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Coronavirus, due italiani residenti in Ungheria bloccati all’aeroporto di Budapest: “Viviamo e lavoriamo qui, ma fanno entrare solo cittadini”

I giovani erano fuori per viaggi di piacere in Finlandia e Portogallo da prima che il governo di Viktor Orban annunciasse le restrizioni sugli ingressi: adesso sono nello scalo ungherese dalla prima mattina di mercoledì, con la polizia che non permette loro di entrare

Bloccati all’interno dall’aeroporto di Budapest, senza poter tornare alle rispettive abitazioni. È quanto stanno vivendo in queste ore due italiani – uno originario del Catanese, l’altro del Mantovano – dopo essere ritornati dalla Finlandia e dal Portogallo. Viaggi di piacere che, nel pieno dell’epidemia da Covid-19, si sono trasformati per entrambi, che da anni risiedono stabilmente nella capitale ungherese, in un’odissea. “Il mio aereo proveniente da Helsinki è atterrato ieri mattina (mercoledì, ndr) intorno alle 11 – racconta a Ilfattoquotidiano.it Federico, 29enne siciliano – Appena sbarcato sono stato fermato, insieme agli altri stranieri a bordo, da agenti della polizia”.

All’origine dello stop ci sono le decisioni prese a inizio settimana dal premier ungherese Viktor Orban. Il leader di Fidesz ha annunciato la chiusura delle frontiere come misura necessaria al contenimento della diffusione del virus. Al momento in Ungheria sono 58 i casi di infezione, che hanno portato a un solo decesso. Dati che fanno del Paese quello meno colpito tra i suoi vicini, a eccezione dell’Ucraina, dove i numeri parlano di 16 contagi.

“Quando il primo ministro ha annunciato la decisione ero in Finlandia, mi ha colpito ma non pensavo che avrebbe potuto riguardarmi”, continua il 29enne che a Budapest lavora come ricercatore universitario. A renderlo tranquillo erano i documenti in suo possesso: “Sono arrivato per la prima volta in Ungheria nel 2015, qui ho studiato e poi ho iniziato a lavorare. Sono registrato all’Anagrafe italiani residenti all’estero (Aire). Insomma, non doveva esserci nessun problema. Anche dall’ambasciata mi avevano rassicurato”, aggiunge.

Le cose però si sono rivelate più complicate del previsto: “A fermarmi è stata la polizia, mi è stato solo detto che avrei dovuto inoltrare la mia richiesta alle guardie di frontiera – prosegue il racconto –, poi è stata soltanto attesa. Ho trascorso la notte su una brandina con una cinquantina di persone, senza sapere cosa ne sarà di noi”.

I timori legati al Covid-19 hanno portato a una selezione soltanto sulla base della nazionalità. “Nessun protocollo, non hanno fatto controlli sanitari a nessuno – denuncia il ricercatore – Semplicemente, se sei ungherese ti facevano entrare, gli altri no”.

A rimanere confinato all’interno della saletta è stato anche l’italiano originario della Lombardia. Anche lui si chiama Federico, ha 36 anni e vive a Budapest dal 2012. Anche lui ha in mano la residenza ungherese. “Lavoro come freelance, ho lavorato per diverse aziende – racconta a Ilfattoquotidiano.it – Il mio aereo è atterrato mercoledì alle 2. Nonostante abbiano detto che chi era in grado di dimostrare di avere la residenza qui non avrebbe avuto problemi, non mi hanno fatto passare”.

Nella saletta ci sono una cinquantina di passeggeri in attesa di conoscere il proprio destino. Acqua e panini sono stati distribuiti a pranzo e cena, mentre nei bagni per un bel po’ è mancato anche il sapone. “Non sappiamo quanto tempo passerà prima di avere una risposta dalle autorità ungheresi – prosegue – Se fosse negativa, saremmo costretti ad andarcene prendendo un aereo per una destinazione qualsiasi”.

I due hanno già contattato l’ambasciata italiana: “I disagi sono per tutti gli stranieri, ma la sensazione è che, pur non avendo avuto contatti con le zone rosse, il fatto di essere italiani sia un ulteriore elemento a nostro sfavore”.