Cronaca

Coronavirus, volontaria che cuce mascherine per ospedali multata dai vigili. L’associazione: “Ci autotasseremo. Consegnati 5210 pezzi”

Abbiamo chiesto ad amici avvocati di rivolgersi al prefetto per farla annullare - racconta Laura Pisano, presidente della onlus L'altra Cicogna - Se non fosse possibile ci autotasseremo.

Non voleva credere che i vigili le stessero infliggendo 533 euro di sanzione. E anche se lo sconfinamento fosse stato di 100 metri tra i comuni di Cagliari e Quartu Sant’Elena sarebbe stato contestato lo stesso dalla polizia municipale. Così gli agenti hanno multato una volontaria che cuce mascherine per gli ospedali e si era fermata a fare la spesa dopo aver consegnato il tessuto a una collega che lo aveva terminato. Non hanno voluto sentire ragioni: non c’era la necessità. “Abbiamo chiesto ad amici avvocati di rivolgersi al prefetto per farla annullare – racconta Laura Pisano, presidente della onlus L’altra Cicogna – Se non fosse possibile ci autotasseremo. Capisco le difficoltà degli operatori di polizia e provo grande rispetto però…”. Però la donna multata fa parte di un gruppo di volontarie che da qualche settimana ha recuperato le macchine da cucire e assemblea le preziosissime mascherine.

C’è chi ne ha assemblate 107 in un solo giorno e chi è riuscita a prepararne 25, chi ha usato il rosso e il blu colori del Cagliari e chi le ha fatte rosa. Ma le 65 volontarie sarde, che dal 18 hanno cominciato la loro missione – hanno già consegnato 5210 mascherine grazie e tramite la Protezione Civile agli ospedali Sirai di Carbonia, al Brotzu e Santissima Trinità di Cagliari. Mamme, casalinghe, qualche maestra che nei paesi del sud Sardegna Santadi, Gonnesa, Piscinas, Nuxis, Giba, Masainas, Sant’Anna Arresi, San Giovanni, Portoscuso, stanno contribuendo ad assottigliare la carenza dei dispositivi di protezione individuale tanto importanti quanto introvabili anche per chi è impegnato in prima linea nelle strutture ospedaliere. E il selfie di ringraziamento inviato dagli infermieri alle sarte anticoronavirus vale più di un ogni parola.

Ad avere l’idea è stata Francesca Ravot, insegnante e volontaria della onlus, dopo aver letto un articolo sul sito Sardiniapost. “Era il 18 marzo ho letto l’articolo di un medico, il dottor Puddu, che invitava la gente a non stare sul divano a oziare ma fare le mascherine per gli ospedali. Ho cercato le signore che da un mese fanno centinaia di mascherine per gli ospedali di Nuoro e Sassari. E mi sono fatta spedire un tutorial – racconta – anche perché anche se ho la macchina da cucire non avrei saputo come fare”. Quindi è iniziato il passaparola via whatsapp tra le mamme: “Io abito a Cagliari dai tempi dell’università ma sono originaria di Santadi dove sono allenatrice di un gruppo di ginnastica ritmica, le cui mamme sono perlopiù sarte o comunque casalinghe con l’hobby del cucito. Ho chiesto loro una mano per creare mascherine. Siamo partite in tre e ora siamo in 65“. Una volta spedito il tutorial alle volontarie – donne tra i 22 e i 77 anni – è partita la produzione. Qualche marito e qualche figlio riesce a dare una mano ed è una esperienza importante per tutti. Francesca è riuscita a coinvolgere gli amministratori di Cagliari, Quartu Sant’Elena, Uta, Decimo, Serramanna e le protezioni civili pensano alla consegna dei materiali alle volontarie e poi a farle arrivare a destinazione.

“Il materiale che si usa è un po’ particolare è il TNT, tessuto non tessuto, quello che si usa per le tovaglie usa getta nei ristoranti o per composizioni floreali o per teli cani e gatti o in agricoltura. Dopo un po’ di peripezie lo abbiamo trovato. Molti privati – dice Francesca – lo stanno donando, per esempio gli agricoltori che lo usavano per coprire le piantine, e insieme alla Protezione civile di Santadi abbiamo organizzato la fornitura di TNT +filo + elastico a tutte le sarte che stanno aderendo all’iniziativa. L’idea era di farne un buon quantitativo per gli ospedali e poi continuare la produzione per regalarle alla popolazione dando precedenza a chi lavora con il pubblico, cassieri, assistenza domiciliare, assistenza anziani, negozi, impiegati, e poi al resto della popolazione”. Un’esperienza “bellissima, che unisce anche i paesi” e poi c’è chi in questa iniziativa ha trovato grande sollievo: “Una malata oncologica che ha perso il marito e adesso si dice felice di potersi rendere utile anche per quell’ospedale che la sta curando”.

Articolo corretto e aggiornato alle 12.42 del 3 aprile 2019