Calcio

Boca Juniors-Sporting Cristal, la partita più violenta della storia: 18 espulsi. E chi non fu ricoverato in ospedale venne arrestato

Altro che gli 8 cartellini rossi del derby di Porto Alegre tra Gremio e International, giocata nella notte tra il 12 e il 13 marzo in Coppa Libertadores: la rissa peggiore di tutte risale a 49 anni fa, 17 marzo 1971, quando nei quarti di finale i peruviani riuscirono ad eliminare gli argentini (con vittoria a tavolino) dopo la caccia all'uomo della Bombonera

In fondo si sapeva che il derby di Porto Alegre tra Gremio e Internacional, disputato per la prima volta sul palcoscenico della Copa Libertadores nella notte tra il 12 e il 13 marzo scorso, non fosse la partita più tranquilla del mondo. Eppure nessuno poteva immaginare una corrida come quella dell’altra notte, terminata addirittura con otto espulsi. Senza dubbio una partita folle, destinata a rimanere scolpita nella storia. In passato, però, la Copa Libertadores ha saputo regalare momenti persino più apocalittici, o grotteschi, a seconda dei punti di vista. Proprio in questi giorni, vedi mai il destino, cade il quarantanovesimo anniversario di un tragicomico Boca Juniors-Sporting Cristal 2-2. Una partita entrata di diritto nel mito del calcio globale. Ma non per i gol segnati, o per l’importanza della posta in palio, bensì per il record di espulsi: ben 18!

La partita più “violenta” della storia del calcio sudamericano, e presumibilmente di quello mondiale, si è giocata il 17 marzo del 1971. Alla Bombonera il Boca Juniors, campione d’Argentina in carica, ospitava i peruviani dello Sporting Cristal, e cercava vendetta: all’andata a Lima, infatti, i Cerveceros si erano imposti con un secco 2-0, complicando non poco i piani della truppa xeneizes. La gara, una delle prime trasmesse in chiaro dalla tv peruviana, era fondamentale soprattutto per il Boca. L’avvio degli argentini, però, fu da incubo: al 12′ Orbegozo gelò la Bombonera, portando in vantaggio i peruviani. Niente paura. Giusto il tempo di rimettere in ordine le idee e il Boca rialzò la testa: prima pareggiò con Jorge Coch e poi toccò ad Ángel Clemente Rojas segnare il punto del sorpasso.

All’intervallo il Boca conduceva per 2-1 e la strada sembrava spianata, ma c’era ancora tutta la ripresa da giocare. I peruviani non mollarono, ci credettero e al 70′ vennero premiati con il gol del 2-2. Anche se non lo segnerà lui, tutto nacque da un’azione devastante del solito incontenibile Alberto Gallardo: l’ex giocatore del Cagliari, rientrato da qualche anno in Sudamerica, seminò il panico sulla sinistra, prima di scoccare un mancino velenoso verso la porta boquense; Rubén Omar Sánchez fece in tempo a sdraiarsi a terra, riuscendo a deviare il pallone con le dita, ma nulla poté sul tap-in a botta sicura di Gonzáles Pajuelo, arrivato come un avvoltoio all’appuntamento con il gol.

In quel preciso istante cambiò inesorabilmente l’inerzia della partita: il pareggio, che per lo Sporting Cristal sarebbe stato una manna dal cielo, per il Boca equivaleva ad una condanna. Non è difficile immaginare il canovaccio dei minuti finali, con il Boca all’assalto e i peruviani asserragliati all’interno del bunker dell’area di rigore. Su uno degli attacchi argentini, a sei minuti dal triplice fischio, successe il fattaccio: Roberto Rogel, difensore convertito per l’occasione in attaccante aggiunto, cadde in area dopo un lieve contatto con il peruviano Fernando Mellán. I giocatori del Boca, e tutta la Bombonera, invocarono a gran voce il calcio di rigore, ma l’arbitro uruguaiano Alejandro Otero lasciò correre, provocando la collera dell’ambiente auriazul.

