: 47,5 di questi milioni sono stati attribuiti a sostegno di 18 progetti sul Coronavirus che coinvolgono 136 gruppi di ricerca in tutta Europa. Altri 90 milioni di euro sono stati messi a disposizione per l’iniziativa di innovazione medica (IMI) con l’industria farmaceutica. E’ stato anche previsto un budget di 164 milioni a disposizione di Start Up e imprese tecnologiche che progettino idee innovative per rispondere all’emergenza Covid-19.

Ora c’è bisogno di uno sforzo italiano per cambiare radicalmente lo scenario dei nostri investimenti in ricerca a cui si destina solo l’1,4% del proprio Pil, restando come spesso accade ultimi in Europa, così da trasformare il nostro Paese nel primo grande motore di conoscenza digitale capace di far incontrare l’eccellenza della nostra ricerca con il diffuso desiderio dei cittadini di accedere ad una conoscenza di qualità.