La situazione precipitò del tutto quando senza apparente motivo Rubén Suñé sferrò un pugno ad Alfredo Quesada, storico volante de contención dell’Albirroja al Mundial del ’78. Da questo momento il calcio lasciò spazio alla violenza e il campo da gioco si trasformò in un ring a cielo aperto. Tra calci random, pugni a volontà e mosse da kung fu, nella storia rimase soprattutto una “prodezza” di Rubén Suñé, forse il più esagitato della combriccola. Il capitano del Boca, che qualche anno più tardi avrebbe tentato di farla finita con la vita lanciandosi dal settimo piano di un palazzo, sradicò una delle bandierine del calcio d’angolo e inseguì minaccioso Gallardo nel tentativo di colpirlo: “Cercava di colpirmi in tutti i modi, era imbestialito“, ha ricordato l’ex cagliaritano al Grafico. A rimetterci di più, però, sarà lui. Il peruviano, infatti, non scappò, ma lo aspettò prima di passare al contrattacco: quando l’argentino gli si parò dinnanzi, Gallardo lo raggiunse al volto con un calcio volante, procurandogli la frattura di uno zigomo.

Suñé, il cui volto rigato di sangue finirà in copertina su El Grafico, non fu l’unico a uscire da quell’inferno con le ossa rotte: il terzino del Cristal Eloy Campos riportò la frattura del setto nasale, mentre il compagno Fernando Mellán venne trasportato in ospedale per una commozione cerebrale. Peggio andò a Orlando de la Torre: accerchiato da diversi giocatori del Boca, il difensore peruviano riuscì ad uscire miracolosamente incolume dalla mega-rissa, ma perse la madre, colpita da infarto mentre guardava la partita alla tv. Sedati un pochino gli animi, grazie anche all’intervento della polizia, l’arbitro Otero non fece sconti a nessuno o quasi: accompagnò negli spogliatoi 18 giocatori, prima di sospendere la partita e ripararsi egli stesso dalla furia della Bombonera. Si salvarono solo i due portieri – Sánchez (che aveva partecipato alla rissa, ma non era stato beccato dall’arbitro) e Rubiños – e Julio Meléndez, difensore peruviano del Boca Juniors rimasto neutrale come la Svizzera.

Le conseguenze non si fecero attendere. Nell’Argentina di quegli anni era in vigore l’Edicto de Reuniones Deportivas, una legge emanata con lo scopo di punire con il carcere gli sportivi sorpresi a mantenere una condotta contraria ai valori dello sport. C’era poco da scherzare, insomma, e i giocatori lo stavano per imparare sulla loro pelle. Finita la doccia, scattarono le manette: i protagonisti della rissa, eccetto gli ospedalizzati, vennero arrestati e condotti nel commissariato più vicino per essere interrogati sull’accaduto. Recuperarono la libertà il giorno dopo, ma solo grazie agli sforzi profusi dalle varie diplomazie, compresi gli interventi in prima persona dei presidenti dei due Paesi.

La giustizia sportiva, invece, fece il suo corso naturale senza incontrare ostacoli, almeno quella continentale. Fioccarono squalifiche e deferimenti: le pene più lunghe furono comminate a Suñe e Mellán, i più duri del reame, stangati con 6 giornate di stop dalla CONMEBOL, la UEFA del Sudamerica. Il Boca invece venne bannato dalla competizione, con lo Sporting Cristal che si vide assegnare la vittoria a tavolino, anche se questo non bastò ai peruviani per raggiungere le semifinali. Si chiuse così una delle pagine più buie della storia del calcio, non solo della Libertadores. Di questo sembra essere convinto anche Jorge Coch, tra i protagonisti principali di quella nottata di violenza gratuita e indiscriminata: “Non ho mai visto una rissa simile nel calcio. Non posso dimenticarlo, ma faccio fatica a raccontarlo: tutto il Sudamerica vide quelle scene vergognose”.